James Lowe e “The Out Key Hole”: lo Stretto avvolto nel sound anni Sessanta

tn james LoweChi ieri sera è stato al Lido Horcynus Orca ha potuto godere della vista di un meraviglioso Stretto — considerata la location — e fare un tuffo non in acqua — nonostante spiaggia e mare si trovassero lì a due passi, complice anche l’erosione che ha inghiottito parte delle spiagge di Torre Faro — ma nei “mitici anni ’60”. A riportarci indietro sono state le sonorità “acute” della band messinese The Out Key Hole e del californiano Mr James Lowe, voce del gruppo musicale The Electric Prunes, formazione americana pioniera nel campo della sperimentazione psichedelica alla fine anni ’60. In Italia per partecipare al Festival Beat di Salsomaggiore, quale migliore occasione per il vocalist californiano per fare una virata anche verso Messina ed esibirsi con i nostrani The Out Key Hole, con i quali ha maturato negli anni un sincero feeling?  

La loro “storia” è iniziata nel 2011 quando Massimo Del Pozzo, a capo della Misty Lane Records, etichetta italiana che tratta i generi rock-garage-psichedelico, ha fatto ascoltare i pezzi del primo album della band messinese, Dreams in Waking State, proprio a James Lowe che, colpito dallo stile e originalità delle composizioni, ha pensato di scrivere la linear note dell’album. Così ha avuto inizio una collaborazione virtuale che ieri sera si è finalmente concretizzata in un live d’eccezione. Una chicca per chi non lo sapesse, The Electric Prunes hanno esordito a Los Angeles nel 1966 e partecipato alla colonna sonora di uno dei classici del cinema, la pellicola Easy Rider, con  il brano Kyrie Eleison.

Così in una serata umida, in riva al mare, in attesa di un’estate che stenta ad esplodere, all’Horcynus Orca si è fatto un bel bagno di buona musica. Equipaggiamento strumentale rigorosamente vintage — il bassista della formazione messinese suonava un raro basso Vox “d’epoca” — amplificatori Vox e Orange in voga tra i ’60 e i ’70, uso massiccio del tremolo “come vuole la regola” per il genere, suoni di chitarre taglienti e assoli pastosi. Questo il mix di elementi che ha reso la serata piacevole e frizzante. A convogliare sul palco l’attenzione del folto pubblico presente all’evento, sono state le note di apertura della band peloritana, che ha introdotto il live esibendosi in alcuni brani tratti dai propri album: stile rigorosamente anni ’60-’70. La serata è definitivamente esplosa quando sul palco si è affacciato il navigato James Lowe, accompagnato nella sua performance dal gruppo messinese, che ha eseguito alcuni brani di album storici de The Electric Prunes: I Had To Much To Dream e Underground. Tra il pubblico giovane e meno giovane — di chi probabilmente ha vissuto “in diretta” i favolosi sixtiesè progressivamente cresciuto l’entusiasmo e il coinvolgimento.

Non è mancata la frase di rito, che tutte le star della musica e non pronunciano, per ringraziare dell’ospitalità ricevuta: «Sono contento di essere in Sicilia». E dal momento che ha vivacizzato la serata facendo respirare quell’aria un po’ retrò, magica, di fermento — che non guasta alla nostra città — gli perdoniamo anche, simpaticamente e affettuosamente, di aver aggiunto «questo è il posto più bello dove io abbia mai suonato». Chissà, forse un po’ ci credeva davvero, qualche dubbio ce lo teniamo. Ma al di là della sua gentilezza, come dargli torto, la vista dello Stretto, se non la più bella immagine in assoluto, sicuramente si attesta tra quelle più emozionanti. E uno Stretto vintage, ravvivato dalle note e dal talento di bravi musicisti è sicuramente un’occasione che non si poteva lasciare sfuggire.

Giusy Gerace  

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