Gestione campetti Pompei. Fuori la Comunità Sportiva, la palla passa ai Frati Cappuccini

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Si è giunti all’epilogo della vicenda dei campetti di Pompei “contesi” tra la Comunità Sportiva Pompei, che di fatto li gestiva, e i Frati cappuccini che ne rivendicano la proprietà. Sulla questione tanto dibattuta è stata scritta la parola fine.

Ad annunciarlo in una conferenza stampa, tenutasi ieri nella Sala Ovale di Palazzo Zanca, la Comunità Sportiva Pompei – rappresentata da Antonio Sofia e Giovanni Pino, rispettivamente fondatore e presidente – che ha comunicato «a malincuore di non poter più gestire gli spazi ormai noti come “campetti di Pompei”».

«A determinare tale situazione  – hanno precisato Sofia e Pino – hanno con ogni probabilità contribuito le incomprensioni con la Parrocchia e la Provincia di Messina dei Frati Minori Cappuccini, nate quasi 5 anni addietro quando si appalesò l’ipotesi  della vendita dei terreni su cui insistono i campetti, per edificare tre palazzine di sei piani ciascuna. Ciò provocò  le reazioni di chi quei campi li vive giorno dopo giorno e della IV circoscrizione con il suo presidente, Francesco Palano Quero, che si opposero in maniera forte e decisa. L’epilogo con la sentenza del TAR di Catania n.282 del 29 gennaio 2015 che ha ritenuto legittima la negazione della licenza edilizia da parte del Comune di Messina».

La Comunità Sportiva auspica comunque che «gli spazi di Pompei possano continuare a essere fruiti a prescindere da chi li gestirà» e confida  ancora «nella sensibilità cristiana della Provincia di Messina dei Frati Minori Cappuccini che ci hanno dato la possibilità di continuare le attività fino ad oggi».

Lo scorso marzo, in una nota, i Frati minori Cappuccini, avevano assicurato i residenti e fruitori dei campetti che le «voci allarmistiche» sulla vendita degli spazi adibiti a campetti erano totalmente infondate. «I campetti – avevano precisato i religiosi – continueranno ad esistere e a funzionare, in modo adeguato e dignitoso, con l’impegno dei Frati minori Cappuccini i quali, riaffermando il loro inalienabile diritto di proprietà sulle aree e rivendicando il loro diritto di appropriata gestione, li ritengono un qualificato strumento pastorale, di formazione attraverso lo sport e di promozione sociale». A questo aggiungevano: «Nessun titolo abilitativo all’uso dei campetti ha mai avuto la Comunità Sportiva di Pompei con la quale la Provincia di Messina dei Frati Minori Cappuccini non intende stabilire alcun tipo di collaborazione».

Lo scorso giugno, un novo round fra i due contendenti, a seguito della diffusione di una brochure da parte dei Frati Minori Cappuccini di Messina riguardante la vicenda dei “campetti di Pompei”, in cui gli stessi ne trascrivono la storia. Condizione che ha determinato la reazione della Comunità Sportiva Pompei: «La Comunità Sportiva Pompei (Csp) – aveva scritto la stessa in una nota – nasce ufficialmente nel 1977 per volontà del parroco e dei suoi collaboratori del tempo per dare ordine e senso alle attività ricreative e sportive sino ad allora avulse da un discorso educativo e formativo, inserendole così in un progetto pastorale di crescita umana e cristiana  della persona. La Csp si è fatta carico, negli anni, di gestire questo servizio attraverso un sistema democratico e partecipato di vita comunitaria, offrendo a tutti la possibilità di fare sport come occasione e strumento di salute, di formazione psicofisica, di esperienza e impegno sociale, di positivo impiego del tempo libero, in una visione cristiana dell’uomo e della realtà. Dal punto di vista economico i frati e la parrocchia sono stati da sempre sollevati da qualsiasi onere.  La Csp ha sostenuto le spese di manutenzione e quelle necessarie alla vita associativa secondo la logica e la prassi della corresponsabilità e della compartecipazione degli stessi soci,  che si sono autotassati con scadenze mensili e hanno sempre contribuito per gli oneri derivanti dall’utilizzo stesso delle strutture».

La speranza della Comunità sportiva di Pompei nell’annunciare il proprio “ritiro” è che il cambio di testimone non metta a rischio la possibilità di fruire liberamente di questi spazi di promozione della socialità.

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