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Messina, il Commissario Leonardo Santoro rimodulerà (o riformulerà) il piano di riequilibrio

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Ha avuto vita breve il piano di riequilibrio rimodulato dall’ex sindaco Cateno De Luca per Messina, il Commissario Straordinario Leonardo Santoro ha deciso di cassarlo e di rimodularlo (o riformularlo) a sua volta. La comunicazione lo scorso 1° marzo 2022 alla Corte dei Conti. Cosa significa? Che a partire da questa data, ci sono 150 giorni di tempo per presentare un nuovo documento.

Facciamo un passo indietro. Dopo aver presentato il piano di riequilibrio, cui la Corte dei Conti aveva risposto con una relazione di 81 pagine in cui chiedeva chiarimenti ed esprimeva dubbi sulla sostenibilità del documento finanziario, Cateno De Luca si era avvalso della possibilità di rimodularlo lo scorso 31 gennaio 2022. Il documento, adesso, sarebbe dovuto approdare in Consiglio Comunale per la valutazione dell’Aula; ma questo non succederà. Il Commissario Straordinario, Leonardo Santoro, che oggi svolge le funzioni del sindaco dimissionario ha comunicato alla Corte dei Conti la propria intenzione di rimodulare/riformulare il piano di riequilibrio.

Qual è la differenza tra la rimodulazione e la riformulazione? Come spiegato all’interno delle linee guida per l’esame del piano di riequilibrio finanziario pluriennale e per la valutazione della sua congruenza  (art. 243-quater, tuel): «Con il termine riformulazione deve intendersi una nuova edizione del piano di riequilibrio, mentre la rimodulazione consiste nella revisione e/o riorganizzazione del piano stesso sulla base di esigenze diverse sopravvenute».

Si torna, in ogni caso, al punto di partenza. Adesso, il Comune di Messina ha 150 giorni di tempo (dal 1° marzo) per presentare un nuovo documento.  Secco il commento del presidente della Commissione Bilancio, il consigliere comunale Massimo Rizzo: «Il Commissario Straordinario ha formalmente comunicato alla Corte dei Conti la volontà di rimodulare il piano di riequilibrio – ha scritto –, archiviando in soffitta la delibera di quelli che c’erano prima. Continua il gioco dell’oca, altro che la Città è salva…».

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