Buone pratiche per rendere Messina più sostenibile: i 5 esempi virtuosi da copiare

Uno dei temi che ci sta più a cuore è quello della sostenibilità. Per una città come Messina, dallo splendido affaccio sul mare e dalla costa poco valorizzata, vogliamo di più e pensiamo che ancora molto possa essere fatto in termini ambientali. Per questo Natale 2020 quindi vogliamo raccogliere qui alcune delle buone pratiche che potrebbero essere messe in pratica per rendere Messina più sostenibile.

Uno spazio urbano che tiene conto della natura è apprezzabile non solo per l’ambiente, ma può fare da volano per sviluppare il settore del turismo, che dovrebbe essere al centro della nostra economia. Ma quando si parla di buone pratiche per l’ambiente, cosa si intende? Dagli orti alti, ai battelli per raccogliere i rifiuti in mare, passando dai parchi del riusco, per queste feste vi regaliamo le 5 buone pratiche da copiare per una Messina più eco-friendly.

Le buone pratiche per una città più sostenibile

Quando si parla di buone pratiche per una città più sostenibile facciamo riferimento – banalmente – a tutti quei progetti innovativi e riproducibili dalle Amministrazioni locali in collaborazione con privati, associazioni o cittadini. Progetti che seguono la strada della sostenibilità, intesa come equilibrio tra:

  • tutela ambientale
  • sviluppo economico
  • componente sociale

Citando quindi la Direzione Generale Ambiente dell’Unione Europea 1997, per buona pratica si intende «un’azione, esportabile in altre realtà, che permette ad un Comune, ad una comunità o ad una qualsiasi amministrazione locale, di muoversi verso forme di gestione sostenibile a livello locale».

Esistono buone pratiche di ecosostenibilità a Messina?

La risposta a questa domanda è sì. Anche a Messina esistono dei progetti per le buone pratiche si sostenibilità locale. Tuttavia, più in generale – anche buttando un occhio alle classifiche nazionali – la città dello Stretto ha ancora del lavoro da fare per raggiungere un buon livello di sostenibilità.

A venirci in aiuto è l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, meglio noto come ISPRA, che ha dato vita a GELSO – GEstione Locale per la SOstenibilità ambientale, una banca dati che mette a disposizione di tutti le buone pratiche già realizzate in Italia. Si va quindi dal verde urbano alla mobilità sostenibile, passando dai consumi.

Messina nel futuro

Proviamo per un attimo a immaginare Messina in un possibile futuro sostenibile, come sarebbe? Ci sarebbe meno traffico, sarebbe definita meglio la raccolta differenziata e potremmo godere delle nostre coste?

Per poterla immaginare meglio, vi proponiamo alcune delle buone pratiche già applicate in alcuni comuni italiani e che potrebbero fare al caso nostro.

  • Buone pratiche di economia circolare

Quando si parla di riuso pensiamo a tutti i beni materiali non più utilizzati che potrebbero ritornare nel ciclo produttivo e impedire che vengano gettati via prematuramente. In tal senso, a Vicenza è stato attivato il primo Smart Reuse Park, nato nell’ambito del progetto europeo Interreg SURFACE, terminato a giugno 2020 e finalizzato al miglioramento della gestione ambientale e della qualità della vita nelle aree urbane attraverso la creazione di Parchi di Riuso “Intelligenti” multi-stakeholder, attraverso un processo decisionale armonizzato e basato su prove nel campo della prevenzione e del riutilizzo dei rifiuti.

Così come accade a Vincenza, anche a Messina si potrebbero coinvolgere negozi dell’usato, reti locali impegnate nel riutilizzo, nella riparazione, o in altre attività come laboratori didattici, vendita online di articoli usati, workshop creativi con materiali di recupero, eventi pubblici ed esposizioni, nonché ricerca e sviluppo di modelli di business innovativi per la cooperazione tra il settore pubblico e il privato sociale.

  • Buone pratiche di mobilità urbana

Il Comune di Reggio Emilia è partner del progetto Interreg School Chance, che ha l’obiettivo di sviluppare strategie integrate per la mobilità casa-scuola, applicando soluzioni innovative per rendere la mobilità degli studenti efficiente dal punto di vista energetico, ridurre le emissioni di CO2 e rendere le aree intorno alle scuole più sicure e meno inquinate e congestionate.

Nell’ambito del progetto l’amministrazione comunale ha condiviso le buone pratiche messe a punto nella sua esperienza decennale sul tema (a partire dal Manifesto per una mobilità sicura, sostenibile e autonoma nei percorsi casa-scuola, sottoscritto nel 2009) e ha lavorato all’interno delle scuole sull’educazione e sulla consapevolezza delle scelte di trasporto.

