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Anno giudiziario. Il presidente Zumbo: “Lentezza processi primo male giustizia”. Poi relaziona sull’asse mafioso Messina-Palermo-Catania

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inaugurazione anno giudiziarioLa durata dei processi “costituisce il problema piu’ grave della giustizia nel nostro Paese e ne offusca l’immagine sul piano internazionale”. Mario Zumbo, presidente facente funzioni della Corte d’Appello di Messina, ha aperto con queste parole l’anno giudiziario a Messina, indicando la “radicata lentezza dei processi” tra i problemi maggiori. ” Lentezza determinata principalmente dal rilevante numero di processi pendenti sia nel settore civile che in quello penale”.
Tuttavia come evidenziato da recenti statistiche dell’Associazione nazionale magistrati “i magistrati italiani nel settore penale sono i primi in Europa quanto a numero di procedimenti penali definiti in un anno, pari a 1.288.171; i giudici civili sono i secondi in Europa, con un numero di cause civili definite in un anno, ammontanti a 2.834.800”. Una produttivita’ altissima che – relaziona Zumbo – pero’ non consente “lo smaltimento dei processi pendenti, invero troppo numerosi anche a causa di una eccessiva tendenza alla litigiosita’ che caratterizza il nostro Paese, e che a volte non viene sufficientemente filtrata. Da questa pletora di fascicoli pendenti discende quindi la cronica lentezza e durata dei processi”.
Una situazione drammatica – avverte Zumbo – in cui appare evidente “la necessita’ per i magistrati, di adoperarsi al massimo per una crescita di efficienza del sistema”. Nel settore civile “occorre una migliore e piu’ adeguata programmazione del lavoro con interventi che assicurino la rapida eliminazione dei procedimenti piu’ risalenti nel tempo, rispetto a quelli piu’ recenti”.

“Per far fronte all’arretrato – secondo il presidente Zumbo – “non basta l’introduzione di innovazioni legislative”. E’ necessario invece l’impiego di risorse umane e mezzi materiali piu’ adeguati. In questo senso costituisce un segnale positivo il previsto imminente ingresso di 400 giudici ausiliari presso le Corti d’Appello in tutta Italia (entro la primavera del 2015), di cui 10 presso questa Corte. Il loro compito sara’ proprio quello di provvedere allo smaltimento dell’arretrato”.
Anche sul fronte della giustizia penale, Zumbo dice: “Siamo al momento lontani dal raggiungimento di risultati apprezzabili in termini di deflazione e accelerazione. Il processo, invero, resta macchinoso, articolato per qualsiasi tipo di illecito su tre gradi di giudizio, con procedure estremamente complicate, che dilatano oltre ogni misura i tempi del processo e non rendono conveniente il ricorso ai riti alternativi ( come il patteggiamento abbreviato)”. Il nodo “e’ quello della lungaggine dei processi penali, che sfociano nella prescrizione”.
Secondo il presidente Zumbo ” E’ solo necessario, e la magistratura attende con assoluto interesse, che il parlamento emani adeguate misure per risolvere il problema per evitare tra l’altro che lo Stato oltre al danno subisca la beffa di dover risarcire con gli indennizzi previsti dalla legge Pinto colui che fruisce della prescrizione”.
Poi, un passo obbligato, quello legato alle estorsioni. ” I commercianti al dettaglio della provincia di Messina sono quelli che subiscono richieste piu’ elevate di ‘pizzo’ anche oltre la media dei 400 euro che subisce il commercio al dettaglio di Catania, Siracusa e Palermo”- ha aggiunto il magitsrato, sottolineando: “Tutte le attivita’ economiche anche le minori, vengono assoggettate al racket estorsivo che costituisce un ostacolo e un fattore di declino dell’economia: secondo un documentato studio della Fondazione Chinnici(a cui ha partecipato il Procuratore della Repubblica di Messina)- ricorda Zumbo- il racket costa alla Sicilia 1,3 punti percentuali del Pil”.
Infine, sul crimine organizzato, Zumbo così dice: “Le organizzazioni mafiose nella fascia tirrenica della provincia di Messina intrattengono legami piu’ intensi con Cosa Nostra della Provincia di Palermo, mentre a Messina e nella fascia Jonica ci sono alleanze piu’ forti con la ‘ndrangheta calabrese e con Cosa Nostra della provincia di Catania”. “Nello specifico -rileva- nella citta’ di Messina si e’ di fatto realizzato un accordo trasversale sulla spartizione degli affari tra Cosa nostra(palermitana, tirrenica e catanese), ‘ndrangheta e gruppi criminali cittadini (di Giostra, Mangialupi ed altri)”.

 

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