Renato, Gino, Nina e il Piano che “divise” Cambiamo Messina dal Basso

consiglieri lo presti e sturniolo addio cambiamoLa prima correva ragazzina all’ex Gil con quel professore di Educazione Fisica che per molti era strambo e per i ragazzi un mito. A Nina ha insegnato a tenere il ritmo percorrendo i chilometri, a dosare le forze durante la marcia, a sfogare nello sport le pulsioni giovanili e a impegnarsi in politica per cambiare le cose.

Il secondo è il compagno di tante “battaglie”, di scalate al Pilone, di cortei in strada contro il Ponte, di manifestazioni per l’acqua pubblica e la pace.

Ma la politica è un’altra cosa, non è storia, non è protesta ma proposta e si hanno idee diverse. Quelle che in un piovoso martedì di settembre hanno convinto, ufficialmente, i consiglieri comunali Nina Lo Presti e Gino Sturniolo a voltare le spalle al sindaco Renato Accorinti (i tempi cambiano) che non riconoscono più, che non è di Sinistra. Non vanno via dal Comune ma criticano il professore di Ginnastica che in maglietta, jeans e scarpe da tennis amministra la città. La coerenza nell’abbigliamento sportivo non basta. Volevano atti a favore delle fasce deboli, provvedimenti di Sinistra, messinesi al governo lasciati alla porta da sempre ma capaci di offrire la loro esperienza e non tecnici venuti dal Nord. Ma non è solo questo. Volevano un altro Piano di Riequilibrio finanziario decennale, volevano cambiare la mappa del potere di questa città, aprire i conti e dare responsabilità. Il Piano è un altro e Lo Presti e Sturniolo non hanno più l’etichetta di Cambiamo Messina dal Basso.

Continueranno a votare ma per il gruppo misto. Sturniolo ha annunciato di aver messo a disposizione il mandato. Meglio soli e senza spille ma con le nostre idee – pensano. Il Piano di riequilibrio finanziario di Guido Signorino e Antonio Le Donne li ha convinti a lasciare la lista del sindaco, abbandonare quel gruppo formato nella campagna elettorale 2013 contro Felice Calabrò del centrosinistra sostenuto dalla corazzata Genovese. In pochi mesi quel movimento, frutto di anime ed esperienze politiche tra le più differenti (ci sono dentro cattolici e comunisti della prima ora) aveva mandato a Palazzo Zanca quattro consiglieri e un’intera giunta.

I due consiglieri contestano il Piano nei contenuti, lo definiscono un condono tombale, una maxisanatoria a chi ha dissanguato negli anni le casse del Comune, un mettere sotto il tappeto le responsabilità dei sindaci e dei partiti che hanno governato Messina negli ultimi venti anni e di contro un’accetta che “si abbatte” per i prossimi dieci anni con più tasse e meno servizi sulla testa dei messinesi, in particolare quelli onesti. E poi c’è la mancata partecipazione, la non condivisione di tanti altri provvedimenti, la chiusura in un bunker da un anno e due mesi della giunta, i silenzi, il mancato ascolto a far dire a Lo Presti, Sturniolo e ad altri esponenti come Santino Bonfiglio, consigliere del IV Quartiere, a Daniele David della Fillea Cgil, all’ex consigliere Maurizio Rella, a Massimo Camarata del “Teatro Pinelli” che è giunto il momento di lasciare, che quella rivoluzione iniziata di corsa da via XXIV Maggio a piazza Unione Europea si deve fermare perché non è possibile farla con atti di centrodestra e centrosinistra. Come quel Piano che per loro non è più lo spazio di Cambiamo Messina dal Basso ma la superficie personale di Accorinti e Signorino. Non sono bastate due assemblee a farli tornare indietro.

La Lo Presti ha criticato fin da subito lo “scettro” nelle mani del vicesindaco Guido Signorino e di coloro che senza essere stati eletti si erano stretti attorno ad Accorinti chiudendo porte e finestre a tutti gli altri.

Per Sturniolo la luna di miele con la giunta è durata un po’ di più giungendo al divorzio dopo aver esaminato gli atti del Piano di Riequilibrio. Per l’amministrazione l’alternativa alle posizioni dei due consiglieri è il dissesto. Accorinti parla di lacerazione dolorosa e fortissima ma che la rivoluzione non si fa con slogan ma lavorando.

Aspettando che Messina cambi Lo Presti e Sturniolo cambiano gruppo. @Acaffo 

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