Richiesta l’archiviazione per l’attentato ad Antoci ma il fine era chiaro: “Doveva morire”

Foto dell'auto di Giuseppe Antoci crivellata dai colpi - Provincia di MessinaLa Procura di Messina dopo due anni di attente indagini chiede l’archiviazione del fascicolo sull’agguato mafioso, avvenuto il 18 maggio 2016, a Giuseppe Antoci ex-Presidente del Parco dei Nebrodi.

Le indagini “non hanno consentito di risalire all’identificazione degli autori di tale grave fatto”, così recita la richiesta di archiviazione sulla quale il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Messina è chiamato a decidere. Scagionate le 14 persone coinvolte nelle indagini, nessun riscontro ottenuto dai test del DNA effettuati sulle cicche di sigaretta ritrovate sul luogo dell’agguato.

Dalle ricostruzione dei fatti, eseguita dagli inquirenti, una cosa risulta praticamente certa: “Antoci doveva morire”. Sembra infatti che l’obiettivo degli aggressori fosse colpire il veicolo e, attraverso le molotov ritrovate, incendiarlo così da obbligare l’ex Presidente del Parco dei Nebrodi e gli uomini della scorta a scendere per essere giustiziati.

«Altro che atto intimidatorio – tuona Antoci – come alcuni avevano ventilato, guidando la macchina del fango, dalle indagini viene fuori l’agghiacciante volontà del commando di uccidere me e i membri della scorta attraverso un attentato efferato e crudele».

Ma la richiesta di archiviazione del fascicolo non scoraggia l’ex-Presidente del Parco dei Nebrodi che rincara la dose: «Aspetto di leggere meglio le motivazioni della richiesta ma nel frattempo nessuno si illuda tra i mafiosi che il pericolo è passato, l’impegno va avanti con convinzione. Sono molti quelli che hanno gustato la libertà e la necessità di portare avanti nei Nebrodi, in Sicilia e nel Paese sani e puliti percorsi di legalità».

«Il Protocollo ormai è legge – continua Antoci – i mafiosi se ne facciano una ragione, non potranno più accaparrarsi fondi europei per l’agricoltura a discapito degli onesti lavoratori».

«Oggi la Magistratura e le Forze dell’Ordine – conclude l’ex-Presidente del Parco dei Nebrodi sfuggito all’attentato del 18 maggio – mettono un punto fermo e chiariscono una cosa: Antoci andava eliminato. Forse un giorno uscirà il solito pentito che porterà ad assicurare alla Giustizia i mafiosi che quella notte ci hanno attaccato. A coloro che in questi due anni hanno tentato di depistare, infangare o frenare il percorso avviato dico solo una cosa: Vergognatevi».

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