Rapine come ‘ciliege’: una tira l’altra. I 6 arresti della Polizia fermano rapinatori seriali

arresti rapina squadra mobilePianificavano rapine con l’aiuto di basisti posti nei punti strategici degli obiettivi da colpire, ma la Squadra Mobile di Messina, diretta da Franco Oliveri, ha messo a  segno un colpo magistrale: in soli 5 mesi di indagini ha stretto il cerchio attorno ai componenti della banda autrice della tentata rapina ai danni di un portavalori, avvenuta a Milazzo l’1 dicembre scorso, sfociata in un conflitto a fuoco tra malviventi e guardie giurate; e della rapina ai danni di un istituto di credito di Barcellona, il cui bottino ammonta ad oltre 400.000 euro.

Indagini serrate, coordinate dalla procura di Barcellona, diretta da Emanuele Crescenti, hanno consentito di arrestare, su ordinanza di custodia cautelare: Vincenzo Nunnari,60 ,anni; Salvatore Di Paola, 19 anni; Giovanni Cortese, , 43 anni; Rosario Mazza, 61 anni; Antonio Mascarese, 46 anni; Mirko Silvestri, 35 anni. Tutti messinesi, per tutti il reato è di tentata rapina aggravata, lesioni personali aggravate, porto illegale di armi e rapina aggravata. Escluso il reato associativo poichè ad agire non erano sempre le stesse persone.

Per il procuratore Crescenti, l’operazione portata a termine dalla Squadra Mobile, oltre a porre fine ad una serie di rapine – da intercettazioni telefoniche, infatti, viene fuori che altre erano in programma- ha il merito di avere impedito che l’azione criminale del gruppo potesse sfociare nel sangue.

E poteva, in effetti, finire in tragedia, il fallito colpo dello scorso dicembre , quando 3 uomini, uno vestito da marinaio, un altro con tuta mimetica,  un terzo con giubbotto scuro, armati di pistola hanno assalito, alle 6,30 del mattino, nei pressi della biglietteria Liberty Lines di Milazzo, due guardie giurate addette al trasporto valori alle Eolie, che, appunto, trasportavano ingenti somme di denaro custodite in uno zaino e in un Trolley. In particolare,  uno dei malviventi ha colpito con il calcio della pistola, più volte, una delle guardie provocandogli una ferita scomposta alla clavicola ed un trauma cranico con prognosi di 20 giorni.
Per difendere il collega, l’altra guardia aveva sparato contro i rapinatori, che risposero al fuoco. Poi la fuga dei tre, senza che fossero riusciti a impossessarsi del bottino.

Grazie alla visione delle immagini di videosorveglianza della zona, la Polizia aveva individuato l’auto utilizzata dai malviventi, una Mini Cooper risultata rubata, che fu monitorata nei vari spostament: venne accertato che i rapinatori erano a conoscenza di tutti gli spostamenti del furgone portavalori sul quale viaggiavano le due guardie giurate prima di parcheggiarlo nei pressi del porto di Milazzo.

Per gli investigatori, a seguito di intercettazioni, basisti del mancato colpo erano Rosario Mazza e Antonio Mascarese. Quest’ultimo, dipendente della società Sicurtrasport di Messina, quella stessa mattina si trovava a bordo di uno dei furgoni della ditta che era partito contemporaneamente a quello sul quale viaggiavano le due guardie successivamente aggredite. Dopo un primo tratto di strada percorso insieme, i due mezzi si erano separati all’altezza del casello di Milazzo.

Sempre tramite intercettazioni, la Squadra Mobile è risalita a due dei presunti rapinatori: Nunnari e Di Paola. Il terzo non è stato ancora identificato.

Colpo messo a segno, invece, quello del 28 marzo scorso, alla Banca di Credito Peloritano di Barcellona P.G.
Erano le 11.30 quando Mirko Silvestri, dipendente dell’Istituto di credito, ha aperto la porta di sicurezza ad una ‘donna’ con una vistosa parrucca sul capo. In realtà era un rapinatore malamente travestito da donna, armato di taglierino.

Per l’accusa, complice interno all’istituto di credito di quell’ingresso, era il bancario Silvestri, che, oltre a doversi insospettire per l’evidente camuffamento, dietro la minaccia ( falsa per la Polizia) del taglierino, aveva lasciato aperta la porta della cassaforte, così che un altro complice, travisato da casco, facesse man bassa delle banconote, ammontanti a 420.000 euro.

Dalle intercettazioni di precedenti conversazioni, gli investigatori hanno stabilito che anche in questo caso Mazza e Mascarese sarebbero stati basisti della rapina: concordavano la ripartizione del bottino e menzionavano esplicitamente l’istituto di credito in questione. E con loro una terza persona, Giovanni Cortese, avrebbe svolto il ruolo di basista.

Escluso che autori del colpo alla Banca Peloritana siano stati Nunnari e Di Paola, perchè già detenuti per un’altra rapina che li aveva portati in carcere un mese prima, il 2 febbraio.

Dell’ingente bottino, nessuna traccia.

Le misure cautelari sono state siglate dal Gip Salvatore Pugliese, richieste dai sostituti Sarah Caiazzo e Alessandro Liprino.

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