Il “Colapesce” di Buttitta illustrato da Lorenzo Martino: la riedizione di Mesogea

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Sono passati 37 anni da quando Ignazio Buttitta ha composto “Colapesce“: oggi l’opera del poeta siciliano torna grazie alla riedizione curata da Mesogea, con un testo di Gesualdo Bufalino, illustrata da Lorenzo Martino; ed è proprio al disegnatore, originario di Messina, che chiediamo di raccontarci il nuovo lavoro.

Lorenzo, infatti, dopo Danilo Dolci (messo su carta insieme alla matita del fratello Emiliano e gli scritti di Alessio Surian e Diego Di Masi in “Danilo Dolci. Verso un mondo nuovo, mediterraneo”, uscito per Becco Giallo nel 2015) torna a tratteggiare un altro personaggio fondamentale per l’Isola, stavolta immaginario: Colapesce, una delle leggende più interessati della tradizione siciliana, e specialmente messinese.

«Colapesce è uno dei personaggi della nostra cultura a cui sono maggiormente legato. Seppure si tratta di un personaggio leggendario, collocato in un tempo mitico che può risultare lontano, io – racconta Lorenzo – ritrovo in lui tanto di me stesso e di tanti siciliani che conosco. Ho manifestato questa mia volontà agli amici della casa editrice Mesogea, e loro mi hanno proposto di partecipare, con le mie illustrazioni, alla riedizione del testo teatrale di Ignazio Buttitta su Colapesce».

Il Colapesce illustrato da Lorenzo Martino

È il 1986 quando Ignazio Buttitta compone “Colapesce” che esce per P&M edizioni e che oggi rivive grazie a Mesogea, per la collana “La piccola 113”. «Attraverso le voci e i personaggi che la raccontano con la musicalità e il ritmo serrato della lingua unica del poeta siciliano, – scrive la casa editrice messinese –, la popolare leggenda del ragazzo-pesce diffusa in tutto il Mediterraneo si traduce in trascinante passione civile».

Lorenzo, a chi ti sei ispirato per la realizzazione del lavoro e che particolarità ha il tuo Colapesce? «Per realizzare le illustrazioni presenti nel libro mi hanno ispirato alcune foto d’epoca che ho raccolto durante la fase di progettazione del lavoro. Foto di persone, oggetti e paesaggi siciliani di inizio Novecento, che a mio parere restituiscono la stessa dimensione evocativa e partecipativa dell’opera di Buttitta.

Così – continua l’illustratore – ho cercato di dare al mio Colapesce l’espressione di un ragazzo di Messina, vissuto tanti anni fa. Attraverso immagini di coralità, come quella di copertina, o tramite dettagli di persone ed oggetti ho provato ad evocare un mondo che fosse realistico e magico allo stesso tempo».

Quel mito di Colapesce

Una storia, quella di Colapesce, che è bella tutte le volte che viene raccontata: che sembra vera per quanto è magica, che assomiglia ai ragazzi siciliani che non mollano.

Lorenzo, qual è la cosa che preferisci della storia di Colapesce? «Che è ambientato a casa mia. Che dei luoghi che io tocco, calpesto, vivo e in cui mi immergo siano gli stessi che ritrovo in dei versi poetici o nelle leggende popolari.

Che anche io, come Cola, non vedo l’ora di buttarmi a mare per starci delle ore, rimandando il più possibile il momento di tornare a terra. È questa vicinanza e questo intersecarsi di mito e realtà che mi rende così caro questo personaggio».

In che modo i testi di Buttitta ti hanno guidato nel lavoro? «Avevo tante volte provato a immaginare l’aspetto del ragazzo pesce, del re, e dei personaggi della leggenda. Mi ero ritrovato più volte anche a disegnarli. Ma di fronte al testo di Buttitta li ho ripensati e reinterpretati completamente. Perché ogni racconto e interpretazione delle vicende di Colapesce mette in risalto aspetti diversi. Ho quindi cercato di essere coerente alle sensazioni che questa interpretazione del personaggio mi ha suscitato».

La cultura messinese

Vonnu guerri a non finiri
pi ristari a lu cumannu
e pi seculi e pi seculi
chistu vonnu e chistu fannu.
Ma lo nnomu i Colapisci
la so vuci e i so paroli
non li ponnu suttirrari
picchì è vivu e mai mori

Nonostante la distanza (Lorenzo vive a Milano), hai un legame molto forte col territorio messinese e illustrare un libro per una casa editrice della città credo sia un esempio importante. Cos’altro ti piacerebbe fare per “contribuire” alla causa? «Collaborare con una realtà locale così bella come Mesogea è per me un onore, e torno a ringraziarli per avere rimesso in luce un’altra bellissima testimonianza della nostra cultura Mediterranea.

Le cose che farei per Messina sono innumerevoli. So che può risultare ipocrita detto da chi come me si è allontanato dalla città ormai da tempo e non starò qui a soffermarmi sulla sofferenza e la repulsione che può provocare una città che ami così tanto. Spero che proprio partendo da questo legame e questa sofferenza io possa offrire un punto di vista, ed è coi disegni il modo migliore in cui riesco a farlo. Quindi spero di fare altre cose in questo senso».

Oggi, per te chi è Colapesce, intendo una persona capace di sostenere le cause e non arrendersi? «Non riuscirei a trovare una o più persone da identificare integralmente col personaggio di Colapesce. Io credo che Colapesce, visto in questo senso, può essere una parte di noi, una passione che brucia in fondo a noi, come il fuoco che secondo la leggenda si trova sul fondale dello Stretto. Credo anche che Colapesce non rappresenti solo la lotta e il sacrificio per qualcosa che ci sta a cuore, ma anche l’istinto ad allontanarsi da questa. È in questa contraddizione, per me, la grande umanità di Colapesce».

La riedizione di “Colapesce” a cura di Mesogea e illustrata da Lorenzo Martino è disponibile a questo link.

 

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