Crocetta come Maria Antonietta: invece di pane dà brioches ai siciliani

Rosario-Crocetta1Maria AntoniettaLe fonti d’informazione oggi strombazzano l’approvazione da parte dell’Assemblea regionale siciliana di una norma finanziaria, voluta dal presidente Crocetta, che prevede mutui agevolati per l’acquisto della casa alle giovani coppie, sposate o no, eterosessuali o no: mi viene in mente la frase che esclamò Maria Antonietta quando qualcuno le fece notare che la sollevazione del popolo era dovuta al fatto che non avessero pane (“Non hanno pane? Che mangino brioches!”) e nel contempo non fa che confermarsi in me l’idea che oggi la demagogia è il pane… ops… la brioche quotidiana di molti politici italiani.

Non comprendo cotanto clamore e suon di fanfare da parte dei media, come se così siano stati risolti i problemi dell’Isola e da oggi tutti i siciliani potranno dormire sonni tranquilli, oppiati da notizie di tal fatta che vorrebbe far intravedere (tra il fitto fumo negli occhi) un mago che tira fuori dal cilindro, prima vuoto, un coniglio: forse che con queste “trovate” la gente sarà distratta per qualche giorno a dibattere se è giusto che siano concessi mutui agevolati alle coppie di fatto e, ancor più cogente, alle coppie gay e non penserà agli altri problemi irrisolti? Oppure risponde ad un’esigenza personalissima del Governatore che, un giorno sì e un giorno pure, ricerca a tutti i costi uno spazio in prima pagina? Forse entrambe le ipotesi sembrerebbero fondate.

Mi chiedo quanti e quali saranno gli istituti di credito che concederanno mutui agevolati a coppie (eterosessuali, gay, sposate o non), formate da disoccupati o i cui nominativi risultino nel crif, situazioni che affliggono un numero impressionate di siciliani: quali sono le misure che il governo regionale sta adottando per ridurre la disoccupazione? Quali quelle per favorire il risanamento di aziende che stanno chiudendo i battenti, anche a causa di banche e balzelli insostenibili?

Mi si dirà: “Ma l’Assemblea siciliana sta eliminando tanti rami secchi”. Embé? Qualcuno ha fatto un serio ed avveduto calcolo per vedere quale sia realmente la somma che si “risparmierebbe”? Irrisoria, rispetto al mare magnum, soprattutto in rapporto allo scombussolamento di tutto l’apparato. È così che intendono risolvere i problemi dei siciliani? Pare che l’unica cosa che molti politici sappiano fare è “sfasciare” con la scusa di eliminare gli sprechi nella pubblica amministrazione, come se ciò fosse la panacea di tutti i mali e che oggi agiscano a casaccio, nonostante apparentemente stilino programmi (quando lo fanno), che chiamano con il termine moderno e insulso “Agende”, nelle quali, però, si perde di vista l’obiettivo reale da raggiungere: così, per esempio, si decide, di ignorare gli effetti positivi e necessari (dal basso verso l’alto e viceversa) del “decentramento”, abolendo le province (tranne che poi i dipendenti dovranno essere utilizzati altrove e si spenderà molto di più per molteplici motivi) oppure sopprimendo i tribunali cosiddetti minori (ma i giudici e gli impiegati dovranno essere pur piazzati da qualche altra parte e dovranno essere quindi presi in affitto altri locali).

Molti arrampicatori della politica “buttano il bambino con l’acqua sporca”, come diceva spesso un politico siciliano,ormai scomparso (n.r. Nino Galipò), e pare non vogliano rendersi apparentemente conto che non sono le Istituzioni in sé e per sé (per esempio partecipate & amp; C) l’origine degli sprechi, ma la loro gestione scellerata e priva di reale controllo da parte di chi dovrebbe vigilare.

   

Vicky Amendolia

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Editoriale

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