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Dal Pozzo alla Luce: la Messina di Accorinti e il sogno di un giornalista e un avvocato che non ci sono più

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pozzoUna svolta culturale, così ama proclamare la propria elezione a sindaco, e non sbaglia, Renato Accorinti. Non sbaglia a definirla tale, perché Messina, finalmente, ha finito di bere il suo calice amaro fino in fondo. Ed è in quel fondo, che pareva non arrivasse più, che speravo precipitassimo. Sono pazza? No, ora è il momento di essere felici. Perché? Immaginiamo di cadere in un pozzo: durante la caduta saremmo concentrati per capire come, dove e quando andremo a sbattere, vedremmo il buio che ci sta intorno, che s’infittisce man mano che scendiamo, ma una volta arrivati giù, quale sarebbe la prima cosa che faremmo? È naturale! Guardare in alto, dove arriva la luce. Faremmo di tutto per raggiungerla perché è lì che si esce dal pozzo, è lì che c’è la salvezza. Messina ha toccato il fondo e adesso può “osare” guardare in alto, può intravedere una piccola luce, può avere fiducia di salvarsi. Come? Come ci ha insegnato la storia nei suoi periodi bui. Come hanno fatto i nostri antenati quando si sentivano smarriti, persi ed abbandonati, quando la disperazione, terminato il suo ciclo, ha acceso nuove speranze, e non cittadini o italiani si sono uniti, ma “uomini”, con un nuovo senso di appartenenza e di fratellanza, un nuovo modo di sentire, un nuovo ritrovarsi in quello che niente e nessuno può togliere ad un essere umano: valori e sentimenti. Qual è stato l’ esempio più eclatante? Il buio Medio Evo e la luce del Rinascimento con il suo grande Umanesimo. La storia dell’ uomo a grandi linee si ripete, e meno male! E’ la storia del ciclo, della ruota che gira, del “non può piovere per sempre”. Ed a Messina, comunque vada, ha smesso di piovere! Sì, perché rispetto al resto del Paese, (dove un timido accenno di voler cambiare è stato rappresentato dal successo elettorale nazionale dei “Grillini”) i Siciliani prima, con l’ elezione di Crocetta, ed i Messinesi adesso, hanno detto “no” a vecchi e rodati Sistemi incancreniti da un modo deviato di fare politica. Non è la prima volta che succede, non è il caso di ricordare e scomodare i Vespri Siciliani, basta guardare un passato non tanto remoto, con i moti del 1820 che danno l’avvio, più di vent’anni dopo, al “risorgimento italiano”. E se come accennavo prima, la storia si ripete, spero che anche questa volta l’assioma non venga smentito. Nel futuro ci potrebbe attendere un grande cambiamento che potrebbe coinvolgere tutto il Paese. A volte non è facile prevedere come, quando, e la portata di un cambiamento. Spesso si tratta di un fiume in piena che travolge tutto, lasciando alle spalle non distruzione ma una “tabula rasa” su cui riflettere e ricostruire. Ed è quello che è successo proprio a Messina, con il risultato del ballottaggio. Ma cerchiamo di capire ed analizzare così è realmente accaduto. Al primo turno si presentano sul nastro di partenza diversi candidati, il poker dei papabili è: Vincenzo Garofalo, già apprezzato per alcuni incarichi cittadini svolti con correttezza e trasparenza, deputato nazionale del PDL con un indice di produttività parlamentare che lo pone all’86°posto su 630 deputati; Felice Calabrò, reduce dalle primarie del PD, già attivissimo consigliere comunale, conosce perfettamente la “macchina Comune”, per la sua tenacia e competenza, esponenti di Sinistra, ma soprattutto anche di Destra, gli riconoscono la leadership in Consiglio; Gianfranco Scoglio, ex Assessore e City manager, persona onesta e capace, rappresenta la vecchia gestione; Renato Accorinti, conosciuto perché manifesto del “No ponte”, idealista, sempre distante dall’architettura burocratica cittadina, la sua voce non è nei Palazzi ma per strada, con la gente e per la gente. 

