Prevenzione anti-sisma: ecco come si presenta Messina

Il  terremoto che ha colpito le popolazioni del centro Italia, come ogni altro,  lascia degli interrogativi,  sempre gli stessi, che succedono ad eventi del genere: e se accadesse qui, gli edifici resisterebbero?

Ogni città del nostro paese raccoglie un immenso patrimonio storico-architettonico, spesso si trovano nei piccoli centri, scrigni come  Amatrice, che avrebbero bisogno di essere salvaguardati, affinché continuino a raccontare la nostra identità culturale. Tuttavia, non solo non vengono messe in atto le importanti opere di prevenzione necessarie per un paese a forte rischio sismico, per salvare antiche strutture, ma anche quelle moderne, risalenti anche a 60 anni fa, rischiano pericolosi crolli.

Messina, lo sappiamo, ma forse non abbastanza, è in una zona “rossa”. Basta guardare una qualunque mappa della Protezione civile per rendersi conto a quale rischio, giornalmente, può essere esposta la nostra città.

Ma, Messina come si presenta? Mario Tozzi, geologo e ricercatore tra i volti più noti della divulgazione scientifica, afferma che “non è il terremoto ad uccidere, ma la casa che ti crolla addosso”.

Percorrendo alcune  vie del centro, ci siamo resi conto che il processo di prevenzione, l’unico che può avere un effetto davvero utile in caso di eventi tellurici, che riguarda la messa in sicurezza degli edifici, è lontano dall’essere messo in pratica. Lo dicono i fatti. È sufficiente fare una passeggiata nelle zone storiche, alzare lo sguardo e osservare i balconi pericolanti e i cornicioni che sembrano vicini al crollo. Questo è ciò che si vede. Case private, case popolari e, ancor peggio, edifici pubblici, trasmettono tutto, fuorché sicurezza.

E se proseguendo nella nostra “gita”, notiamo che molte delle balconate, o strutture a rischio, sono salvaguardate da reti di contenimento, possiamo anche renderci conto della superficialità di tali interventi. Come se tali procedure potessero evitare che un balcone pericolante, i cui ferri sono a vista e il cemento ormai inesistente,  in caso di una scossa, non necessariamente forte, possa crollarci addosso.

Corso Cavour e vie limitrofe, la zona del Duomo, alcune zone del Boccetta, l’esempio dell’Istituto Comprensivo Boer-Verona Trento, il Palazzo Palano di Via Catania, sono solo alcune delle zone, o delle strutture, in cui è evidente la fatiscenza.

A Messina le balconate crollano semplicemente perché fanno parte di palazzi la cui efficienza strutturale non viene monitorata. E si parla di costruzioni anche moderne, come avvenne per il crollo di un balcone a Villaggio Aldisio.

Non si può restare ad aspettare. L’opera di prevenzione e verifica fa proprio perno sul tempo. Sull’anticipare ciò che potrebbe avvenire. Ma le foto parlano chiaro: si sta aspettando.

Simone Bertuccio

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1 Commento

  • Lorenzo Ferrigno ha detto:

    Dopo la tragica alluvione del 1 ottobre 2009, che ha colpito Giampilieri (35 morti) ed altri centri della riviera jonica sono stati identificati molti punti di riunione in caso di calamità naturali. Questi siti sono riconoscibili per mezzo di… francobolli, ovvero avvisi delle dimensioni di cm 30 x 40 centimetri, del tutto illegibili a meno di mettersi a meno di un mewtro di distanza.
    Comunicazione farlocca che mostra, anche in questo settore, i limiti organizzativi e tecnici di quanti sono preposti alla protezione civile comunale dove gli esperti della comunicazione pubblica non esistono

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