ATO 3, il Comune di Messina invita il liquidatore ad avviare la dichiarazione di fallimento

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Il Comune di Messina ha invitato il liquidatore Antonio Liotta ad avviare le procedure di dichiarazione di fallimento dell’ATO 3, che si occupava della gestione dei rifiuti sul territorio, ma senza esercitare il servizio direttamente in quanto questo era affidato a Messinambiente. Dalla procedura di fallimento, secondo quanto dichiarato dal sindaco Cateno De Luca, si potrebbe avere un risparmio di 15 milioni di euro nell’ambito del Piano di Riequilibrio.

Prosegue il lavoro della Giunta De Luca per trasmettere la documentazione necessaria alla Corte dei Conti per la valutazione del Piano di Riequilibrio di Messina. Tra le ultime azioni messe in campo, si è svolta ieri la riunione dell’Assemblea dell’ATO ME 3, finalizzata alla presentazione da parte del liquidatore della Società di un piano per la definizione dei debiti. Presenti l’assessore Dafne Musolino e il liquidatore Antonio Liotta.

Nel corso dell’incontro, il Socio Unico ha sottolineato che l’ATO ME 3 gestiva il servizio dei rifiuti ex lege per il territorio del Comune di Messina, ma non esercitava direttamente il servizio che era affidato alla Messinambiente. Pertanto, secondo il Socio Unico, il riconoscimento del debito nei confronti di ATO ME 3 non è configurabile. A intervenire sulla questione era stato anche il Segretario Generale del Comune nella Seduta del Consiglio Comunale del 3 aprile 2019: «L’arricchimento in realtà non nasce da un servizio reso direttamente al Comune perché il committente era sempre ATO, soggetto gestore del servizio di raccolta dei rifiuti che si appoggiava a Messinambiente. Nella transazione sono proprio l’ATO e Messinambiente a riconoscersi il debito, mentre il Comune fa la delega di pagamento perché intende finanziare il concordato preventivo».

Come si è arrivati alla richiesta di avvio della procedura di fallimento per ATO 3

Nel corso dell’incontro, l’assessore Musolino ha rammentato che «con precedente delibera 65/C del 13.12.2017 – poi revocata con delibera con delibera n. 37/C del 03.04. 2019 – il Consiglio aveva approvato una transazione per un importo di circa 15 milioni sulla base di un accordo trilaterale tra ATOME3, Messinambiente e Comune di Messina, ma di tale somma solo 9.452.490,92 di euro erano riferibili a servizi resi, mentre la restante somma derivava da transazioni inerenti a procedimenti giudiziali pendenti, giusto parere del Collegio dei Revisori dei Conti del 28.08.2017 prot. 208116, allegato alla predetta delibera. In ogni caso, la delibera n. 65/C del 13.12.2017 è stata revocata con successiva delibera n. 37/C del 03.04.2019 con effetto caducatorio di ogni conseguente atto allegato e presupposto. Ritenuto poi, che qualora si volesse mantenere fermo il parere reso dal Collegio dei Revisori dei Conti del 28.08.2017 il debito riferibile alle fatture emesse per i servizi resi ammonta a 9.452.490,92 di euro».

Quindi, secondo quanto affermato dall’assessore Dafne Musolino, in sede di riconoscimento del debito, questo andrebbe comunque ridotto a un importo minore rispetto a quello attualmente inserito nel Piano di Riequilibrio («e sempre a condizione che vi siano gli elementi per il riconoscimento dei servizi resi»). «Preso atto – continua Musolino – che il credito (nella misura innanzi precisata di  9.452.490,92 euro) ove anche venisse riconosciuto dal Consiglio comunale, è comunque inferiore ai debiti che ATO ME 3 ha accumulato negli anni nei confronti dei suoi creditori, che si quantificano in circa 10.800.000,00 euro verso Messinambiente; 4.000.000 euro nei confronti di Tirrenoambiente; 460mila euro Consorzio Valori; 100mila euro di spese legali; e 213mila euro relative a Gestam. Risulta dunque evidente che la liquidazione si trova in una condizione di incapacità di potere portare avanti anche la gestione ordinaria, attesa l’impossibilità di estinguere i suoi crediti. Si osserva inoltre che la situazione debitoria nel corso degli ultimi due anni si è andata aggravando o, nella migliore delle ipotesi, la Liquidazione non ha posto in essere alcuna azione per diminuire l’esposizione debitoria».

«Risulta dunque evidente – conclude Musolino – che il permanere della liquidazione non consente di ritenere, alla luce degli atti oggi esaminati, che la stessa Liquidazione possa essere definita in tempi brevi mentre, perdurando tale stato di cose, la situazione debitoria potrà solo aggravarsi. Fermo restando che l’operazione dell’ATO, che era comunque inserita nella massa debitoria del Piano di riequilibrio finanziario pluriennale, consente di espungere dallo stesso piano la somma di 15.614.260,66 euro».

Quindi, il Socio Unico ha invitato il Liquidatore «a volere assumere le determinazioni di sua competenza al fine di verificare, entro il termine delle ore 19.00 di oggi (ieri, ndr), la possibilità di trovare un accordo con i creditori a totale tacitazione delle loro pretese. Alla scadenza del suddetto termine, questa sera (ieri, ndr) a seguito di una nuova riunione il liquidatore ha reso noto che i creditori hanno dato soltanto una disponibilità proforma, ma sostanzialmente non sono stati in grado anch’essi a presentare un quadro esauriente della massa debitoria».

Questo però non è avvenuto, quindi: «Non avendo ottemperato all’adempimento richiesto, il Comune di Messina quale Socio Unico dell’ATO ME 3 in liquidazione ha invitato il suddetto liquidatore ad assumere le azioni di sua competenza, ovvero di avviare la procedura per la dichiarazione di fallimento».

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