Nuovi arrivi di migranti: denunce e richieste dell’Arci

arciL’Arci Territoriale di Messina e il Circolo Arci Thomas Sankara intervengono in merito agli ultimi arrivi di migranti — in maggioranza Siriani ma anche Egiziani —, trasferiti nella tendopoli al campo da baseball vicino al Pala Nebiolo. In tutto sono in 115 e tra loro sono presenti numerosi minori, oltre 70.

L’Arci denuncia, alla luce dei nuovi trasferimenti avvenuti domenica mattina a poche ore dal loro sbarco sulle coste siciliane, «il permanere di una prassi di non accoglienza dei richiedenti asilo in città». Per l’esattezza: l’istituzione permanente di un centro di smistamento per richiedenti asilo a Messina, «un non-luogo — ribadisce il circolo in una nota —, dove,  ancora una volta, i migranti vengono trattati come merce e il loro tempo di vita sospeso»; la chiusura di persone, oggi provenienti dalla Siria e dall’Egitto, minori, donne con bambini piccoli, dentro un campo da baseball  e  la sistemazione delle stesse in una tendopoli.

Ancora una volta l’Arci lamenta l’assenza di un luogo — che la Prefettura avrebbe dovuto individuare, ribadisce — più consono e dignitoso per l’accoglienza dei migranti.

«La Prefettura — si legge nella nota dell’Arci — si è completamente chiusa  al dialogo sia con la cittadinanza sia con l’Amministrazione Comunale che, in questi due mesi, ha proposto luoghi ulteriori e diversi di accoglienza per i richiedenti asilo».

«La risposta dell’Amministrazione Comunale — prosegue il messaggio — non è stata adeguata. Da subito, infatti, l’amministrazione avrebbe dovuto predisporre gli opportuni accertamenti sanitari, posto che erano presenti dentro il Pala Nebiolo 182 persone, tra queste alcune affette da malattie come la scabbia e non curate, con tre soli bagni, spesso senza acqua corrente e sempre fredda. Il Sindaco avrebbe potuto emettere un’ordinanza di chiusura del Pala Nebiolo per motivi di igiene e salute pubblica. Si è dovuto, invece, attendere che l’Asp, il 14 novembre, mettesse in evidenza l’inadeguatezza del posto per un uso di lungo periodo».

A questo punto la soluzione trovata è stata quella della tendopoli che non piace all’Arci che dichiara: «Il Comune avrebbe dovuto ribadire con fermezza che l’unico modello di accoglienza possibile è quello del Sistema Nazionale di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati dei Comuni italiani».

Alla luce degli ultimi arrivi e in linea con quanto sostenuto e sollecitato fino ad ora, l’Arci chiede: la chiusura di tutti i “centri di smistamento” sul territorio italiano  e la loro non istituzionalizzazione, anche in chiave “emergenziale/umanitaria”; la chiusura immediata della tendopoli per violazione dei diritti umani e del diritto alla salute; l’immediato trasferimento dei minori, dei casi vulnerabili e delle donne in strutture protette, rimandando la loro eventuale identificazione in tali strutture; «che il Comune faccia propria la nostra istanza alla Prefettura e alla Questura di Messina e, quindi, richieda quello che è già accaduto a Lampedusa, Siracusa e Catania per i siriani: di non procedere all’identificazione dei richiedenti asilo attraverso i rilievi segnaletici per non incorrere nelle maglie del regolamento Dublino»; che vengano rispettati, in ogni caso, i diritti umani e non venga fatta violenza nell’eventuale procedura di rilievi segnaletici; che vengano concesse le autorizzazioni all’ingresso nel centro agli enti di tutela, come previsto dalla normativa.

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