Decreto Rilancio e nuova liquidità per i Comuni. Cateno De Luca dice “no” e spiega perché

Il neo eletto sindaco di Messina, Cateno De Luca, con la fascia tricoloreIl sindaco di Messina Cateno De Luca risponde alle polemiche innescate dalla sua decisione di non ricorrere al prestito statale previsto dal Decreto Rilancio. «Non abbiamo bisogno di soldi ma di una burocrazia più snella» dichiara, per poi attaccare il Governo Conte e spiegare perché (secondo lui) la misura altro non sarebbe che uno “specchietto per le allodole”.

Il Decreto Rilancio prevede l’istituzione di un “Fondo per assicurare la liquidità per pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili” degli enti locali e delle regioni e province autonome. Il Sindaco di Messina ha deciso però di non usufruirne e la sua scelta ha scatenato una certa polemica, cui risponde criticando la misura e sottolineando come la città non ne avrebbe bisogno, ma necessiterebbe invece «di una burocrazia che dia risposte celeri».

«Il Comune di Messina – spiega De Luca – non ha chiesto nuova liquidità in base agli articoli 115 e 116 del cosiddetto Decreto Rilancio. Non abbiamo bisogno di soldi ma di una burocrazia più snella, che dia risposte celeri. Da quando mi sono insediato abbiamo in cassa mediamente dai 60 ai 70 milioni di euro. Ho ereditato un Comune con circa 550 milioni di euro di debiti. Oggi, a distanza di 24 mesi anche grazie al Consiglio Comunale, siamo riusciti ad abbattere il debito di oltre il 50%, quindi mi posso permettere di rinunciare ai prestiti capestro che lo Stato vuole propinare ai Comuni».

«I soldi ci sono – prosegue – perché sono in cassa e alla data del 30 giugno scorso abbiamo maturato un credito nei confronti dello Stato/Regione di oltre 20 milioni di euro, cioè denaro nostro che ci deve essere erogato e che non dobbiamo restituire. Il Comune di Messina oggi, a differenza di ieri, possiede liquidità con la quale far fronte al suo debito, senza bisogno di generare ulteriore debito per le generazioni future».

Il sindaco, quindi, “rispedisce al mittente” il sostegno offerto ai comuni dal Governo: «Gli aiuti del Decreto Rilancio – aggiunge – di fatto costituiscono l’erogazione di un prestito da restituire nel periodo massimo di 30 anni che nei fatti costituisce nuovo indebitamento per gli Enti locali, che per la maggior parte sono già in affanno con le precarie condizioni strutturali ereditata negli anni. Senza voler entrate nel merito delle scelte che hanno indotto a riproporre schemi di aiuti per gli enti locali già proposti in passato, e senza voler entrate in polemica con quei soggetti che oggi lanciano pietre nello stagno e che forse hanno costituito il passato di questa martoriata città, il Comune di Messina rispedisce al mittente tale ulteriore specchio per le allodole. Per un semplice motivo: tale Amministrazione ha operato un rigoroso riassetto dei conti, seguendo una linea coerente». Così, conclude «niente debito per le future generazioni».

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