Carmelo Garofalo: ad un anno dalla morte, il suo “testamento morale”

carmelo garofalo  2 buonaNel ricordo del giornalista messinese Carmelo Garofalo, scomparso un anno fa, pubblichiamo la lettera che scrisse come ultimo saluto:

“Carissimi,

sempre più breve ormai è il sentiero terreno da percorrere.

Non ho niente da lasciare se non il ricordo della mia vita complessa, mirata sempre a servire gli altri, la famiglia, la società, i poveri e gli ammalati, gli amici veri o falsi, ma a me sempre cari, perché l’amicizia, se è amicizia, non può avere soluzioni di continuità non essendo una fisarmonica di sentimenti.
Non nutro alcun rancore.
L’essere umano è sempre più arido, egoistico, assoluto, assetato di danaro e di potere.
Tradirei me stesso se sentendomi sempre più vicino a Dio, che giustizia farà degli empi e che giustizia renderà alle anime pie, non ricordassi i tempi in cui eravamo, sì più poveri, ma eravamo certamente più felici e ci si voleva tutti bene, ci si aiutava a vicenda, ed era il trionfo della carità, della solidarietà, dell’amore donatoci da Dio.

Non lascio niente perché muoio ricco, muoio ricco perchè povero ed essendo stato sempre povero sono stato libero e, quindi, ricco.

Non mi sono mai piegato se non, qualche volta per non arrecare danni alla mia famiglia, alle violente arroganze, dei furbastri di tutti i tempi le cui colpe, come le mie, saranno giudicate da Dio.

Non ho rimpianti per quanto e per quello che avrei potuto avere soltanto se mi fossi piegato alle avidità ed al malaffare e non ho rimorso alcuno.

Mi affido alla pietà del Signore ed al ricordo dei tanti che mi hanno compreso e mi hanno voluto bene”.

 

Una testimonianza di vita passata, quella lasciataci da Carmelo Garofalo, che dovrebbe rappresentare il “credo” di quanti ancora vivono il presente e si apprestano a vivere il futuro. Ma soprattutto di coloro che “saranno” il futuro.

 

 

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