Buon Compleanno Radio Antidoto: i primi 12 mesi cangianti

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Lo scorso 10 marzo abbiamo festeggiato i primi 12 mesi di Radio Antidoto con una staffetta radiofonica di quasi 24 ore. La radio, nata in quarantena durante il primo lockdown, è riuscita a resistere e a non mollare i microfoni.

Cosa per nulla scontata, considerando le forme caotiche che hanno preso le esistenze di noi individui. Esistenze che, ormai praticamente da un anno, devono confrontarsi con misure restrittive, colori cangianti e distanziamento sociale.

La Radio dell’Antidoto

Il progetto di Radio Antidoto, partito per tenere compagnia agli altri reclusi, si è sviluppato alla maniera di “Trasformatorio”: organizzazione no profit che ogni anno realizza una residenza artistica in luoghi quasi dimenticati per generare nuova vita. Allo stesso modo Radio Antidoto ha creato una vera trama di pensieri, ha creato rete e ha coinvolto antidotisti da ogni parte d’Europa.

«Per me – scrive Francesco Rigoni da Torino – Radio antidoto è stato uno spazio di riscoperta personale. Mi ha dato l’opportunità di aprire un dialogo onesto con me stesso, osservare, comprendere alcune dinamiche che mi riguardano, chiarirle a me stesso, definire i passaggi di una trasformazione personale verso un’età diversa della vita, e lasciarmi il passato alle spalle».

Modulazione di frequenza

Costruendo un palinsesto modulabile, gli speaker di Radio Antidoto sono riusciti a gestire le loro porzioni di tempo in maniera autonoma senza l’aiuto di una “cabina di regia” principale. Il vero controllo – se così possiamo definirlo – è stata solo la voglia di continuare a raccontarsi e di ascoltare l’altro, anche a distanza di chilometri.

Buon Compleanno a tutti gli antidotisti

«Un anno fa oggi – scrive Federico Bonelli – iniziavamo in modo sperimentale le trasmissioni di Radio Antidoto.
Il mondo è cambiato nell’ultimo anno. Anche la nostra minuscola radio. Piano piano ci siamo conosciuti, abbiamo passato tutti gli stadi dell’alienazione. Abbiamo passato musica e parole, discusso idee, conosciuto altre persone, supportato iniziative, sofferto, gioito, in suoni e rumori, tutti i giorni per 365 giorni.
Non è poco. Un gioco volontario, una comunità che si è formata e ha deciso di prendersi cure di sé.
Negli ultimi mesi di un secondo inverno di pandemia si è trasmesso sempre, un po’ meno, con altri radioisti, ma si è trasmesso. Sempre con cuore e cervello, e alle volte senza cervello ma sempre con il cuore in mano.
Non ci arrendiamo perché un antidoto ci serve e, una volta conosciuto, saputo che l’antidoto è possibile e a portata delle mani non lo si lascia andare.
Nuove idee, gioie e nuovo dolori ma sempre una grande passione comune, esserci per se stessi e per gli altri. La radio è qui, se vuoi, sei la radio pure tu, sei benvenuto. Altrimenti fatti la tua. La radio da sola è nulla, ma con tutti voi, amici, è l’antidoto».

 

 

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