Vara 2019, Messina

Messina senza Vara, la città ancora orfana del suo Ferragosto

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Per il secondo anno consecutivo, a causa della pandemia Covid-19, la Vara immota manet. La Vara resta ferma e crea un vuoto difficile da colmare per tutti quei messinesi che ogni anno aspettano il 15 agosto con trepidazione, per fede, per spirito di comunità, per assistere alla girata, semplicemente perché è sempre stata lì. E il fatto che non ci sia, che non attraversi le vie della città nel giorno di Ferragosto dà la misura di quanto questi due anni, per Messina, ma per il mondo intero, siano stati anomali, e di quanto ci abbiano tolto. Di tutto questo abbiamo discusso con lo storico Franz Riccobono, componente del Comitato Vara, del Consiglio regionale dei beni culturali e presidente dell’Associazione Amici del Museo.

L’anno scorso, per la prima volta su questo giornale – e per la prima volta da decenni –, vi abbiamo detto che la Processione della Vara non ci sarebbe stata. Una tradizione che, con qualche pausa dovuta solitamente a guerre, rivolte, catastrofi naturali, e naturalmente a epidemie, è parte dell’identità di Messina da 500 anni. Abbiamo condiviso con voi vecchie foto e vi abbiamo raccontato, grazie al prezioso contributo del nostro esperto di fiducia, lo storico Franz Riccobono, tutte le volte in cui la Processione non si è fatta. Quest’anno ve l’abbiamo dovuto dire di nuovo, ma la cosa non ci ha stupito, forse non ci ha scosso come la prima volta, l’abbiamo dato per scontato perché, insomma, la pandemia non se n’è andata.

Ognuno di noi ha un rapporto personale e spesso controverso con Messina, con questa città così piena di contraddizioni, di bellezze e delusioni, sole e nuvole ­– inserite voi il paragone che trovate più calzante, l’antifona si è capita. Tutti però siamo legati ad essa e alle sue tradizioni, in un modo o nell’altro. Tutti sentiamo che c’è una mancanza, che non si poteva – né si doveva – fare altrimenti, ma il vuoto si sente.

franz riccobonoDi questa mancanza, da cosa trae origine, che significato ha per la città, ne abbiamo parlato con Franz Riccobono: «La Vara – ci ha ricordato – è un percorso di espiazione in cui i cittadini, volontariamente, si sottopongono a una fatica, quella di trainare un carro pesante 8mila chili da piazza Castronovo a piazza Duomo, sotto il sole e nel caldo del 15 agosto, perché hanno fatto un voto alla Madonna dell’Assunta. Un po’ come facevano i flagellanti che ai tempi si percuotevano con il flagello».

«La città di Messina – prosegue – senza la processione della Vara è menomata del più importante momento di aggregazione che si ha nel corso dell’anno. Sì, ci sono altre manifestazioni, altre celebrazioni, ma non v’è dubbio che la Processione del 15 agosto vede la partecipazione di decine di migliaia di persone che all’unisono gridano “Viva Maria” e trainano questo carro pesantissimo come se fosse un fuscello. Così queste persone si sentono autenticamente messinesi e protagoniste della storia per un giorno, cosa che da due anni non avviene».

Parlando con la gente, con i giovani e con chi da tempo partecipa attivamente alla Processione, la cosa che si sente dire più spesso, aggiunge Riccobono, è “La Vara mi manca, mi manca qualcosa, non è un anno normale”. «Arrivati a piazza Duomo – chiarisce – i tiratori sciolgono il voto che hanno contratto con la Madonna, in cambio del quale hanno chiesto un favore, il perdono. Dopo aver sudato sette camicie, ottengono una grazia spirituale. Questo è quello che manca. Ogni rito ha i propri caratteri distintivi, quello della Vara è un rito di carattere espiatorio che prevede una fatica fisica senza la quale qualcosa si perde».

Ma al di là del Covid-19, il futuro della Vara appare incerto nelle parole di Franz Ricccobono a causa della scissione avvenuta all’interno del Comitato che per vent’anni ha portato avanti la manifestazione, ha organizzato la Processione: «La Vara è un fenomeno complesso, non è una normale processione come quella di S. Antonio o San Nicola. Richiede la convergenza di competenze e di esperienze, di capacità organizzative non indifferenti perché si tratta di un carro trionfale che pesa circa 8mila chili e che per muoversi, non camminando su ruote, richiede un’organizzazione che è stata consolidata nel corso del tempo. Venendo meno quella sinergia che normalmente consente questo traino spettacolare, la cosa si complica. Non sarà facile riprendere, a prescindere dal covid».

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