Il sacco di Messina. Prima la Fiera, ora Autorità portuale e Camera di Commercio

camera commercioFiera, Autorità portuale e Camera di Commercio. Su questi tre “enti” si è già abbattuta, si abbatterà, la scure della politica, che presa da sacro zelo per il risparmio, taglia tutto ciò che le si para davanti con poco discernimento, specie se le norme in vigore sottraggono al suo controllo le specifiche attività degli enti presi di mira.
Sulla “Fiera di Messina” c’è poco da aggiungere, è stata la prima vittima, lasciata morire nel più completo abbandono da quegli organi centrali, che hanno però salvaguardato in qualche modo quella di Palermo, e che non ritenevano utile per il nostro territorio un luogo di incontri e scambi, penalizzando direttamente quella che una volta era la Provincia di Messina.
Catania non ha subito la stessa fine, perché la sua esistenza è stata salvaguardata da una serie di circostanze, che hanno visto operare in sintonia la politica locale e le rappresentanze d’impresa territoriali, segno questo che distingue la città etnea da Messina, in cui ormai è risaputo, non esiste un “sistema città” capace di riverberare effetti positivi sul sistema economico di riferimento.
In queste ultime settimane sono sotto mira le locali Autorità Portuale e Camera di Commercio. La prima rientra nel piano di ridimensionamento ed accorpamento che il ministro Lupi sta elaborando in un’ottica di miglioramento delle capacità economiche e sociali, nonché di maggiore capacità di interconnessione con gli omologhi organismi europei ed internazionali in genere.
La seconda è stata individuata insieme a tutto il “sistema camerale italiano” come inutile e fonte solo di spese, da notare non a carico del bilancio statale; infatti gli introiti per ciascuna entità derivano dai diritti che le aziende pagano annualmente, per cui si vorrebbe dare l’impressione di un risparmio che varia a seconda della dimensione aziendale da 88 € a 40 mila €, ma nulla si sa di chi dovrebbe svolgere in futuro i servizi attualmente prestati dal sistema camerale, che spaziano dalla pubblicità dei bilanci alla semplice certificazione dell’esistenza delle imprese, necessaria per una miriade di operazioni finanziarie e non.
Questo lo stato dell’arte, ma è scendendo sul piano pratico che ad un osservatore attento non sfuggono i rischi che Messina corre, nel caso malaugurato che questi indirizzi governativi basati sul feticcio del risparmio altrui, dovessero trovare concreta attuazione.
Come possiamo, da messinesi, stare tranquilli per la perdita di determinate “capacità operative”, quando da sempre l’entità che dovrebbe essere super partes – la Regione siciliana – è stata nei nostri più simile ad una matrigna ? Quante volte abbiamo dovuto registrare negli argomenti più disparati, un trattamento dissimile e punitivo nei nostri confronti rispetto alle altre città siciliane ?
Quali garanzie avrebbe Messina nel caso l’Autority locale facesse parte di una struttura organizzativa distrettuale con sede altrove e senza la presenza di attori locali ? I responsabili di ciascuna entità, nominati in sede nazionale e con pochi agganci con il territorio, a chi dovrebbero rispondere ? Chi garantirebbe l’equità delle scelte in favore delle singole porzioni di territorio ?
Con gli interrogativi si potrebbe continuare, ma è arrivato il momento che la “città” nel suo insieme prenda coscienza del ruolo che intende svolgere, per dare risposte serie ed organiche ai suoi abitanti, che vale la pena ricordarlo hanno già subito decenni di scelte mancate a causa dell’ipotesi “ponte”, finita come tutti sappiamo, e che in cambio hanno ricevuto un bel niente !
Nella conduzione del paese si passa da un eccesso all’altro, o troppo centralismo o deleghe in periferia oltre misura, ma nella sostanza non cambia nulla e per gli errori che si vanno commettendo non paga nessuno, se non i singoli cittadini e le imprese di minori dimensioni, le altre con le loro lobby trovano sempre un santo in paradiso che le ascolti.
Ma vi è anche un altro rischio che nessuno al momento ha quantificato, quali saranno i costi che dovranno essere sostenuti da aziende e cittadini nel momento in cui dovessero utilizzare i servizi dell’autority allocata in altra città ? Ed ancora chi fornirà quelli che attualmente vengono forniti dalla camera di commercio, indispensabili in molteplici e svariate occasioni?
Una banale osservazione, le Camere di Commercio sono uno strumento presente in tutti i sistemi economici, per cui tra tagliare indiscriminatamente e svolgere una seria analisi dei costi che non sono connessi alle funzioni, forse quest’ultima soluzione è quella da privilegiare.

Aurelio Giordano

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