Messina. De Luca ribatte al Ministro dell’Interno: «Toni sopra le righe, ma lei eviti la pressione mediatica»

cateno de luca presenta il cambio di passoIl sindaco di Messina Cateno De Luca, risponde alle accuse del Ministro dell’Interno, che lo ha denunciato per Vilipendio della Repubblica. Ammette di aver usato toni “sopra le righe”, ma dichiara di non esserne pentito e attacca Luciana Lamorgese: «Accetto le denunce, ma eviti la pressione mediatica».

È di ieri pomeriggio, giovedì 26 marzo, la nota del Viminale con cui il Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese comunica di aver denunciato il sindaco di Messina per Vilipendio della Repubblica, delle Istituzioni costituzionali e delle Forze armate: «La decisione è stata assunta – si legge nella nota – a seguito delle parole gravemente offensive, e lesive dell’immagine per l’intera istituzione che lei rappresenta, pronunciate pubblicamente e con toni minacciosi e volgari».

Non è tardata la reazione del primo cittadino che, dopo pochi minuti ha lasciato un breve messaggio video per poi annunciare che sarebbe tornato sulla questione nell’ormai usuale diretta delle 18.45. In quell’occasione Cateno De Luca ha risposto al Ministro Lamorgese ammettendo di aver usato toni forti, ma giustificandosi facendo riferimento alla gravità dell’emergenza che si sta affrontando. Non ha, in ogni caso, rinunciato alla polemica e ha invitato il Viminale a «evitare la pressione mediatica» per poi sollevare altre questioni, tra cui una possibile “controdenuncia”.

«Il Ministro Lamorgese – ha esordito Cateno De Luca – secondo me ha preso una posizione sbagliata. Sarei stato anche disponibile a fare le mie scuse per il tono o anche per il contenuto di quello che è stato il mio grido di dolore. In queste circostanze, dove le istituzioni non solo non ti sentono ma anche sminuiscono il senso delle tue battaglie fondatissime, è logico che non accetto di essere accusato di essere un mistificatore. Non l’ho accettato, non lo accetto e non lo accetterò mai».

«Il Ministro ha deciso di denunciarmi, ci sarà un processo nel quale eventualmente ci sarà modo di confrontarci – prosegue. Anche se ora devo valutare, ne parlerò domani con i miei legali perché oggi ero impegnato in cose più serie, di fare io una denuncia, perché rispetto a quelli che sono stati gli accertamenti che abbiamo avviato sullo Stretto e i dati che abbiamo constatato con tanto di valutazione delle forze dell’ordine, il comunicato del Ministero del 23 sera era totalmente scollegato a quello che stavamo accertando e sta succedendo a Messina».

«Il mio è stato un grido di dolore e quando c’è un grido di dolore la forma non si considera. Non dico che sono pentito, sarebbe una bugia, non sono ipocrita. Qui l’obiettivo non è come il sindaco di Messina si è espresso, è se il sindaco di Messina ha ragione o no. Noi dobbiamo discutere se è giusto che teniamo in casa le persone e poi ci troviamo sbeffeggiati da francesi artisti di strada che girano l’Italia e la Sicilia mentre noi siamo chiusi dentro».

«Noi siamo in trincea – aggiunge –, il nostro mestiere lo conosciamo, lei si faccia il suo e noi il nostro. Ma una cosa deve essere certa: i mestieri devono andare nella stessa direzione, il bene assoluto in ballo è la vita delle persone e, di conseguenza, avrei accettato anche 12mila denunce, ma eviti la pressione mediatica sulle persone. La mia è stata una grande caduta di stile, ma la sua non è stata da meno in questo momento delicato. È legittimo che lei faccia il suo mestiere, ma non c’è bisogno che dia questo risalto mediatico. Andiamo avanti in ogni caso, non abbiamo timore di difendere con tutti i mezzi che abbiamo il nostro territorio».

«Per me la questione è chiusa qua – conclude –, ci vedremo nelle sedi opportune, non ne voglio più parlare nei prossimi giorni perché siamo concentrati ad essere servitori del territorio, della comunità che rappresentiamo e dello Stato. Non sono meno da lei che un servitore dello Stato».

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