Che fine ha fatto il baratto amministrativo? Currò (FdI): «Sarebbe un’occasione per Messina»

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Consentire ai cittadini che per ragioni economiche non riescono a pagare le tasse di assolvere l’adempimento svolgendo lavori utili per la comunità, come la riqualificazione, la pulizia e la manutenzione di beni pubblici: in questo consiste, in sintesi, il baratto amministrativo. La misura, oggetto della campagna elettorale del sindaco Cateno De Luca, è finita nel dimenticatoio dopo una prima delibera “bocciata” dal Consiglio Comunale con la richiesta di presentare una nuova proposta. A tirare fuori dal cassetto l’argomento è il coordinatore di Fratelli d’Italia, Pasquale Currò, che chiede conto e ragione al Primo Cittadino di Messina.

Il baratto amministrativo, ricorda Currò, è stato introdotto con il decreto Sblocca Italia (articolo 24 del Dl 133/2014). Da allora, diversi Comuni, tra i quali, da ultimo, quello di Lecce, hanno deciso di dare ai propri cittadini questa opportunità per ripagare il proprio debito con l’Ente qualora non si sia in condizione di pagare le tasse dovute. «Nel 2019 – evidenzia il coordinatore di Fratelli d’Italia – l’Amministrazione fu costretta a ritirare la delibera istitutiva dello strumento del baratto; il Consiglio Comunale aveva chiesto la presentazione di un nuovo testo che però non c’è stata».

Oggi, Pasquale Currò chiede quindi alla Giunta De Luca di tornare predisporre tutto quanto necessario al fine di introdurre anche nella città di Messina il baratto amministrativo, «strumento utile e prezioso soprattutto nel drammatico contesto economico che causa covid si sta vivendo».

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