Rendering virtuale ponte sullo Stretto di Messina

Ponte sullo Stretto, Musumeci: «Draghi ci dica se vuole farlo, altrimenti facciamo da soli»

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«Chiamiamolo “Ulisse” perché pare che a Roma se diciamo Ponte sullo Stretto sia considerata una parolaccia»: si è espresso così il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, nel corso di una conferenza stampa con il collega calabrese. Durante l’incontro, il Governatore siciliano ha poi lanciato un messaggio al Premier Mario Draghi: «Il Governo ci dica cosa vuole fare. Basta con gli eterni rinvii e i balletti, altrimenti siamo pronti a farlo da soli».

All’incontro promosso dal network “Lettera150” sul tema “Grazie Ponte sullo Stretto: l’opera possibile e necessaria, per l’Italia e per l’Europa”, hanno preso parte i presidenti della Regione Siciliana e della Regione Calabria e Pietro Salini, amministratore delegato di Webuild (la società che dovrebbe occuparsi della costruzione dell’opera). Presenti anche l’ex ministro Pietro Lunardi, l’assessore regionale alle Infrastrutture Marco Falcone e l’omologo della Calabria Domenica Catalfamo.

Per i partecipanti alla conferenza stampa, quella del Ponte sullo Stretto sarebbe una questione più politica che tecnica: «L’opera – ha dichiarato Salini – si può fare. Anzi, la stavamo facendo, ma ci hanno fermati. La differenza tra i Paesi che crescono e quelli che annaspano è anche nella capacità di creare le grandi opere, di creare prospettive e di essere attrattivi. Il Ponte creerebbe 20 mila posti di lavoro. Noi siamo pronti a partire, anche domani».

Della stessa idea, il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci: «Chiamiamolo “Ulisse” – ha ironizzato – perché pare che a Roma se diciamo Ponte sullo Stretto sia considerata una parolaccia». Per poi aggiungere: «Siamo stanchi di essere considerati colonia, vogliamo diventare il cuore, la piattaforma logistica del Mediterraneo. Ma non sarà possibile se non c’è l’alta velocità e se non si passa in tre minuti tra le due sponde. C’è chi vuol mantenere il sistema Italia diviso in due: un Nord ricco e opulento che produce e un Sud povero e straccione che consumai i prodotti del Nord».

Gli ha fatto eco il presidente della Regione Calabria, Nino Spirlì: «Calabria e Sicilia sono le porte per chi arriva dal Canale di Suez e dai Paesi che oggi detengono un grande potere economico, come Cina e India, ormai ago della bilancia dell’economia mondiale, e il continente africano che, nei prossimi decenni, sarà l’interfaccia naturale con l’Europa. Non è dunque ammissibile che i primi territori europei non siano tra loro collegati. L’Europa ha l’obbligo di crearlo».

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