Dal plasma superimmune alle USCA: le 5 proposte di Cmdb per la lotta al covid a Messina

foto di gruppo di cambiamo messina dal basso - cmdbCambiamo Messina dal Basso (Cmdb) lancia cinque proposte per implementare il contrasto alla diffusione del covid-19 nella città dello Stretto e risolvere le criticità riscontrate nelle ultime settimane nella gestione dei tamponi e dei dati, nelle comunicazioni tra laboratori privati, medici di famiglia e ASP e nei protocolli per le donazioni di plasma superimmune.

Si tratta, spiega Cambiamo Messina dal Basso, di proposte prevalentemente a basso costo, nate dal confronto tra i membri del movimento politico e i cittadini, e soprattutto con gli operatori sanitari. Nello specifico, Cmdb propone di: aggiornare i protocolli per la donazione del plasma superimmune; attivare canali di comunicazione diretta e preferenziale tra i medici di famiglia e l’ASP; potenziare il servizio dell’USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziale) e ripristinarne le sue funzioni originali; coordinare le comunicazioni tra i laboratori di analisi privati e le ASP; affidare ad un ispettore la verifica che le Aziende Sanitarie Provinciali (ASP) del territorio si occupino realmente di caricare i dati di positività al coronavirus sull’App IMMUNI.

Queste, nel dettaglio, le cinque proposte lanciate da Cambiamo Messina dal basso:

  1. Aggiornare i protocolli per la donazione del plasma superimmune. «Se con il nuovo protocollo, attivo dal 10 ottobre, è sufficiente un tampone negativo, o addirittura anche nessun tampone (trascorsi 21 giorni di isolamento da asintomatici), per poter uscire dal confinamento domiciliare, il protocollo per la donazione del plasma superimmune continua a richiedere 2 tamponi negativi per poter essere accettati tra i donatori. Questo cortocircuito burocratico va prontamente risolto dal momento che la donazione del plasma da parte di chi è guarito dal COVID è una cura preziosa e irrinunciabile per molti casi critici»;
  2. Attivare canali di comunicazione diretta e preferenziale tra i medici di famiglia e l’ASP. «Dal momento che i canali di comunicazione con l’ASP a disposizione di cittadini e medici sono i medesimi (stessi indirizzi email, stessi numeri di telefono), il congestionamento della situazione attuale rischia di mettere in una caotica coda comunicazioni che non possono, e non devono, avere lo stesso livello di precedenza. I medici di famiglia molto spesso hanno necessità di riferire condizioni anche gravi e necessità di intervento indifferibili per i pazienti positivi che, in isolamento domiciliare, hanno difficoltà a poter usufruire delle normali prestazioni mediche. Una corretta comunicazione ridurrebbe anche la necessità, per molti positivi in isolamento domiciliare, di doversi spostare ai pronto soccorso, esponendo gli stessi ospedali a focolai evitabili».
  3. Potenziare il servizio dell’USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziale) e ripristinarne le sue funzioni originali. «Se queste unità erano nate per il monitoraggio dei positivi in isolamento domiciliare, nel giro di poco tempo hanno cominciato, ed è sotto gli occhi di tutti, a svolgere essenzialmente la funzione di esecuzione e gestione dei tamponi. Questo ha comportato una dannosa e caotica sovrapposizione di funzioni con la stessa ASP e ha portato gli isolati a un “isolamento” reale, spesso per tutta la durata del confinamento domestico. Molto spesso sono stati riscontrati anche deleteri “scaricabarile” tra i due istituti»;
  4. Coordinare le comunicazioni tra i laboratori di analisi privati e le ASP. «Numerosi laboratori, appartenenti al territorio di un’ASP, processano poi i campioni presso istituti posizionati in territori di altre ASP. Questo comporta che la comunicazione dei positivi alle volte deve fare il passaggio tra più ASP, prima di raggiungere il diretto interessato, con un aggravio di tempi che alle volte può essere esiziale per il contenimento del contagio»;
  5. Affidare ad un ispettore la verifica che le Aziende Sanitarie Provinciali (ASP) del territorio si occupino realmente di caricare i dati di positività al COVID-19 sull’App IMMUNI. «L’App, al netto delle varie riserve sulla sua utilità, è stata pur sempre il frutto di un ingente sforzo da parte dello Stato e, sebbene gratuita, comporta tutt’ora un importante investimento promozionale e di gestione. Purtroppo abbiamo contezza del fatto che molti positivi al COVID, quanto meno nel nostro territorio, non abbiano avuto riconosciuta la loro positività nonostante avessero l’App regolarmente installata e funzionante e ne avessero data ripetuta comunicazione all’ASP di riferimento. Del resto i numeri relativi alle notifiche tracciamento sono impietosi e dimostrano uno squilibrio immenso tra installazione e risultati».

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