Piano di riequilibrio, il Sindaco De Luca: «Messina è salva dal dissesto finanziario»

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La revisione del piano di riequilibrio della città da parte della Amministrazione si è conclusa; a comunicarlo – in diretta sui social – il Sindaco di Messina, Cateno De Luca e il direttore generale del Comune, Federico Basile, che viene chiamato dal primo cittadino «uomo bilancio». Dal 2013, infatti, Basile si occupa dell’andamento contabile della città. «Abbiamo passato 4 mesi, nel 2018, – ha detto Basile – a revisionare ogni capitolo di bilancio».

Da qui parte la realizzazione del Salva Messina, per evitare il dissesto finanziario della città. «Il Salva Messina – spiega Federico Basile – è di fatto il piano di riequilibrio, per capire le sacche di spreco, e quindi rigenerare la capacità di bilancio per sopportare i debiti che aveva l’ente. La massa debitoria è più che dimezzata. È stata una strategia vincente. Ci sono posizioni che derivano addirittura dagli anni ’80».

Piano di riequilibrio

In questa lunga diretta, il Sindaco De Luca entra nel dettaglio della revisione del piano di riequilibrio che dichiarava 550 milioni di debiti (di massa debitoria passiva). «E qua – comincia Cateno De Luca – vi comincio a svelare un primo segreto: i creditori durante l’Amministrazione Accorinti non sono stati convocati. Su 17mila e 500 creditori, si è chiusa la posizione con 6-7 e se andiamo a guardare i nomi capiremo anche perché, ma ormai fa parte della storia.

Noi stanotte abbiamo chiuso l’ultimo accordo con l’impresa Schipani, un’operazione che risale a 40 anni fa; con un contenzioso nato 25 anni fa e che è arrivato a minacciare le casse del Comune; con un valore di 60 milioni di euro, che adesso è stato chiuso a 20 milioni. 210 milioni circa sono stati risparmiati alle casse».

La strategia di De Luca

«C’è stato un abbattimento del debito del 50% –  ha detto Federico Basile – che ha prodotto un risultato molto positivo, poi il grosso nodo delle partecipate, che anche la Corte dei Conti ha acclamato; perché ha dato ragione al sistema, di espungere tutte le società partecipate».

«Messina, – aggiunge De Luca – agli occhi della Corte dei Conti è un’entità farlocca. È ovvio che quando la Corte dei Conti ha visto la strategia del Salva Messina si è meravigliata. In un anno abbiamo trattato 44 milioni di debiti. Ma come sono arrivato a farmi pagare dai creditori? Ho inserito una serie di somme che non dovevano essere inserite; perché dovevo apparire agli occhi dei creditori e anche del Consiglio comunale come un Comune che stava per dichiarare il dissesto e quindi l’entità doveva essere di una cifra tale, da convincere i creditori ad applicare il metodo: pochi, maledetti e buoni.

Inserendo anche i debiti delle partecipate, così come il disavanzo tecnico di accertamento (quindi non una fonte di spesa pura). E poi il fondo rischi, calcolato in maniera prudenziale. In totale 260 milioni di euro. Questa strategia è servita a spaventare i creditori, perché il Comune di Messina con questa massa debitoria era fallita e i creditori avrebbero preso solo il 20%.

Adesso, con la possibilità di rimodulare il piano di riequilibrio, la massa avrà un peso diverso e quindi abbiamo un piano che è notevolmente diminuito; alleggerendo anche la situazione corrente. Il piano che stiamo approvando, che verrà mandato al Collegio, parla di: 145 milioni di euro. E adesso, vi aspetto al passo (riferendosi al Consiglio Comunale, ndr.) e se non approvate il nuovo piano sarete voi a portare Messina in dissesto».

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