«Voglio aprire un chiosco, al Comune mi dicono: “Fuori, ho altre persone. Denunciami”». Lo sfogo di un lettore

gelatoL’imprenditoria cittadina è in crisi, i giovani se ne vanno, le saracinesche si abbassano, eppure, se qualcuno cerca di risollevare l’economia cittadina, se qualcuno cerca di “fare impresa” a Messina, capita che venga bloccato.

Questo scrive, in una lettera inviata a Normanno, un giovane imprenditore messinese.

Riportiamo di seguito il testo, attribuendo ogni specifica responsabilità sul contenuto al firmatario.

“Sono un piccolo imprenditore messinese, alle prese con la burocrazia e l’impossibilità dell’auto impiego.

Provengo da una tra le famiglie più antiche di Messina per quanto riguarda la produzione e vendita di gelati e granite. Io appartengo alla 4a generazione di gelatieri della famiglia. Tramandiamo in modo esatto tutte le metodiche artigianali di lavorazione gelato e granite  senza alcuna modifica, ovviamente con tutti ingredienti naturali senza aggiunta di prodotti chimici o simili.

Fin da ragazzino, all’età di 14 anni, era l’estate del 1999, ho intrapreso questo lavoro e imparato tutte le varie tecniche che mi sono state lasciate in eredità dai miei antenati.

Nel 2009 decisi, insieme a mio padre, che era il tempo di aprire un’attività imprenditoriale individuale come la loro. Iniziai a valutare le possibili soluzioni e spazi disponibili nella mia città finché ne trovai qualcuno e decisi di proporlo alla amministrazione comunale composta dai vari enti, mi confrontai con loro con lunghissime attese dietro uffici, dipendenti e dirigenti assenti, e, dopo diversi ping-pong, mi dissero che le mie scelte potevano essere valutate positivamente in quanto volevo aprire un’attività in totale legalità.

Presi la licenza necessaria per intraprendere questa attività.  Ovviamente ci volle del tempo, conclusi nel 2010. In contemporanea presentai e sviluppai un progetto, che anch’esso richiesto ulteriormente tempo, che si concretizzò sempre nello stesso anno (2010) presentato a tutti gli enti di competenza.

Tale richiesta, però, fu immediatamente bocciata da un ente locale che mi comunicò che la richiesta era già stata concessa a un altro utente. Ma la mia richiesta era già stata protocollata in precedenza ( prot. 138244 I.A.C.P.)

Dimostrai chiaramente l’errore e, come ho sempre fatto nella mia vita, fui arrendevole e chiesi a loro se era possibile trovare altrove, mi dissero chiaramente che si sarebbero interessati a aiutarmi.

Feci di nuovo una richiesta, ma purtroppo una chiesa locale aveva ottenuto quello spazio dove fu posizionata una statua, andai di nuova a rifare progetti e richieste nuove in una zona diversa.

Chiesi verbalmente, con il mio tecnico, a tutti gli enti di competenza se era possibile chiedere un’altra area libera dove potessi fare l’attività, ovvero aprire un chiosco di granite e gelati, non mi diedero alcuna indicazione su dove era possibile realizzarlo allora mostrai le mie soluzioni.

Mi dissero nuovamente che andava bene l’area che avevo scelto, ancora passò ovviamente del tempo per avere risposte nero su bianco e arrivò un parere negativo da parte della sovraintendenza (prot. 3690 anno 2011).

Andai dall’ente e i funzionari mi spiegarono che tale richiesta non poteva essere accolta in quanto tale vincolo poteva cadere se, avessi spostato e scelto un altro posto.

Ancora due volte lo spostai, ma tali richieste non potevano essere accolte ancora.

Allora compresi che non era una questione di progetto tecnico, la mia idea doveva essere visionata da qualcuno esperto in materia legale.

Chiamai il mio avvocato di fiducia, che si rese immediatamente conto che quello che mi era successo era totalmente illegale. Allora decidemmo di andare in modo amichevole dal dirigente che firmò tale negazione, e far capire che tale errore andava sistemato.

Il dirigente con grande stupore revocò il provvedimento negativo (prot. 3755) ma, nel frattempo, eravamo arrivati al 2013.

Purtroppo i miei risparmi e l’aiuto di mio padre incominciarono a terminare senza aver alcuna sicurezza o idea se tutto potrebbe essere fattibile.

Andai al comune all’ufficio patrimonio occupazione suolo pubblico e parlai dopo richiesta scritta del contratto il quale dovevo attenere e richiesta dell’occupazione suolo pubblico.

File interminabili, impossibile incontrare il dirigente perché non era mai presente, non riceveva, non poteva, non voleva. Però non mi arresi e parlai ripetutamente con i funzionari per capire quando e come avrei avuto risposta delle mie richieste, andai per mesi e feci file su file.

Finalmente mi hanno risposto, ovvero nero su bianco, inviata nel 2013 e mi hanno risposto nel 2014 (prot. 41629).

Hanno chiesto ulteriori dettagli del progetto ma, a dire il vero, non mancava nulla. Inviai ulteriori dettagli in modo ancora più chiaro, mi risposero subito dopo che tale richiesta non poteva essere accolta.

Allora decisi di consultare nuovamente il mio legale di fiducia e tecnico se era giusto tale parere, ancora una volta in modo chiaro e semplice non c’era alcuna illegalità da parte mia lo stesso regolamento comunale mi tutelava (regolamento Cosap).

Decisi che prima di intraprendere una azione legale contro il Comune era meglio parlare di persona con il Dirigente. Impossibile parlare, ma stavolta ho voluto passare quella porta e insistere, entrai nella sua stanza e, documenti alla mano, ero pronto a dimostrare tutta legalità la mia situazione.

Incominciò a gridare: “Fuori! Ho altre persone! Vattene!”

Non volle avere alcun dialogo con me, gli dissi che mi sarei rivolto ad un legale, in modo minaccioso mi disse: “Denunciami! Ti sto aspettando! Dai! Forza, esci che non ho tempo da perdere con te”. 

Deluso e ancora incredulo al suo comportamento intrapresi un’azione legale che continua sino ad oggi.

Oggi mi ritrovo, e non credo di essere il solo, piccolo se possiamo dire imprenditore o un possibile, un giorno, imprenditore, non solo con tutti i miei risparmi messi faticosamente negli anni da parte persi, ma anche con il tempo che passa e ancora oggi, a distanza di più di 4 anni,  a non avere nulla in mano, nonostante tutta la mia buona volontà a fare qualcosa di positivo in una città piena di giovani senza lavoro e senza speranze per il futuro”.

Alberto Smedile

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