“L’amore non è possessione”. Lucia Annibali racconta la sua storia agli studenti

DSC 0388-1Lucia Annibali, la giovane avvocatessa autrice di Io ci sono. La mia storia di non amore, stamane, alle 10.00, nella sala “Monsignor Fasola”, ha incontrato, insieme a Giusi Fasano, giornalista del Corriere della Sera, gli studenti
dell’ “Istituto Minutoli”.
L’autrice è stata vittima, la sera del 16 aprile 2013, di un’aggressione che le ha compromesso per sempre il volto. Quella sera, non appena tornata a casa, ha trovato nel suo appartamento un uomo incappucciato che prontamente le ha lanciato dell’acido sul viso, sfigurandola.
I ragazzi del “Minutoli” hanno accolto Lucia Annibali con uno striscione: “Amavo il tuo sorriso, ma ho preferito il mio”. Salvo Trimarchi, responsabile del Feltrinelli Point,  ha presentato le due ospiti e ha affermato che “quando
andavo io a scuola non c’erano i progetti lettura e, dunque, non veniva offerta la possibilità di  incontrare persone in grado di migliorarci”.
Intervenuto anche Pietro La Torre, dirigente scolastico del “Minutoli” che ha
spiegato: “Non è un caso che l’incontro si svolga oggi, 27 gennaio giornata
della memoria, in quanto deve essere inteso come “giornata dell’orrore”, di
tutti gli orrori, dalla Shoah alle più piccole violenze. È importante distinguere la persona dall’oggetto: l’oggetto si può possedere, la persona no”.
Presentati anche tre cortometraggi, che hanno commosso Lucia Annibali. Il primo ha ripercorso tutta la vicenda personale della giovane avvocatessa e si è concluso con una frase forte: “Se questo è amare preferisco non farlo, chi ti vuole bene non ti fa piangere”. Il secondo, intitolato Il coraggio di
ricominciare, suggeriva di trovare in se stessi la forza per ripartire e
affrontare la vita. L’ultimo cortometraggio è stato Contro la violenza. L’intera vicenda della donna è stata ripercorsa attraverso immagini tratte dai telegiornali e alcune riflessioni degli studenti. A chiudere, una significativa frase  di Martin Luther King: “Abbiamo imparato a volare come gli uccelli.
Abbiamo imparato a nuotare come i pesci, ma non abbiamo imparato l’arte di vivere come fratelli”.
Attraverso la domande degli studenti, si è avuto modo di entrare nella terribile vicenda di Lucia Annibali. Ironia e capacità di sdrammatizzare ˗ a suo dire ˗ l’hanno aiutata a superare la sofferenza. “Durante la mia prima uscita dal pronto soccorso – ha dichiarato – avevo la pelle del viso rosa-viola e tutti mi fissavano. La gente non è preparata a guardare qualcuno diverso da loro, o, forse, non ne ha le capacità. La mia reazione dipende dall’animo con cui mi guardano. Molti sono solo incuriositi, mentre altri si commuovono”.

“Ho sempre guardato con distacco i servizi di cronaca, – ha spiegato – come se a me non potesse mai accadere tutto ciò. Quando ho visto l’uomo incappucciato in casa mia, mi sono sentita dentro un film dell’orrore”.
“L’input per andare avanti – ha continuato – me l’ha dato il desiderio di
salvarmi, di non dare soddisfazione a chi mi vuole male. Non provo odio nei suoi confronti, perché io sono circondata da tanto amore, mentre lui da cattiveria, per questo credo di averlo già perdonato”.
“Non credo che potrà mai cambiare – ha affermato con forza Lucia Annibali. Ne ha dato dimostrazione quando sentendo la sentenza di condanna a 20 di reclusione ha commentando dicendo: “Quanta cattiveria!”. Dovrebbe prima rendersi conto di ciò che ha fatto per poter avviarsi nella strada di un cambiamento”.
“Giusi Fasano – ha concluso – mi ha dato la forza di scrivere questo libro.
Anche se ciò ha significato mettersi a nudo di fronte a molti. Il mio rapporto
con il genere maschile è abbastanza tranquillo, certo è normale che prima di
iniziare un rapporto sentimentale la strada è lunga”.
I ragazzi dell’Iis Minutoli hanno posto alcune domande anche alla giornalista
che ha sottolineato l’importanza della sensibilità e del rispetto nel lavoro che
svolge: “Se la vittima o un parente non vuole rilasciare interviste, non bisogna insistere invadendo la sfera personale. Questo è un errore molto diffuso nel mio ambito”.
L’incontro si è concluso con l’esibizione di un giovane rapper che ha dedicato una canzone contro la violenza alle due ospiti e le ha omaggiate con due mazzi di fiori.

 

Laura Costa

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