Alla vigilia del primo turno, le previsioni danno favoriti, nell’ordine: Calabrò, Garofalo, Accorinti, Scoglio.
Si svolge lo scrutinio e con il fiato sospeso fino all’ultima sezione arrivano i primi clamorosi risultati: fuori il PDL, fuori la vecchia gestione, Calabrò, con quasi 40 mila voti in meno rispetto a quelli di lista, va al ballottaggio, per mancate 54 preferenze, con Accorinti.
Iniziano quindi le due settimane di “passione”. Da un lato Felice Calabrò, rappresentante di una struttura partitica consolidata, una “corazzata con le testate nucleari”, dall’altro, Renato Accorinti, capo di una semplice “fanteria senza divisa” e con le biciclette!
Cominciano i confronti e le tribune televisive e vengono presentate le squadre assessoriali, la vera chiave di svolta di tutta la campagna elettorale! E’ qui infatti che s’inceppa qualcosa nella “corazzata” Calabrò. Tra le righe s’intuisce già la nomina di alcuni esperti, la squadra non convince, sembra una torta divisa secondo una logica precisa. E’ qui che comincia il declino di un “asse” di potere, da cui, va detto, Felice Calabrò è estraneo.
Al contrario, la squadra di Renato Accorinti, lascia di stucco, il “sognatore” presenta un team in cui è la concretezza a superare ogni idealismo. Vengono designati assessori poco conosciuti ai media ma molto attivi nel volontariato, ognuno con una reputazione professionale di tutto rispetto. E’ una squadra che comincia a piacere, che pian piano conquista le simpatie della gente, che “rompe le ossa” all’avversario.
Messina comincia a svegliarsi, e stavolta non sono le campane di Dina e Clarenza, ma è qualcosa di molto più intimo e profondo. E’ un vero e proprio moto d’orgoglio, dettato da quell’istinto di sopravvivenza e conservazione che pone fine a lunghi anni di “prese in giro”, di sottomissioni, di umiliazioni. Anni in cui quello che era lecito, perché veniva incarnato dalla politica, spesso non era né giustizia, né equità, né legalità e soprattutto non era meritocrazia!
Ed è questo forte impulso che fa convergere nuovi consensi verso Accorinti, è una repulsione non verso Calabrò ma verso il sistema che lui purtroppo rappresenta. Accorinti non vince, “stravince”!
Entra a Palazzo Zanca da trionfatore, in quello stesso Palazzo che più volte in passato l’ha visto buttato fuori a calci!
E Renato dà a tutti una grande dimostrazione, il suo primo ingresso in Municipio è sì di un utopista, ma di un utopista con i piedi letteralmente per terra.
Non è un caso, che sia entrato scalzo e non è un caso che, dopo l’investitura ufficiale e le foto di rito, la fascia tricolore su jeans e maglietta sia stata deposta ed indossata da un bambino di nove anni.
Chi sa leggere segni e segnali, lo sa!
Non sono una fascia o un’etichetta a fare un Sindaco!
Dopo il “golpe” ,perché non si può definire in altro modo, non violento e culturale che ha messo da parte i partiti e le correnti politiche, molto ci sarà da lavorare per questa città. Ma al di là dell’entusiasmo popolare, Renato ha dalla sua parte una grande forza, che sono i giovani e le loro speranze, ha la spinta di nuove idee, ha la fiducia di un popolo che vuole riappropriarsi del senso di appartenenza alle istituzioni ed al dovere civico , ma anche “reinnamorarsi” della propria Messina ed aprirsi alla solidarietà.
Ne tenga conto di tutto questo il Consiglio comunale e stia molto attento, le regole sono cambiate ed i consiglieri non possono più “giocare” con le carte dei partiti, ma devono adeguarsi a regole di civile convivenza con un unico obiettivo, non più il bene degli “amici”, ma un bene comune, la nostra Città!
Mi dispiace soltanto che dopo anni di lotta per questi ideali, dopo una vita spesa per le nuove generazioni, due persone eccezionali non abbiano vissuto abbastanza per commuoversi di questo cambiamento.
Loro sono, il “nero” ed il “rosso”come li chiamo io, il mio padrino e maestro, il giornalista Carmelo Garofalo, con il quale abbiamo condiviso tante battaglie per l’affermazione di nuovi valori e diritti attraverso: L’Eco del Sud, Telenews, i club Unesco di Messina e Milazzo, l’Accademia Internazionale “Amici della Sapienza” e l’Università della Terza Età ; mio zio, l’avvocato Giuseppe Cappuccio, un uomo profondamente innamorato della sua città, un esempio di vita umana e professionale, un politico di altri tempi in cui la Politica era quella buona, onesta e pulita, che esulava dall’interesse del singolo ed era realmente al servizio di tutti.
Grazie Carmelo e zio Peppino, per quello che avete fatto e per quello che ci avete insegnato, finalmente la vostra Messina si è svegliata!

 Lorenza Mazzeo

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