La Casa dello Studente, Pessoa e il tabaccaio

Casa Studente occupata1Un foglio con frasi di Pessoa senza punteggiature: “Vivo sempre nel presente Non conosco il futuro Non ho più il passato L’uno mi pesa come la possibilità di tutto L’altro come realtà di Nulla”. E’ appeso al muro e per una trentina di studenti universitari del Collettivo il presente, dal 14 febbraio, batte il tempo di lunghe giornate alla Casa dello Studente prima e dopo le lezioni in Facoltà. Hanno libri da studiare, musica da ascoltare, incontri da organizzare. Stanno poco a casa, quasi mai. Sono molti degli stessi che con il Teatro Pinelli avevano già “rimesso in piedi” immobili abbandonati: il Teatro in Fiera e la Casa del Portuale e per un giorno il Teatro Vittorio Emanuele. Prima degli sgomberi. Oggi sono in via Cesare Battisti, hanno buoni rapporti con il vicinato, con i commercianti che non li guardano come i mostri di Goldrake. Leggono Pessoa, Calvino, Foucault e appendono aforismi e scritti tra scale e porte. Hanno una stanza per Arti Visive e un’altra per l’Arte Terapia. Stanno qui ma per la legge sono abusivi, per altri si stanno “sacrificando” a recuperare beni lasciati marcire o a mantenere la destinazione d’uso a beneficio di ragazzi che arrivano a Messina con il sogno della laurea. Non andranno via sino a quando i lavori di ristrutturazione appaltati dall’Ersu comincino. E non andranno “mai” via se la Casa dello Studente domani diventerà la Seconda Casa per magistrati e avvocati che hanno pure le loro necessità logistiche ma secondo il Collettivo non a discapito degli universitari.

Il sindaco Accorinti sta con gli studenti, altre istituzioni, compresa la maggioranza del Consiglio comunale, con il Palagiustizia Satellite in via Battisti.

Elena Zanghì è studentessa di Psicologia. Giulia Zuccotti è di Scienze Politiche: “Siamo una trentina ma vanno e vengono tante persone, di giorno c’è un via vai di studenti, si avvicinano persone nuove per studiare e partecipare alle nostre iniziative”. Elena: “Finché non abbiamo la certezza che le opere di ristrutturazione comincino noi non andremo via, vorremmo che questa cosa venga fatta nella celerità e limpidezza portando avanti il laboratorio di democrazia diretta che è lo Studentato, abbiamo fatto richiesta ufficiale al sindaco che parlerà con il rettore Navarra che non è molto disponibile perché vuole fare un campus all’americana all’ex Margherita che a parere nostro non è funzionale per gli studenti perché Messina è una città universitaria e non possiamo stare lontani dal Centro”. Laboratori del genere ci sono già a Milano, a Roma, a Palermo. E’ il primo in corso a Messina che tradotto con le parole del Collettivo è una pratica di autogestione con cui lo studente cura se stesso senza lucrarci sopra ma essere un fruitore di servizi aperti a tutti, anche a chi non ha i soldi o non ha meriti per andare avanti, o ha delle difficoltà, o non ha potuto mai studiare. “Perché – si chiedono – uno studente di Capo d’Orlando non ha diritto, rispetto alle graduatorie, di vivere a Messina ma di dover viaggiare spendendo molti soldi?

Nei giorni scorsi un gruppo di loro è stato identificato. Giulia: “Stiamo individuando dei posti guardando le mappe per creare il Laboratorio, a Milano c’è l’idea di Università popolare aperta a migranti, sfrattati, persone che non hanno avuto la possibilità di studiare, a studenti che non hanno voti alti e che devono avere comunque i loro spazi”.

Antonio Giannetto ascolta ma non interviene.

Claudio Risitano racconta la storia di due avvocati che in una tabaccheria parlano di distanza proibitiva all’ex Margherita e che era perfetto avere il Palagiustizia Satellite a pochi passi da Palazzo Piacentini. Lui ha consigliato di trasferirsi nelle aree militari di Bisconte. Il tabaccaio è rimasto neutrale. Risitano ha seguito la campagna elettorale di Accorinti che è al centro della decisione su Casa dello Studente o uffici per la Giustizia.

Sull’ideologia all’interno della Casa Risitano si aggancia al vagone del confronto: “Penso che in generale dovrebbe essere chiaro a tutti noi che le coordinate di una persona tra i 15 e 25 anni sono totalmente meno dense di quello che poteva essere in altre fasi storiche, chi vuol fare lo sforzo di cambiare le cose in maniera laica deve avvicinarsi, i diritti che qui dentro vengono difesi e praticati sono praticabili anche da studenti che non sono connotati di Sinistra, chi vuole cambiare la realtà dev’essere laico, puro ma con direttive precise come la difesa del Pubblico senza vincoli di razza come vorrebbero i fascisti e senza vincoli di ceto come vorrebbero i borghesi, serve stimolarci a vicenda, non mutilo la relazione solo perché un ragazzo si dice di Destra”.

Si lasciano fotografare senza problemi con un cartello scritto al momento dal titolo: “Tutto ciò che si fa per amore è al di là del bene e del male”. Ma non l’ha disegnato il tabaccaio. @Acaffo

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