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Green pass per bar e ristoranti? Fipe Messina: «Non possiamo sostenere altre restrizioni»

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In attesa della Cabina di Regia prevista dal Governo per la giornata di domani, durante la quale si dovrebbe prendere una decisione in merito all’eventuale estensione del green pass anche per l‘accesso a bar e ristoranti, il presidente di Fipe Messina, Carmelo Picciotto, commenta l’andamento della campagna vaccinale e sottolinea: «Si gioca il futuro dei pubblici esercizi messinesi. Il tessuto produttivo locale non è in grado di sostenere altre restrizioni».

Di contro, per il presidente della Federazione Italiana Pubblici Esercizi, il passo da compiere in questo momento sarebbe quello di puntare su una campagna di sensibilizzazione alla vaccinazione più efficace. «Se da un lato – afferma Carmelo Picciotto –, constatiamo che siamo vicini all’immunità di gregge, dall’altro, riteniamo non necessarie ulteriori misure per spingere le persone a vaccinarsi. Riteniamo invece più utile mettere in campo iniziative di moral suasion più incisive rispetto a quelle assunte fin qui, per raggiungere quei 17 milioni di irriducibili che non hanno alcuna intensione di accostarsi al vaccino».

«Nel caso in cui il green pass dovesse essere adottato anche per bar e ristoranti – prosegue –, oggi ci sarebbero 26 milioni di persone (17 milioni nel caso in cui bastasse una sola dose) cui non sarebbe consentito di entrare in queste attività. Migliaia delle quali sono a Messina. L’effetto in termini di contrazione della domanda sul nostro territorio sarebbe devastante anche perché verrebbero penalizzate la fasce di età in cui è maggiore la propensione a consumare fuori casa».

«Se davvero questo governo ritiene che il green pass sia necessario – conclude Picciotto – allora pretendiamo che questo venga esteso al più ampio numero di attività possibile, al trasporto pubblico e a tutte le attività che comportano assembramenti, immediatamente e contemporaneamente per tutti, perché l’onere sia condiviso da tutti e non solo dai pubblici esercizi che hanno già pagato un prezzo altissimo alle misure di contrasto della pandemia».

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