Donna partorisce in auto sulla A20, ma il bambino non ce la fa: «Inaccettabile»

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È successo sull’autostrada A20 Messina-Palermo: una donna di Mistretta ha partorito in auto, in una piazzola di sosta mentre si recava insieme al compagno al punto nascita di Patti, ma purtroppo il bambino è morto. La coppia si stava dirigendo a Patti perché a Mistretta non c’è più il reparto di ostetricia. La donna è stata poi trasportata in ospedale.

Né l’ospedale di Mistretta, né quello della vicina Sant’Agata di Militello, infatti, hanno più un reparto di ostetricia, entrambi chiusi nel momento in cui da Roma si è deciso di tagliare i punti nascita che registrassero meno di 500 parti l’anno. Il punto nascita più vicino alla residenza della coppia era quindi quello di Patti (la distanza tra i due paesi è di circa 90km). A denunciare questa situazione e chiedere un intervento da parte del Ministero della Salute e della Regione Siciliana, a seguito di questa tragica vicenda, sono i politici messinesi di Articolo Uno, Maria Flavia Timbro e Domenico Siracusano, di Fratelli d’Italia, Ella Bucalo, di Azione Sicilia, Francesco De Pasquale ed Eleonora Urzì Mondo.

Articolo Uno: «Abbiamo informato il Ministro della Salute, Roberto Speranza»

A commentare la vicenda, la deputata Maria Flavia Timbro e il segretario provinciale di Articolo Uno, Domenico Siracusano: «La tragica notizia della morte di un bimbo nato prematuro nel tragitto tra Mistretta e il punto nascita di Patti è il gravissimo epilogo di una questione che da troppo tempo la politica e le istituzioni non riescono a portare a soluzione. Le condizioni orografiche e i collegamenti stradali della Provincia di Messina sono tali che, come in altri parti d’Italia, occorrerebbe ribaltare e riconsiderare i parametri che determinano l’allocazione dei punti nascita. Si abbia il coraggio di scelte forti mettendo in primo piano unicamente gli interessi delle persone, e non la tutela di qualche primariato, immaginando equipe che operino su più strutture avvicinando i servizi ai concreti bisogni delle donne e dei nascituri. Abbiamo provveduto ad informare il Ministro della Salute Roberto Speranza dell’accaduto affinché possa valutare se e come intervenire».

Bucalo (FdI): «La morte di questo bambino dovrebbe toccare le coscienze politiche»

Sulla vicenda è intervenuta anche la parlamentare di Fratelli d’Italia, Ella Bucalo: «Dietro questa morte c’è tutta l’inefficienza ospedaliera venuta fuori a seguito di una riforma sanitaria cieca, decisa dal governo centrale, che stabilisce il taglio di parecchi punti nascita negli ospedali italiani. Quel bimbo è morto perché il punto nascita più vicino era quello dell’ospedale di Patti: la politica ha tagliato quello di Mistretta, Comune in cui vive la partoriente, e quello di Sant’Agata Militello, poco distante da casa. Invece quello di Patti, verso cui necessariamente hanno dovuto dirigersi i genitori dello sfortunato neonato, è distante parecchi chilometri. E questo succede perché, in linea con le decisioni di governo, anche la Sicilia ha dovuto tagliare i punti nascita che registravano meno di 500 parti l’anno».

«Nel 2018 una mia interrogazione – conclude –, nella quale chiedevo sulla base di quali criteri fosse stato stabilito lo standard minimo di 500 parti come limite di sicurezza, è rimasta inascoltata. Oggi, che la morte di questo bambino dovrebbe toccare le coscienze politiche, ritengo impellente rivalutare questi criteri e ripristinare un reparto che deve puntare a salvare vite umane e non logiche inadeguate ai bisogni del territorio. Presenterò una nuova interrogazione».

De Pasquale e Urzì Mondo (Azione): «91 km per raggiungere il presidio più vicino, è shockante»

Sdegno anche da parte di Azione Sicilia. Ad esprimere vicinanza alla coppia e all’intera famiglia è Eleonora Urzì Mondo, membro regionale del comitato promotore: «Nel 2021 è inammissibile, inconcepibile, inaccettabile che una vicenda simile possa accadere. Le carenze del sistema sanitario siciliano sono infinite ed emergono con tutta la loro allarmante potenza allorquando si verificano situazioni drammatiche come questa. Un pensiero di vicinanza alla coppia che ha subito questa tragedia e all’intera famiglia».

Le fa eco, il collega, responsabile provinciale organizzazione del partito di Carlo Calenda e referente del gruppo “Eolie in azione”, Francesco De Pasquale: «La vicenda dei punti nascita – sottolinea – colpisce qualsiasi sede disagiata. Le nostre isole minori continuano a soffrire dell’assenza del punto nascite sul proprio territorio, per cui, è impossibile nascere a Lipari e le famiglie sono costrette a trasferirsi sulla terraferma sul finire della gravidanza o peggio, affrontare il mare a travaglio iniziato!! E se quel giorno ci fosse un forte vento?».

Entrambi lanciano quindi un appello alla Regione Siciliana, al presidente Nello Musumeci, all’Assessore alla Sanità Ruggero Razza e alla Commissione Sanità dell’ARS affinché «con urgenza si dia priorità ad una revisione del piano sanitario, alla gestione dell’emergenza urgenza e alla sua immediata attuazione, al fine di scongiurare nuove quotidiane pubblicazioni di notizie come quella che leggiamo oggi e le molte altre che manifestano, ogni giorno, le deficienze e le lacune di un sistema che non assicura assolutamente il sacrosanto diritto alla salute che la nostra Costituzione garantisce. 91 km per raggiungere il presidio più vicino: è shockante».

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