Il linguaggio dell’informazione come strumento del rispetto dei generi. La tavola rotonda del Cirs

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È stato un confronto costruttivo e stimolante quello che ha visto protagoniste alcune giornaliste messinesi delle principali testate locali, che ieri hanno preso parte nel Foyer del Teatro Vittorio Emanuele alla tavola rotonda “Servire la verità nel rispetto dei generi”. L’incontro, organizzato dal C.I.R.S. in partnership con l’Ente Teatro, ha acceso i riflettori sulla comunicazione del terzo millennio e sul ruolo importante e delicato che oggi più che mai assumono gli operatori dell’informazione nella ricerca della notizia, ma al tempo stesso nel rispetto della dignità altrui.

A Messina il Palazzo della Donna

La presidente del C.I.R.S. Maria Celeste Celi ha aperto il convegno spiegando quanto la comunicazione sia fondamentale per contribuire al bene comune e sia importante discostarsi dai modelli attuali, troppo spesso protesi verso il sensazionalismo, tornando a servire la verità nel rispetto della persona. Maria Celeste Celi ha poi parlato del progetto sulla realizzazione del Palazzo della Donna a Messina, polo socio culturale che intercetta i bisogni del territorio in materia di contrasto alla violenza sulle donne, ma anche nell’incremento della presenza femminile in politica ed in posizioni dirigenziali apicali.

Il Palazzo della Donna intende promuovere inoltre una progettualità esistenziale per i soggetti sottoposti a provvedimenti dell’Autorità giudiziaria e si propone di implementare i servizi per l’infanzia. Ma dalla fase progettuale il C.I.R.S. è già passato a quella operativa, con la creazione di un forum territoriale aperto alle associazioni che operano nel sociale: «Il 27 aprile- ha annunciato Maria Celeste Celi, avrà luogo la prima riunione del forum e l’avvio di una cabina di regia attraverso cui si definiranno i ruoli di ogni partner del progetto. Lo scopo è fungere da stimolo alla classe politica, alle associazioni e ai cittadini, affinché si uniscano in rete al di là degli schieramenti, per riuscire a conseguire insieme obiettivi relativi al bene comune ed in particolare delle donne e dei bambini».

Ha poi preso la parola il presidente dell’Ente Teatro Orazio Miloro: «Abbiamo sposato con gioia l’iniziativa del C.I.R.S. – ha detto Miloro – la cui storia come punto di riferimento nel sociale a Messina non ha bisogno di presentazioni. Il Teatro non è solo musica e spettacolo, ma anche cultura della solidarietà e dell’integrazione, per questo ritengo che un progetto come quello del Cirs vada sostenuto, noi ci saremo».

Servire la verità nel rispetto dei generi

La tavola rotonda “Servire la verità nel rispetto dei generi”, moderata con puntualità e carisma dal giornalista Attilio Borda Bossana, è stato introdotta da S.E. Mons. Cesare Di Pietro, Vescovo Ausiliare di Messina, che ha sottolineato l’importanza delle figure femminili nella chiesa e nella tradizione biblica. Mons. Di Pietro ha poi messo l’accento sui tanti episodi di violenza sessuale e sfruttamento che riguardano le donne: «È ora di condannare questi fenomeni- ha detto- bisogna puntare sulla coesione e sulla formazione politica e sociale, perché quello della violenza è un problema culturale. E’ necessario dunque colmare questo gap- ha aggiunto- puntando sulla specificità, sul genio femminile».

Al dibattito nel Foyer del Teatro Vittorio Emanuele hanno preso parte le giornaliste Italia Cicciò, Simona Arena, Rosaria Brancato, Tiziana Caruso, Gisella Cicciò, Elisabetta Raffa, Elisabetta Reale e Floriana Riso. Le professioniste sono state invitate a commentare recenti fatti di cronaca e il modo in cui queste notizie sono state trattate dalla Stampa. Hanno inoltre raccontato le loro esperienze nel misurarsi con gli attuali schemi dell’informazione.

«In una comunicazione sempre più veloce – ha detto Elisabetta Reale – diventa ancora più necessario operare sempre nel rispetto della persona e della sua storia. Preziosi i momenti di confronto come questo promosso dal Cirs, per mantenere vivo un dibattito sano e tracciare percorsi condivisi».

«Bisogna selezionare, fare attenzione alle notizie che diamo e alle parole che usiamo – ha commentato Tiziana Caruso. Ci sono scelte di campo che dobbiamo fare, scegliere anche di non dare una notizia che può portare tanta visibilità alla testata, ma che non rispetta le persone che sono dietro quella storia».

«Il rispetto dei generi non si limita al rispetto della donna – ha spiegato Gisella Cicciò – ma al rispetto della persona nella sua interezza, con tutte le sue sfaccettature, quindi va esteso a tutti. Finché non ricorderemo che dietro ogni notizia c’è una persona, uomo o donna, lgbtq+ o chiunque rischi di essere discriminato, con la sua storia, la sua famiglia, le sue peculiarità, non sarà possibile raccontare la verità».

Italia Cicciò, decana delle giornaliste siciliane si è invece soffermata sullo stato di soggezione e di indifferenza a cui la donna spesso è relegata. «La storia del prete di Castellamare del golfo, che suggerisce alle donne di non denunciare il marito violento perchè a suo dire è meglio non divulgare questi episodi, è emblematica» ha detto Italia Cicciò, sottolineando inoltre la superficialità e la fredda crudeltà con cui i giornalisti russi hanno trattato vicenda del rapimento della piccola Denise, giocando sull’immenso dolore di quella mamma che da molti anni si strugge nel dolore per la perdita della sua figlioletta.

È poi intervenuta la giornalista Simona Arena: «Ritengo che la verità debba prevalere sempre quando viene data una notizia, ha spiegato. Troppo spesso si preferisce la spettacolarizzazione dei fatti a scapito di chi vive in prima persona, e spesso subisce la notizia».

«Parliamo di verità in un periodo storico in cui non c’è più la verità ma la post verità – ha commentato Rosaria Brancato. Al giorno d’oggi quello che è interessa al lettore non è più ciò che scrive il giornalista ma quello che la rete propina, la verità che ognuno si crea dopo il fatto». E sulla violenza ha aggiunto: «È un fenomeno culturale ed è importante che la donna arrivi davvero nei ruoli decisionali, nei posti di comando. Se non cambia la mentalità assisteremo sempre ad episodi di violenza».

«Il diritto di cronaca non può e non deve sovrastare il rispetto dei generi ma ne deve essere strumento – ha ribadito Floriana Riso. Il giornalista deve ricordare di avere un grande potere nelle sue mani: quello di arrivare, attraverso gli articoli che scrive e i servizi che realizza, a centinaia, migliaia di persone. Sfruttiamo questa grande opportunità con senso di responsabilità per riuscire, attraverso il racconto della verità ad arrivare non solo agli occhi di chi ci legge e ci ascolta, ma anche al cuore».

Elisabetta Raffa, soffermandosi sull’aspetto legato alla parità dei generi ha concluso: «L’autonomia delle donne passa da tre direttrici fondamentali: l’istruzione, il lavoro e un’ottima informazione nel campo dell’educazione sessuale. Fino a quando ci saranno donne che dipendono economicamente dal padre o dal marito non si avrà mai una piena libertà. Inoltre sarebbe opportuno riaprire il dibattito femminista in città – ha concluso – perché anche risvegliare una coscienza femminista potrà contribuire a rendere le donne libere, forti e soprattutto indipendenti».

 

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