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Messina, Calabrò e Russo: «Piano di riequilibrio potrebbe essere inficiato da un debito ATO3»

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«L’ATO3 manda una lettera sostenendo che il Piano di Riequilibrio del Comune di Messina potrebbe essere inficiato dal fatto che nella rimodulazione di luglio 2022 non è stato inserito il debito che l’Ente ha nei confronti di ATO3, si tratta di 15 milioni e 500mila euro»: a dirlo oggi dal consigliere comunale del Pd, Felice Calabrò, insieme alla collega Antonella Russo.

Oggetto della conferenza stampa convocata dai due esponenti del Partito Democratico è stata proprio la lettera inviata dal liquidatore di ATO3 a dicembre 2022 e riguardante un debito che Palazzo Zanca avrebbe nei confronti della Società e che ammonterebbe ad oltre 15 milioni e 500mila euro. Un debito che, sembrerebbe, era stato inserito nel piano di riequilibrio targato Cateno De Luca nel 2018 e poi rimosso con l’ultima rimodulazione siglata dall’attuale sindaco Federico Basile.

A riassumere il contenuto della lettera e i vari passaggi è il consigliere Felice Calabrò: «Nel 2017 Accorinti ha approvato un debito fuori bilancio in favore di ATO3, con una delibera cui il Presidente del Collegio dei Revisori dei Conti (l’attuale sindaco di Messina, Federico Basile) ha dato parere favorevole. Però se ne potevano riconoscere 9 e mezzo, gli altri dovevano essere oggetto di transazione. Il debito viene inserito in maniera integrale nel Piano di riequilibrio del 2018 di Cateno De Luca, ma nel luglio 2022 questo debito scompare. L’aver eliminato nel 2022 la voce del credito deriverebbe dall’abbattimento sulla base di un accordo, che però ATO3 dice non esserci mai stato».

Nel mezzo, il debito è stato revocato nel 2019. A proseguire le considerazioni di Calabrò è la consigliera Antonella Russo: «Noi – aggiunge – avevamo proposto di inserire tale debito attraverso un emendamento come debito fuori bilancio potenziale. Il parere dato però è stato negativo, con la motivazione che si sarebbe trattato di “soccorso finanziario”, vietato dalla Legge Madia. Non c’entra il soccorso finanziario, qui si parla di una fornitura, c’è un rapporto contrattuale».

Per queste ragioni, i consiglieri comunali Felice Calabrò e Antonella Russo hanno chiesto la convocazione di una seduta di Commissione dedicata lunedì 16 gennaio 2023 alla presenza, tra gli altri, del Sindaco di Messina, del Segretario Generale, del Direttore Generale e del Collegio dei Revisori dei Conti del Comune di Messina.

Replica di Basile: «Credito che probabilmente non ha ragione di essere vantato»

A replicare è il sindaco Federico Basile: «La situazione – dice – è più complessa rispetto alla fotografia del PD, che non so esattamente cosa abbia detto o compreso rispetto a documenti che sono stati valutati, oltre che dalla Corte dei Conti, anche da questa Amministrazione con il liquidatore di ATO3. Non è un credito che vanta l’ATO, c’è una partita a tre, c’è anche MessinAmbiente fallita. Di ATO3 il socio ha chiesto il fallimento, cosa che quest’anno non è stata fatta. È un credito che probabilmente non ha neanche ragione di essere vantato e su questo sono stati fatti degli approfondimenti. Se il piano di riequilibrio non individua quelle somme è perché la stessa Corte dei Conti ci aveva spiegato che quelle somme non vanno inserite, abbiamo delle somme che possono tutelare questo rischio».

Per quel che riguarda l’appunto dei consiglieri Calabrò e Russo del Pd in merito all’azione svolta nel 2017 da Federico Basile in quanto presidente del collegio dei Revisori dei Conti: «Il collegio – afferma il sindaco di Messina – ha l’onere di asseverare la nota informativa che riporta crediti e debiti delle società che vengono inserite dai propri collegi sindacali. È un atto amministrativo che ha una natura diversa rispetto a un inserimento in un piano di riequilibrio. Sono cose differenti, oggi c’è una situazione diversa proprio anche in considerazione della nota che la Corte dei Conti fece a dicembre 2021. Peraltro, sono convinto che una liquidazione debba essere portata avanti non in maniera statica ma dinamica, se ci troviamo in questa situazione è perché il liquidatore di ATO3 probabilmente non ha fatto quello che doveva».

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