Laboratori per bimbi con disturbo dello spettro autistico: il progetto al MACHO di Capo Peloro

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Lo scorso 25 novembre sono partiti i laboratori rivolti ai bimbi con Disturbo dello Spettro Autistico e alle loro famiglie. Il progetto è sviluppato da Fondazione di Comunità di Messina nell’ambito di “Ri-conettersi”; cofinanziato dal bando “Un passo avanti” da Con I Bambini Impresa Sociale. I bambini lavorano all’interno della sala immersiva del MACHO (Museo d’Arte Contemporanea Horcynus Orca, con un team di ricercatori IRIB CNR.

Gli obiettivi principali di questi laboratori sono due: sensibilizzare e formare la comunità educante a livello familiare, sociale e scolastico; sperimentare un modello innovativo di trattamento, scientificamente rigoroso e aumentato dall’uso di tecnologie capace di rispondere ai bisogni dei bambini con ASD (acronimo dall’inglese di Autism Spectrum Disorders) e alle loro famiglie e al contempo di essere efficace in contesti di povertà educativa.

«In Italia – si legge nella nota di Fondazione di Comunità – il Disturbo dello Spettro Autistico coinvolge circa l’1% della popolazione. Secondo una stima recente a Messina, nelle fasce d’età 2-17 anni riguarda circa 540 minori. Dopo la diagnosi, le famiglie con bimbi che lo manifestano, in particolare, anche se non solo, in contesti di povertà educativa; si trovano a vivere un disagio, non possedendo le conoscenze adeguate o l’accesso alle risorse per la cura dei figli, caratterizzata da costi piuttosto elevati. Anche perché i centri diurni sono pochi, dislocati in provincia e dotati di posti non sufficienti».

I laboratori al Macho

In questa prima fase, i bambini con Disturbo dello Spettro Autistico che seguono i laboratori, all’interno del MACHO di Capo Peloro, sono quattro. Ogni sessione prevede la partecipazione di un bambino per volta così da garantire il massimo livello di attenzione e le minori distrazioni possibili.

Durante gli incontri, i bimbi possono muoversi, toccare le pareti come se fossero lo schermo di un tablet e veder comparire delle immagini; questo tipo di attività consente di confronto definito dai ricercatori: “Protocollo di Attivazione Visiva”; una serie di giochi visivi di associazione logica rivolti proprio a potenziare e rafforzare la loro attenzione. «La sala immersiva – dice Roberta Minutoli, che insieme a Chiara Failla segue il processo – è sicuramente un plus e i bambini stanno reagendo in maniera assolutamente positiva, superando addirittura le nostre aspettative».

Un secondo step, che partirà a primavera, sarà la realizzazione del “Social Club“, uno spazio all’aperto immerso nel verde e con piscina, a Villa Boris Giuliano, bene confiscato alla mafia nei dintorni di Rodia. Questa seconda fase del progetto sarà legata alla valorizzazione dell’attività fisica. «Un elemento di socializzazione per i bambini con DSA e le loro famiglie, che – continua la nota – proseguiranno questo percorso in una dimensione comunitaria e amichevole, affiancati da istruttori sportivi specializzati e fisioterapisti, a cura dell’Associazione Onde Blu».

Sono inoltre previste azioni di sostegno alle famiglie attraverso il parent coaching e il caregiver familiare. Per massimizzare le potenzialità della filiera che punta alla riappropriazione degli spazi di vita di chi è in vario modo coinvolto coinvolto nel perimetro del DSA. Infine, La Fondazione di Comunità di Messina istituirà anche un Fondo vincolato dedicato alle azioni educative per i bambini con DSA così da garantirne la continuità, al cui sviluppo contribuirà anche la ESCo Solidarity and Energy Impresa Sociale.

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