Un altro tema importante che il Comune ha approfondito nel corso del progetto è l’uso condiviso degli spazi attorno alle scuole, con un aumento della sicurezza per gli studenti che si recano a scuola a piedi o in bicicletta. Fondamentale nella realizzazione delle attività previste è stato il ruolo del Gruppo di lavoro locale (Local Stakeholder Group) che ha riunito gli attori del territorio coinvolti dal tema del progetto.

Così facendo è aumentata la socialità negli spazi di attesa e si sono migliorate le condizioni di sicurezza e vivibilità degli spazi intorno alle scuole. Le altre due azioni riguardano campagne di comunicazione per incentivare l’uso di mezzi sostenibili negli spostamenti casa-scuola anche con strumenti di informazione dedicati ai nuovi iscritti di ogni ordine e grado.

  • Buone pratiche di territorio e paesaggio

La Biblioteca degli alberi è il nuovo parco pubblico di Milano, il terzo per estensione nel centro cittadino, inaugurato nel 2018 nell’ambito del Programma Integrato d’Intervento Garibaldi/Repubblica, che ha definito il nuovo assetto morfologico dell’area in base a principi di connessione, pedonalità, eccellenza architettonica e nuova centralità.

Il progetto del parco, che è stato concepito come una reinterpretazione contemporanea del giardino botanico, si fonda su tre elementi principali: i percorsi lineari che mettono in relazione le aree esterne ed interne; i campi irregolari, che disegnano giardini, prati, aiuole fiorite e piccole piazze; le foreste circolari, gruppi di alberi che creano vere e proprie “stanze verdi” in cui rilassarsi.

Intorno a questi si inseriscono le aree per lo sport, gli orti, i sentieri per i runner, le piste ciclabili, le aree gioco per i bambini, le aree cani, un laghetto, un padiglione per le iniziative artistiche e culturali, per un totale di quasi dieci ettari di verde con novantamila piante e cinquecento alberi di venti specie diverse.

Anche a Messina, nello spazio di Villa Dante, per esempio, si potrebbero coinvolgere gli abitanti nelle attività di piantumazione degli alberi e di semina del prato fiorito, per sensibilizzare la cittadinanza alla cura e al rispetto del futuro parco pubblico come bene della collettività ed insegnare a prendersi cura del verde attraverso un orto didattico e laboratori sull’orticoltura urbana.

  • Buone pratiche di edilizia urbana

Il progetto OrtiAlti di Torino ha realizzato “orti di comunità” sui tetti non utilizzati di edifici di vario tipo (ostelli, scuole, biblioteche, supermercati).

Elemento chiave è la valenza dell’orto pensile come “dispositivo di rigenerazione urbana”, come nel caso di uno dei primi orti realizzati, quello su Casa Ozanam, un complesso di edifici ex industriali nel cuore di Borgo Vittoria, ora di proprietà della Città di Torino, adibito a foresteria per studenti-lavoratori e a sede di associazioni e cooperative sociali.

L’ortoalto è stato allestito sul tetto dell’edificio principale e, insieme agli alveari ospitati su un edificio adiacente, produce alimenti a km0 utilizzati dal ristorante e dalla scuola di cucina gestiti da una cooperativa sociale all’interno dello stesso complesso.

Dalla sua inaugurazione nel 2016, l’ortoalto si è aperto alla cittadinanza, grazie anche all’adozione di un “Regolamento di Gestione Condivisa dell’ortoalto”, divenendo sede di iniziative di inclusione sociale, riuso e riciclo, educazione ambientale, spettacoli teatrali e concerti. Il progetto OrtiAlti ha vinto il primo premio del concorso We-Women for Expo nel 2015.

  • Buone pratiche per il turismo

Nel 2003 alcuni Comuni della Costa Ligure hanno avviato un progetto sperimentale finalizzato alla salvaguardia della purezza e della pulizia del litorale attraverso l’acquisizione di particolari battelli, specificatamente idonei al servizio di raccolta dei rifiuti galleggianti.

Tali battelli, appositamente progettati, sono dotati di strutture di sicurezza che ne consentono la navigazione entro i 200 metri dalla costa, tratto di mare ove si concentra l’attività di balneazione. Durante i prossimi anni si assisterà ad un ulteriore rafforzamento dell’iniziativa e, probabilmente, ad una sua sperimentazione anche in specchi d’acqua dolce, con ulteriori modifiche ai natanti, per l’aumento della loro già alta compatibilità ambientale.

 

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