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Crisi idrica del 2015 a Messina: «Nuove richieste di indennizzo per chi non ha aderito alla class action»

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L’Unione Nazionale Consumatori (Unc) commenta la sentenza del Tribunale di Palermo che condanna AMAM a risarcire per 340mila euro i cittadini di Messina colpiti dalla crisi idrica del 2015 che hanno partecipato alla class action. «Da ieri – scrivono dall’Unc – sia i centralini del Comitato che le mail sono intasate da richieste di utenti non aderenti che intendono chiedere il risarcimento. Da Lunedì 28 Novembre 2022 saranno indicate le modalità per le nuove richieste di indennizzo per coloro che non hanno aderito».

Conferenza stampa questa mattina in via San Filippo Bianchi, a Messina, presso la sede dell’Unione Nazionale Consumatori. Dopo sette anni, si chiude la battaglia legale avviata a seguito dell’emergenza idrica che ha interessato Messina tra l’ottobre e il novembre del 2015. Si tratta della sesta class action, la prima in Sicilia, vinta in tutta Italia dai consumatori dall’entrata in vigore della normativa, nel 2009.

Emergenza idrica del 2015 a Messina: cos’è successo

A ricordare quanto accaduto è l’avvocato Mario Intilisano, dell’Unc: «Tutto comincia ad ottobre 2015, allorquando una frana danneggia la conduttura dell’Acquedotto Fiumefreddo, costringendo i tecnici Amam a sospendere l’erogazione. Seguono 3 giorni senza acqua in quasi tutta la città, in attesa di potere riparare la condotta. Solo quando si comprende che la riparazione è impossibile in tempi rapidi e la città è assetata si inizia a cercare una soluzione, dichiarando lo stato di emergenza. Viene quindi attivato dopo una settimana un bypass fra l’acquedotto Alcantara ed il Fiumefreddo, interviene la protezione civile con tutti i mezzi a disposizione per fornire l’acqua tramite le autobotti e giunge in città anche una nave cisterna».

L’avvocato Intilisano lancia quindi la class action «fondata sulla circostanza che l’Amam, nella Carta dei Servizi, aveva garantito il sistema di interscambio delle fonti, cosa che invece aveva inspiegabilmente dismesso per asseriti problemi economici, senza neppure prevederlo in fase di eventuale emergenza». All’azione legale aderiscono 500 persone e la class action approda al Tribunale di Palermo.

«Il Tribunale di Palermo – ricorda Intilisano –, in prima battuta, travisando il contenuto di un documento prodotto dall’Amam, dichiara inammissibile l’azione per manifesta infondatezza. L’immediato reclamo alla Corte di Appello di Palermo viene giustamente accolto, dichiarando così ammissibile e fondata la class action, ordinando l’effettuazione della pubblicità ed indicando al Tribunale la strada da seguire per l’istruttoria. Si giunge quindi a dicembre 2020 (in piena emergenza Covid) per la raccolta di altre adesioni, ma le nuove adesioni non superano le aspettative (solo 15 utenti). Disposta la necessaria istruzione del giudizio a giugno 2022, il Tribunale assume la causa in decisione».

Class action contro AMAM a Messina: la sentenza del Tribunale di Palermo

Ieri, martedì 22 novembre 2022, la sentenza del Tribunale di Palermo che condanna l’AMAM a risarcire i cittadini che hanno aderito alla class action: «Il Tribunale – scrive l’Unione Consumatori – riconosce la violazione della Carta dei Servizi da parte dell’Amam (per non avere garantito il sistema di interscambio delle fonti), riafferma il principio di rango sovranazionale del diritto all’acqua come bene primario e necessario. Afferma l’esistenza di danni patrimoniali (maggior costo dell’acqua sostenuto) ed anche non patrimoniali per le sofferenze subite dagli utenti, liquidando così il danno ed utilizzando per la quantificazione i medesimi parametri della Carta dei Servizi (da € 25,00 a € 125,00). Viene, quindi, così liquidata la somma di € 50,00 al giorno per i primi due giorni e di € 100,00 al giorno per i successivi, per un totale di 600 euro».

E adesso? L’Unione accetta nuove richieste

Chi ha aderito allora alla class action, fanno sapere dall’Unione Consumatori di Messina, riceverà una e-mail con cui verranno richiesti i dati per il pagamento delle somme dovute (600 euro a utenza) da parte dell’AMAM.

Diffusasi la notizia, però, molti messinesi hanno contattato l’Unione Nazionale Consumatori per chiedere, anche loro, il risarcimento. L’avvocato Intilisano, a nome dell’Unc, comunica che da lunedì 28 novembre saranno indicate le modalità per le nuove richieste di indennizzo per coloro che non hanno aderito alla class action.

 

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