Pirandello “replica Crocetta” e riempie il teatro. In tanti, ieri, hanno applaudito Lo Monaco nei panni del grottesco Ciampa

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lo.monacoSembrava quasi strano, ieri sera, vedere dopo tanto tempo così tante persone, che con passo svelto, si dirigevano verso il botteghino e l’entrata principale del Teatro Vittorio Emanuele, manifestando,  con la propria presenza, il desiderio di non  perdere la prima de “Il berretto a sonagli”, interpretato da un bravissimo Sebastiano Lo Monaco. Una buona affluenza di pubblico, che ha registrato il primo trend positivo del cartellone di prosa del Teatro V.Emanuele,  contrassegnato, quest’anno, da parecchie polemiche, dissidi e contrasti. Per una sera, il Teatro di Messina ha ricalcato le serate delle stagioni passate, quando si faceva un po’ più di fatica a trovare un comodo parcheggio e l’attesa al botteghino si protraeva a tal punto da provocare l’impazienza di chi voleva rapidamente entrare a teatro: insomma, una quasi normalità. La stessa che si è respirata una volta entrati dentro:  tante le persone che non sembravano avere  fretta di sedersi ma, al contrario, si intrattenevano a chiacchierare, manifestando  il desiderio  di  “incontrarsi”, così  come dovrebbe capitare sempre in un teatro, luogo deputato all’incontro, allo scambio e alla cultura. Il brusio del pubblico, il cicaleccio di donne  e uomini che hanno finalmente occupato le poltrone, che per tante settimane sono rimaste vuote, hanno offerto l’illusione di sciogliere per un momento le tensioni degli ultimi tempi. Un miracolo forse che può fare solo Pirandello, uno di noi, uno che conosce così finemente l’animo umano e ha dipinto in modo inflessibile la nostra società civile, in grado di riempire il teatro di Messina, così come ha fatto il presidente Crocetta domenica scorsa, parlando  la stessa lingua di Pirandello, descrivendo  gli stessi paradossi e attribuendo alla realtà di oggi lo stesso appellativo di “teatro dell’assurdo”. Un teatro governato — dice  Sebastiano Lo Monaco nei panni di Ciampa,  protagonista dell’opera pirandelliana — dai “pupi” . «Pupi siamo. Lo spirito divino entra in noi e pupi diventiamo». Pupi che a volte noi stessi disprezziamo ma che esigono il rispetto degli altri: guai se intorno al nostro pupo vige la derisione o la disapprovazione, lo difendiamo fino a mistificare, ancora una volta, la realtà. Così Ciampa diventa il nostro grillo parlante e tenta, invano, di esortarci a girare la corda civile e la corda  seria. In caso contrario girerà solo la corda pazza alla quale nessuna più crederà. Così mette in guarda Ciampa rivolgendosi a Beatrice: «Volti la pagina, signora, se lei volta la pagina, vi legge che non c’è più pazzo al mondo di chi crede d’aver ragione.. Basta che lei si metta a gridare in faccia a tutti la verità. Nessuno ci crede, e tutti la prendono per pazza». Un monito che poi troverà fondamento. Una volta, infatti, che l’adulterio tra la moglie di Ciampa e il marito di Beatrice diventa pubblico, rendendo vano il tentativo dello scrivano di occultarlo all’interno delle mura domestiche, Ciampa non ha altro modo, per salvare il suo onore, se non far sembrare pazza colei che lo ha denunciato, ovvero la moglie del suo rivale, ristabilendo così l’ordine, usando  “lo stacio”, come diceva la Saracena, ossia nascondendo il sole con la rete. Eccellente lo Monaco, che dona al suo personaggio un vigore e una forza che lo riscatta dal suo stato di persona apparentemente umile e modesta. Dolcissima Fana,  interpretata da Franca Maresa, che rappresenta e raffigura anche  fisicamente, così canuta e minuta, la saggezza e l’esperienza della donna anziana che più volte tenta di far ragionare Beatrice, invitandola alla calma e alla diplomazia, perché la verità fa paura, più di tante menzogne.

Marcella Fontana

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