Inchiesta Covid Sicilia, Musumeci: «“Spalmiamo i morti” frase infelice, ma mal interpretata»

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L’inchiesta sui presunti “falsi dati covid” della Sicilia è approdata all’Ars (Assemblea Regionale Siciliana) in un acceso dibattito che ha visto protagonista anche il presidente della Regione, Nello Musumeci. In un lungo intervento, il Governatore ha difeso il proprio operato e quello dell’ex assessore alla Salute, Ruggero Razza, stigmatizzando il «processo celebrato sul web» e affermando che: «L’espressione “spalmiamo i morti” è stata assolutamente infelice, ma si usa in gergo e si riferiva ad altro».

Da quando è scoppiato il caso dei presunti “dati falsi covid” il dibattito politico in Sicilia si è fatto più acceso. Se da un lato i colleghi della Giunta regionale e le forze politiche vicine al presidente Musumeci hanno espresso solidarietà nei confronti dell’assessore Ruggero Razza, dall’altro l’opposizione ha chiesto da subito le dimissioni dell’assessore Razza – rassegnate il giorno stesso – e, in alcuni casi, del Governatore stesso.

In Aula all’Ars, il presidente Nello Musumeci è intervenuto sulla questione, rendendo chiara la propria posizione:  «Non ho nulla da relazionare su una vicenda giudiziaria che ancora rimane o dovrebbe rimanere nel riserbo degli inquirenti. I fatti politici assumono una dimensione amara, quella di un processo. E questo processo si è celebrato sul web, nei luoghi pubblici, nelle strade, perché è ormai abitudine di una certa politica siciliana, la più volgare certamente, quella di cogliere le occasioni dei fatti giudiziari per imbastire processi sommari ed emettere sentenze di condanna».

«I fatti sono noti – ha affermato preliminarmente –, non starò a riepilogarli. Nel procedimento della Procura di Trapani è indagato l’avvocato Ruggero Razza, che il 30 marzo ha rassegnato le sue dimissioni. Dimissioni che ho accettato con sofferenza. Non è mio compito entrare nelle valutazioni di natura giuridica che attengono alla magistratura. Ho il sereno auspicio che i fatti contestati agli indagati possano essere chiariti nelle sedi opportune».

Fatte queste premesse, Nello Musumeci è entrato nel merito di una delle intercettazioni che sono circolate negli ultimi giorni, e in particolare di quella che è stata l’espressione più discussa: «L’espressione “spalmiamo i morti” è stata assolutamente infelice, anche se si usa nel gergo – ha affermato. Può suscitare giustamente indignazione: però se si fosse detto distribuiamola o accreditiamola, forse avrebbe suscitato meno reazione. Quel termine si riferiva al fatto che quei dati erano arrivati dalle strutture con cinque giorni di ritardo, quindi non avrebbe avuto senso caricarli in un solo giorno, quello sì sarebbe stato atto falso. Non potevi dire che c’erano stati 26 morti in un giorno, quando erano stati in 4-5 giorni. Comunque li collochi il saldo finale non cambia».

Detto questo, il presidente della Regione Siciliana ha quindi riepilogato i provvedimenti restrittivi adottati in Sicilia negli ultimi mesi – contestando quindi le accuse secondo le quali la presunta “falsificazione dei dati” sarebbe stata fatta per cercare consenso, per far apparire efficiente la Regione. Ad oggi, ha evidenziato Nello Musumeci, ci sono 22 zone rosse in Sicilia:  «Che tipo di ricerca di consenso è quella di un presidente di Regione che decide di chiudere tutto? Che impedisce l’accessibilità delle persone per il 94% cancellando voli, treni, impedendo alle navi di attraccare. L’ho fatto alla fine di febbraio dello scorso anno. Queste azioni vanno all’opposto rispetto a quanto, con tanto ossequio, dice il Magistrato. Dopo Natale ho chiesto io a Speranza di dichiarare la Sicilia zona rossa. Io e l’assessore Ruggero Razza cercavamo il consenso? Noi che abbiamo improntato la nostra condotta a misure costanti restrittive. Il mio Governo è stato accusato di aver applicato eccessive restrizioni e non ha mai tralasciato una sola iniziativa per contenere l’epidemia. Chi è stato sfiorato dal morbo della morte sulla propria carne sa cosa significa allontanarla».

Per quel che riguarda, più nello specifico, l’ex assessore Ruggero Razza, il presidente Musumeci ha poi aggiunto: «Non capita spesso che chi è destinatario di un’indagine preliminare decida in autonomia di dimettersi dal proprio incarico per tutelare l’istituzione che si rappresenta e liberarla dalle ombre. Prendo atto che il magistrato inquirente abbia escluso ogni mia responsabilità da questa vicenda, ma non è questo il tema. Politicamente mi sono sempre assunto le responsabilità dei miei assessori».  Non è mancata, in ogni caso, una freccia scoccata contro i magistrati: «Mi auspico più sobrietà dai magistrati che si stanno occupando di questa vicenda, meno vetrine, meno interviste».

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