Coronavirus, in Sicilia il primo trapianto di fegato da un donatore positivo

ismett di palermoÈ stato eseguito in Sicilia il primo trapianto di fegato da un donatore positivo a una paziente guarita dal coronavirus. La paziente che ha ricevuto l’organo, fanno sapere dalla Regione, sta bene, è in buone condizioni ed è stata dimessa martedì 8 dicembre, dopo essere risultata negativa al covid-19.

L’intervento è stato eseguito all’Ismett di Palermo e rientra nell’ambito del protocollo stilato dal Centro nazionale trapianti (Cnt) che consente di effettuare trapianti di organi salvavita provenienti da donatori deceduti positivi al covid su pazienti selezionati Sars-Cov2 positivi o con pregressa infezione Covid-19 poi superata. A collaborare con l’Istituto Mediterraneo per i Trapianti e Terapie ad Alta Specializzazione per la riuscita dell’intervento sono state diverse aziende del Sistema sanitario siciliano, a partire dal Centro regionale trapianti e dall’equipe dell’ospedale San Marco di Catania, dove è stato eseguito il prelievo dell’organo.

«Poter accettare, a determinate condizioni, anche le donazioni di organi da pazienti deceduti con il Covid – ha spiegato Massimo Cardillo, direttore del Centro nazionale trapianti – è un’opportunità molto importante, specialmente in un momento come questo in cui l’attività di prelievo e trapianto risente della forte pressione della pandemia sull’intero sistema sanitario. In questi giorni abbiamo effettuato cinque trapianti di questo tipo, stiamo monitorando tutti i decorsi e al momento non abbiamo riscontrato nessun caso di reinfezione».

Secondo le linee guida predisposte dal Cnt, per essere sottoposti alla procedura, i pazienti devono essere in gravi condizioni cliniche, per le quali, a giudizio del team medico responsabile del trapianto, il rischio di morte o di evoluzione di gravi patologie connesso al mantenimento in lista di attesa rende accettabile quello conseguente all’eventuale trasmissione di patologia donatore-ricevente. Ad avere recepito tale protocollo, al momento, sono solo due regioni in Italia, la Sicilia e il Piemonte.

«Il mio primo pensiero e ringraziamento – dichiara Giorgio Battaglia, coordinatore del Centro regionale trapianti – va alla famiglia della donatrice per la grande generosità e poi alla grande competenza tecnica dei professionisti della Rete trapiantologica, a partire dal personale del Crt Sicilia. Con questo caso, che ha richiesto l’adozione di procedure di sicurezza ancora più sofisticate, e che consentirà nel futuro nuovi protocolli clinici, abbiamo aperto una nuova frontiera per dare una risposta ai tanti pazienti affetti da insufficienza terminale d’organo, per i quali i trapianti sono l’unica speranza di salvezza. Ci siamo inseriti nel pieno della pandemia per ridare la vita, e abbiamo avuto il coraggio di aprire nuovi percorsi».

Soddisfatto il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci: «Ci siamo abituati al miracolo della vita che si rinnova, nella difficile contingenza che viviamo, ma questo evento assume un rilievo ulteriore, etico e scientifico, che fa onore alla Sicilia. Ogni altra parola in più sarebbe superflua. Voglio solo idealmente abbracciare, per il coraggio e l’altruismo dimostrati, i familiari della donatrice e rivolgere l’apprezzamento per tutti i professionisti impegnati nella delicata operazione».

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