La libertà di essere se stessi. Doretta: la Drag Queen dello Stretto si racconta

Un altro tema che vogliamo affrontare, per questo speciale Natale 2020, è quello della fluidità di genere. La sessualità è ancora un argomento difficile da maneggiare, perché dietro l’angolo si nascondono i pregiudizi, nati probabilmente da una poca conoscenza.

Uno spiraglio si era aperto l’anno scorso, quando a Messina è stato organizzato il primo Stretto Pride. Sul carro principale, a guidare la festa dedicata alla libertà di amare, c’era lei: la Drag Queen Doretta. Così, dopo averla corteggiata a dovere, ci siamo fatti raccontare cosa significa trasformismo.

Doretta, la Draq Queen dello Stretto

Salvatore Piromalli – in arte Doretta – fa l’imbalsamatore al Museo di Reggio Calabria. «Non c’è la necessità di fare conciliare le due cose – ci racconta Doretta – se non nei tempi e negli spazi.

Queste due entità appartengono a mondi completamente opposti che mai si potranno incontrare, poiché uno appartiene alla realtà, al lavoro “normale”, l’altro invece, quello della drag queen, trova sfogo soprattutto la notte, in un’atmosfera molto più caotica. Credo, però, che la manualità e la creatività siano stati collante per entrambe le attività. Ecco cosa le rende fortemente conciliabili».

Una sorta di storia del destino, mettiamola così. Ma da Salvatore a Doretta com’è successo? «Come tutte le cose belle, anche quest’avventura è cominciata un po’ per gioco. Il personaggio cerca in qualche modo di farsi spazio, fino a diventare reale e quotidiano. Spesso a Carnevale indossavo abiti femminili ma questo non ha nulla a che vedere con il trasformismo: era un modo simpatico per far divertire la comitiva».

Il trasformismo è cosa seria

In realtà il trasformismo, o quello che in inglese viene definito crossdressing, è una pratica antica. In Europa furono i greci (come sempre sul pezzo) a diffonderlo. Il travestitismo (o quello che Doretta definisce trasformismo) era associato all’abito sacro e mescolare tra loro espressioni di generi diversi indicava intrecciare l’umano con il divino.

In inglese, il crossdressing si traduce in il vestire in modo opposto e identifica l’atto o l’abitudine di indossare, pubblicamente o in privato, abitualmente o saltuariamente, per svariati motivi, inclusi quelli puramente ludici, abiti che in un determinato ambito socio-culturale sono comunemente associati al ruolo di genere opposto al proprio. In questo senso, la draq queen rappresenta una forma di crossdressing dell’intrattenimento.

E ancora a New York, negli anni ’80, Pepper LaBeija (in foto) fu la regina dei famosi drag ball culture, che per uno speciale di Natale è necessario citare. (Da vedere, per saperne di più Paris is burning, documentario che racconta il mondo del trasformismo di quegli anni).

Sembra un vezzo ma l’outfit per la drag queen è fondamentale, è l’essenza della sua trasformazione. Anche per Doretta, la Drag Queen dello Stretto. «Indosso tutto ciò – continua Doretta – che può elegantemente rendere il mio outfit retró. Ricerco sempre la storia di ogni elemento, dalla scarpa al gioiello, adoro gli accessori che posso abbinare a tutto ma la cosa che amo di più sono i tailleur da signora».

Essere una Drag Queen

Foto dello Stretto Pride a MessinaEssere una drag queen come Doretta non significa soltanto indossare degli abiti da donna, dei tacchi alti o avere una borsa in pendant con tutto il resto. «Essere una drag queen significa trasportare l’arte nello spettacolo, trasmettere emozioni ma anche sensibilizzare, intrattenere e curare uno stile senza mai sentirsi arrivati. Le drag queen non arrivano mai, viaggiano sempre».

Anche Salvatore, come molte altre draq queen hanno in qualche modo dovuto fare coming out. «I miei genitori – racconta Doretta – non hanno mai ostacolato le mie scelte, anche non condividendole. Hanno sempre apprezzato la mia voglia di dare il massimo in tutto e la preoccupazione spesso non è legata a ciò che faccio, quanto alla società sempre più violenta che purtroppo ci circonda. Gli amici hanno tutti accolto con entusiasmo il fenomeno variopinto sennò non sarebbero stati definiti tali.

La fluidità di genere nel 2020

Nel 2020 siamo liberi di poter definire la nostra sessualità o semplicemente i nostri desideri di essere “altro”? «Siamo ancora arretrati su certi temi – dice Doretta – ma non ho mai ricevuto scherni o insulti. Una volta sola in tutta la mia carriera ho subìto un attacco omofobo molto violento che ha in un certo qual modo cambiato qualcosa. Spero realmente che si possa dare un freno al fiume di odio e di violenza. Il rispetto, la solidarietà e la libertà di essere se stessi. Per il prossimo anno, mi auguro un po’ di riflessione in più su questo».

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