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Dagli aiuti umanitari all’accoglienza: la Chiesa Ortodossa di Messina in prima linea per l’Ucraina

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«Questi scatoloni testimoniano la solidarietà di Messina». Così si esprime padre Giovanni Amante, che ha trasformato la Chiesa Ortodossa di San Giacomo Apostolo Maggiore in via Santa Eustochia, in un deposito pieno di beni di prima necessità, farmaci e altri pacchi umanitari pronti a viaggiare per migliaia di km verso l’Ucraina.

In occasione della presentazione delle colombe “Paska” degli Ambasciatori del Gusto Pasquale Caliri, Francesco Arena e Lillo Freni – dolci che saranno venduti in due panifici della città e il cui ricavato andrà devoluto ai profughi della guerra –, abbiamo parlato con padre Amante del supporto che con la sua Chiesa sta dando all’Ucraina, la cui popolazione è per il 67% di religione cristiano-ortodossa.

«È la quarta volta – spiega – che riempiamo e svuotiamo la nostra chiesa affinché i beni partano. Il lavoro di spedizione è in continua attività perché, oltre ai carichi mandati con il pullman della settimana scorsa, ci sono invii di materiale su iniziativa degli stessi cittadini ucraini che con i loro mezzi si attivano per aiutare laddove è più necessario».

Messina è stata una città accogliente? «Messina, come sempre, si afferma come città dal grande cuore» risponde padre Giovanni. «Ringrazio tutti i messinesi, perché se si riesce a dare soccorso a chi è venuto cercando un porto sicuro e allo stesso tempo se riusciamo a mandare quello che abbiamo mandato, non è per merito mio o della parrocchia. Il merito è della generosità e del cuore dei messinesi».

Molto più cauto – ma ribadendo l’incompatibilità della guerra con la religione – sull’atteggiamento del patriarca di Mosca Kirill, alleato del governo russo in questa insulsa guerra contro l’Ucraina, che ha giustificato l’invasione accusando l’Occidente di averla provocata.

«Non ho letto – conclude padre Giovanni – in lingua originale quello che lui ha affermato. Certe volte le traduzioni possono tradire, tuttavia, se veramente risultasse che lui giustifica la guerra, mi dispiace, ma non c’è guerra che si possa giustificare. La violenza, la guerra e l’invasione non fanno parte del linguaggio cristiano, ma non voglio strumentalizzare questa sua dichiarazione, perché non avendo contezza della lingua potrebbe esserci qualche distorsione, anzi, me lo augurerei, perché è chiaro che la chiesa non potrà mai benedire la guerra».

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