Quando il 5Stelle non c’è…il petrolchimico “balla”.Crocetta DJ

petrolchimicoTutto il rispetto possibile per la magistratura, che indaga sui parlamentari che hanno pagato con i soldi del fondo spese della Regione siciliana fumetti e necrologi (che, se e quando fossero verificati come veri, li relegherebbe nell’immaginario collettivo nel girone infernale dei “rubagalline”).
Sarei, però, proprio curiosa di sapere quale sia il pensiero dei togati siciliani nei confronti di chi, avendone il potere, taglia le tasse al settore petrolchimico e cioè quello del proprio potente e straricco ex datore di lavoro (Eni, che un tempo gli pagava stipendi di ventimila euro al mese) e, guarda caso, proprio dopo che il colosso russo Lukoil ha rilevato lo stabilimento Erg di Siracusa, che così risparmierà un bel po’ di milioni. Nel contempo, non si sa perché, la Regione non ha ancora riscosso il pregresso.
Probabilmente, anzi sicuramente, non si ravviseranno fattispecie di reato, ma dal punto di vista della giustizia sociale non può che considerarsi, comunque, un’aberrazione.
Sembrava inizialmente che l’on. Crocetta volesse apparire come un novello Robin Hood, ma ha perso di vista che l’eroe della foresta di Sherwood non sottraeva ai poveri per dare ai ricchi.
Dopo un piccolo “botto” appena accennato, la stampa di regime tace, i siciliani sono delusi, ma nel contempo basiti, tanto che da parte di alcuno è venuto l’impeto di scendere in piazza a manifestare contro la decisione del Governatore Crocetta di tagliare le tasse alle industrie del petrolchimico (dal 20 al 13 %).
Eppure un anno fa, quando doveva ingraziarsi i 5 Stelle che lo sostenevano, Crocetta le tasse di questo settore le aveva raddoppiate (con tanto di grancassa mediatica), ma ora che i grillini lo hanno mollato, ha trovato evidentemente più utile proporre e far votare dalla propria maggioranza il contrario (ogni cosa a suo tempo).
Felice di ciò, naturalmente, Linda Vancheri, Assessore regionale alle attività produttive (espressione di Confindustria, della quale era funzionario prima della nomina) e un po’ meno festanti, si suppone, i rappresentanti delle piccole e medie imprese, che però non fanno sentire alta la propria voce.
La Sicilia, che svolge un ruolo nevralgico nel contesto dell’apporto energetico dell’Italia (il 38% della benzina e del gasolio, il 40% del metano ed almeno 3-4 miliardi di chilowattora di elettricità, senza che io mi soffermi sul gettito, finora incamerato dallo Stato, delle accise sui prodotti petroliferi), ha sempre avuto più rogne che benefici da questo settore  e chi si vuole assumere la responsabilità di governarla per il bene dei cittadini e al loro servizio, è anche da qui che dovrebbe cominciare a ridisegnare il futuro dei siciliani.

Vicky Amendolia

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Editoriale

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