Messina “libera”: parla chi ha pianto di mafia

IMG_5034Un coro di trentamila voci ha risuonato per le strade di Messina, sede della XXI Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti della mafia. Migliaia di uomini e donne, ragazzi e anziani hanno risposto presente all’invito dell’associazione Libera di don Luigi Ciotti, sfilando per le strade cittadine fino a raggiungere piazza Duomo.  Tra bandiere e striscioni, tanta gente comune unita dal desiderio di libertà e giustizia nel ricordo di chi ha perso la vita per servire lo Stato.

Ad aprire il corteo, i familiari delle vittime della mafia. Sono loro i veri protagonisti della giornata, abbracciati dai messinesi e dall’intera nazione. Al loro fianco anche tanti esponenti politici, rimasti però in disparte per tutta la manifestazione. Nessun rappresentante delle istituzioni è salito sul palco, una scelta adottata in segno di rispetto.

Foto 4Alle 11 i “trentamila” sono arrivati a piazza Duomo ed è lì che si è vissuto il momento più toccante. Dal palco sono stati letti i 990 nomi delle vittime di mafia. Un elenco lunghissimo, recitato dagli stessi familiari, simile a un bollettino di una guerra che non si è ancora riusciti a vincere. L’ultimo nome è stato letto da Vincenzo Agostino, padre di Antonino, agente di polizia ucciso dalla mafia il 5 agosto del 1989 insieme alla moglie Ida incinta di cinque mesi. Da quel giorno Vincenzo, sotto scorta dal mese scorso,  non si è più tagliato la barba, lo farà soltanto quando riceverà giustizia. “Non ci può essere verità se non viene garantita equità. La legge è calpestata da alcune mele merce presenti all’interno delle istituzioni. Le nuove generazioni non vogliono essere calpestate, pretendono giustizia e sono loro a rendere questa giornata straordinaria. Questo mi dà la forza per andare avanti, non posso più muovermi liberamente come un tempo, ma credo ancora in uno Stato che deve definitivamente togliere i suoi scheletri dall’armadio”.

Un lungo applauso è partito spontaneo quando sono stati ricordati nomi dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, commemorato dalla sorella Rita. C’è chi, seduto tra le prime file a ridosso del palco, in quel momento ha battuto le mani con più forza, alzando gli occhi al cielo. Sono passati quasi 24 anni da quel 19 luglio 1992, ma Salvatore Catalano ricorda come fosse ieri gli ultimi giorni di vita del fratello Agostino, morto nella strage di via D’Amelio insieme ai colleghi della scorta e allo stesso giudice Borsellino. “Agostino dopo l’attentato di Capaci si è trasformato in un’altra persona, era preoccupato e silenzioso. Non ci ha mai detto che faceva parte della scorta di Borsellino, si è tenuto dentro il segreto nel rispetto della legge, ma anche per farci stare più tranquilli. Ho ancora impresso nella mente il suo sguardo, ci ha salutati dalla finestra di casa quasi a volerci dire non so se ci rivedremo”.

Anche Messina ha pianto le sue vittime. Hanno sfilato i familiari del giornalista Beppe Alfano, di Attilio Manca, Ignazio Aloisi e Graziella Campagna, la più giovane delle vittime ricordata dal fratello Piero. ” Il messaggio che deve arrivare da questa manifestazione è di rivolgere l’attenzione ai problemi ai quali vanno incontro i giovani come la mancanza di lavoro. Occorre  essere tutti uniti, impegnarci in questo percorso perché ne abbiamo molto bisogno. Spero che la giornata di oggi lasci il segno a tutti i messinesi e a tutta la Sicilia”.

A chiudere la manifestazione, il saluto di Don Luigi Ciotti. “Messina è una città stupenda con mille problematiche e contraddizioni. Sono stato in periferia nei giorni scorsi, ho avuto modo di incontrare i ragazzi delle scuole costruite nei quartieri più disagiati. La loro voglia di libertà mi ha commosso. Abbiamo bisogno di una società che ci renda tutti uguali, serve un vero ponte che unisca coscienza e speranze. Qui la memoria di circostanza non ha trovato spazio, abbiamo ricordato chi si è sacrificato per il bene del nostro Paese che deve ripartire dalla Costituzione, il primo vero testo antimafia”.Don Ciotti

Come detto, i rappresentanti politici sono rimasti in disparte, assistendo alla cerimonia accanto ai familiari delle vittime. Oltre al presidente della Commissione parlamentare Antimafia Rosy Bindi (leggi qui: http://www.normanno.com/attualita/antimafia-rispettati-i-pronostici-circa-30mila-sulle-strade-le-dichiarazioni-di-bindi-e-campagna/) anche il presidente della Regione Crocetta ha abbracciato i parenti di chi ha sacrificato la vita per lo Stato. “Libera – ha spiegato Crocetta – svolge un ruolo importantissimo nella lotta alla mafia, svolge un’azione di legalità senza precedenti. La lotta alla mafia si fa soprattutto nella società. La mafia è cambiata così come è cambiata la Sicilia, ricordo le parole di Giovanni Falcone secondo il quale non sono i morti ammazzati a manifestare la potenza di un’organizzazione criminale. Per anni Messina è stata considerata babba, ma qui si è invece creato un intreccio di malaffare politico ed economico, la provincia messinese ha dato un contributo all’esercito mafioso, mi riferisco a centri come Barcellona o Tortorici”.

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