Rischio idrogeologico. Gioveni: «Cosa è stato fatto dopo gli incendi della scorsa estate?»

Incendi Messina
Dopo i devastanti incendi dell’estate scorsa continuano le preoccupazioni per il benessere del nostro territorio. Con l’inverno ormai arrivato e le piogge sempre più frequenti il consigliere comunale Libero Gioveni esprime il suo timore in merito all’alto rischio di dissesto idrogeologico alla quale Messina è ora soggetta. Una paura alimentata, secondo il consigliere, dalle dichiarazioni di alcuni geologi in aula lo scorso settembre.

«Le colline incendiate questa estate sono del tutto prive di vegetazione – hanno spiegato i tecnici in sede di Commissione consiliare secondo il racconto di Gioveni – Temiamo quindi che, a differenza di quando piove in quelle colline ricche di verde laddove l’acqua si infiltra quasi tutta nel terreno, alle prime piogge torrenziali il 90% dell’acqua scivolerà tutta a valle portandosi dietro tutto quello che incontrerà».

Chiaramente un evento di questo genere sarebbe catastrofico per Messina, sopratutto in quelle zone, come Spartà, Annunziata alta, Camaro Superiore e San Michele, in cui le fiamme hanno distrutto ettari di terreno boschivo.

Nubifragi e alluvioni non sono una novità per la nostra città, basta pensare agli eventi avvenuti l’autunno del 2009 quando, a causa di un violento temporale, hanno perso la vita 37 persone.

«L’intera città a questo punto ha tutto il diritto di sapere cosa si è fatto – continua l’esponente del gruppo misto – e cosa ancora si sta facendo per la messa in sicurezza dei circa 500 ettari di aree boschive distrutte totalmente dal fuoco».

Secondo Gioveni in seguito alla dichiarazione dello stato di calamità per Messina del luglio corso e le rassicurazioni fornite dall’ex Presidente della Regione Rosario Crocetta il Sindaco Accorinti e l’Assessore alla protezione civile devono fornire alcuni chiarimenti e risposte.

Il consigliere chiede in conclusione: «A che punto sia l’iter per la dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Governo che sarebbe dovuto essere consequenziale proprio alla dichiarazione dello stato di calamità; a che punto sia l’iter per la stima dei danni subiti; a che punto siano i processi amministrativi e tecnici per la ricostruzione ambientale e al rimboschimento delle nostre colline e se siano state individuate delle priorità di intervento e in quali zone del territorio comunale».

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