Gli studenti dello “Jaci”: «Vogliamo tornare a scuola per riprendere a costruire»

I rappresentati degli studenti dell’Istituto Tecnico “Jaci” di Messina dicono la loro sulla ripartenza della scuola in presenza che – in teoria – dovrebbe essere fissata per lunedì 1 febbraio. I ragazzi chiedono di tornare con maggiori misure di sicurezza anti-covid, ma anche di risolvere i vecchi problemi della struttura scolastica.

«Pretendiamo – scrivono nella lettera – di essere presi in considerazione, di essere parte integrante di ogni decisione in ambito scolastico, che riguardi la nostra scuola e la nostra istruzione che, in questo periodo, sempre di più è stata posta in secondo piano dal governo, nazionale e regionale, e dall’amministrazione locale».

I problemi della didattica a distanza (DAD)

Non scendono in piazza come i “colleghi” di Roma ma, i ragazzi dello “Jaci”di Messina affidano alle parole il loro disappunto nei confronti della situazione attuale che stanno vivendo. I ragazzi dello “Jaci’ iniziano dal tasto più dolente per molti studenti, quello della didattica a distanza (DAD) definendola rifugio per le istituzioni durante lo scoppio dell’emergenza sanitaria.

«La DAD – continuano i ragazzi – sorta in pieno lockdown come unica possibilità per sostituire momentaneamente la didattica tradizionale, in un periodo di massima emergenza storica, è divenuta rifugio delle istituzioni per non assumersi le dovute responsabilità sul perché i nostri istituti non dispongano degli elementi necessari per essere definiti “sicuri”.

La didattica a distanza – proseguono –, come ammesso dalla Ministra che l’ha ideata, è diventata inefficace, crediamo sia soltanto un surrogato della didattica reale, che abbia come unica finalità quella di assegnare un voto, senza realmente contribuire alla formazione sociale, culturale e comportamentale degli studenti. Non si è mai realmente considerato come, il permanere di questa metodologia, accentui giornalmente le difficoltà delle famiglie e la rispettiva disuguaglianza fra gli studenti.

Oltre ciò – scrivono ancora i rappresentanti studenteschi –, è sempre più chiaro e delineato che gli studenti stiano riscontrando problematiche di carattere anche psicologico, la DAD li obbliga a chiudere loro stessi in un mondo virtuale, disperdendoli dalla visione di quello reale. È del tutto inspiegabile come, da giugno ad oggi, in 8 mesi, non si sia mai concretamente pianificato il rientro degli studenti e si siano sempre predilette soluzioni temporanee e chiaramente non destinate a durare, indipendentemente dall’andamento della curva epidemiologica».

I ragazzi dello “Jaci” per la scuola in sicurezza

Gli studenti chiedono quindi più fatti concreti per ritornare a scuola dopo l’ennesimo stop. «Chiediamo – continua la lettera – di tornare a scuola ma di farlo in sicurezza, con protocolli adeguati e con delle accortezze necessarie ad assicurare agli studenti ed alle rispettive famiglie che la scuola può, di fatto, essere considerata un luogo sicuro.

Chiediamo – proseguono – che venga fornito un termo scanner da utilizzare giornalmente all’ingresso, con lo scopo di accertare che non vi sia una temperatura elevata al momento dell’entrata a scuola, che vengano fornite mascherine certificate (chirurgiche o FFP2) in maniera gratuita all’interno dell’istituto per consentire a qualunque studente di entrarne in possesso, prevedendo che vi sia un apposito modulo per certificarne una distribuzione adeguata.

Chiediamo – aggiungono – che vengano disposti screening per le componenti scolastiche a cadenza regolare, settimanale o quindicinale, utili a controllare l’andamento epidemiologico, assicurandosi quindi che la scuola non diventi luogo di contagio. Chiediamo che vengano previsti controlli reali all’entrata e all’uscita da scuola per evitare si formino assembramenti, differentemente da quanto accaduto a settembre ove le autorità si costituivano come meri osservatori estranei e lontani, divenendo inefficaci.

Chiediamo che venga immediatamente potenziata la connessione, ritenendo che attualmente, risulterebbe difficoltoso svolgere didattica mista in percentuale, dovendo collegare in tutte le classi gli studenti a casa con quelli a scuola. Chiediamo che venga finalmente disposta l’agibilità per la palestra maggiore ed il suo cortile annesso, prevedendo per gli spazi scolastici un’accurata pulizia e sanificazione giornaliera. Chiediamo di essere informati delle soluzioni assunte per il trasporto pubblico, considerando che saremo noi i principali utilizzatori».

In breve, concludono i rappresentanti degli studenti dello “Jaci”: «Chiediamo che ci venga restituito il futuro e che ci venga permesso di riprendere ad apprendere, per insegnare e, soprattutto, per costruire».

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