Le Cave di pomice di Lipari rischiano di essere smantellate

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Le Cave di pomice di Lipari rischiano di essere smantellate e per salvaguardare il patrimonio storico e culturale della Sicilia, scendono in campo Legambiente Sicilia e il professor Giuseppe Puglisi, presidente emerito della Comissione Nazionale Italiana per l’UNESCO. Le Cave di Lipari – chiuse nel 2005 – sono testimonianza, infatti, di un’antica tecnica estrattiva ma adesso si trovano in stato di abbandono, senza un progetto di riqualificazione.

«In una lettera – scrive Legambiente Sicilia – inviata fra gli altri, alla Procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto e agli assessori regionali al Territorio e ai Beni culturali, esprimiamo forte preoccupazione per la massiccia opera di smantellamento delle strutture industriali che rischia di cancellare in partenza qualsiasi possibilità di realizzazione di un Parco ad opera della curatela fallimentare, subentrata all’azienda nella gestione dell’area».

Nessun piano per le Cave di pomice di Lipari

Vacillante sembra quindi essere il futuro delle Cave di pomice di Lipari. «La curatela, infatti, sembra abbia presentato solo un progetto generico, una dismissione – continua la nota di Legambiente – di impianti industriali, per la quale non è però mai stato presentato un piano in grado di escludere qualsiasi refluenza sull’ambiente.

Un’operazione del genere andrebbe condotta solo dopo avere acquisito tutti i titoli autorizzativi previsti dalla normativa vigente. Si tratta, infatti, non soltanto di strutture e residui ferrosi, ma anche di materiali altamente contaminanti (per esempio l’amianto) e inquinanti (olii combusti), che vengono trattati e mobilizzati con assoluta indifferenza a poca distanza dal mare e da una località balneare.

La società maltese che si è aggiudicata l’appalto e la ditta Santoro s.r.l. di Barcellona hanno i requisiti necessari per occuparsi dello smaltimento di rifiuti speciali e inquinanti? Temiamo un ennesimo scempio che andrà ad aggiungersi a quello già rappresentato da 14 anni di abbandono dell’area senza nemmeno un timido tentativo di avviare il percorso virtuoso che avrebbe portato alla realizzazione del Parco Geo-minerario. per questo chiediamo che vengano subito sospesi questi lavori da parte della curatela fallimentare».

Il futuro culturale ed economico della Sicilia

Anche Giuseppe Puglisi, presidente emerito della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, auspica un immediato intervento, sostenendo la tesi di Legambiente Sicilia.

«La nota-esposto – ha detto Puglisi – alle autorità giudiziarie e politiche in ordine a presunti comportamenti illegittimi o comunque suscettibili di censura da parte della curatela fallimentare delle Cave di pomice, oltre ogni possibile fattispecie giuridico-legale, pone un grave problema di “manipolazione irreversibile” della situazione storico-logistica dell’area della Cava, rendendo di fatto vano non solo ogni possibile, futuro tentativo di recupero storico-museale della zona, ma distrugge quello che potrebbe costituire il nucleo portante di un potenziale ampliamento del Sito Unesco delle Eolie, sul versante dell’immateriale, con il recupero dell’arte tradizionale estrattiva di minerale rarissimi, come la pomice e l’ossidiana, reperti determinanti soprattutto dal punto di vista storico-industriale, distruggendo in modo irreversibile e arbitrario un’àncora di salvezza per il futuro culturale ed economico delle Eolie.

Auspico un immediato intervento, ciascuno per le sue competenze e responsabilità delle autorità giudiziarie e politiche competenti, per evitare un pregiudizio strutturale ad un luogo che, oltre ad essere già “patrimonio dell’Umanità”, potrebbe diventare un momento fondamentale della storia della Sicilia e dei suoi lavoratori, che in quelle cave hanno dato la vita e hanno anche prodotto ricchezza per la nostra Terra.

Sarebbe un oltraggio alla Sicilia, ai siciliani e a quanti ne hanno cantato, anche in letteratura, come Bartolo Cattafi, la bellezza e la magia, insieme – voglio citare – ad un isolamento non dovuto soltanto al mare, ma alla solitudine, all’abbandono, all’oblio in cui codeste isole vengono lasciate e in cui talvolta gli isolani stessi si stendono e si dondolano, come un’amaca, sognando ad occhi aperti benefici cambiamenti futuri».

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