No. Proroga.Rettori: « Il nostro obiettivo è smettere di doverci vergognare: Tomasello si dimetta»

Universita-Messina«Oggi chiediamo ai colleghi, alla cittadinanza e alla politica, in particolare a coloro che hanno recentemente ricevuto mandato di rappresentare la nostra comunità alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica, di rompere gli indugi e di palesare la loro posizione in merito ad una questione che impediremo a tutti i costi di archiviare, perché non consentiremo ad alcuno di obnubilare le nostre coscienze». Così nella nota di No.Proroga.Rettori, che insiste sulla necessità che il Prof. Tomasello rassegni le proprie dimissioni. «La querelle sulle mancate dimissioni del Rettore dell’Università di Messina — evidenzia il Comitato —, ha ormai varcato l’ambito cittadino raggiungendo dimensioni nazionali, come dimostrato dall’articolo recentemente pubblicato sul sito web di uno dei più popolari quotidiani italiani». Il Comitato No.Proroga.Rettori, nella nota, ripercorre tutte le posizioni che si sono registrate dal momento della condanna del Prof. Tomasello: «dalle differenti sfumature di garantismo esibite dai Proff. Navarra, Romano e Vita, all’articolata critica espressa dalla Prof. Ferlazzo, fino all’inequivocabile risposta del Prof. Cupaiolo circa la opportunità che il Prof. Tomasello si dimettesse: “Sì e innanzitutto a salvaguardia dell’immagine dell’Ateneo”». Ad essere citata anche la mail proveniente dall’Ufficio webmaster dell’Ateneo, pervenuta il 25 Febbraio, firmata da «una non meglio identificata “squadra di governo” — ricorda il Comitato —, i cui componenti non hanno ritenuto necessario sottoscrivere con nome e cognome, ha reso partecipe l’intera comunità universitaria del proprio convincimento che fosse invece “necessario da parte di tutti chiedere al Rettore di restare al suo posto per senso di responsabilità verso l’Ateneo”». Il primo Marzo, invece, «un gruppo di docenti — prosegue No.Proroga.Rettori —, capitanato dal Prof. Squadrito ha stigmatizzato il fatto che il dibattito si sia troppo concentrato sulle “recenti vicende”, mentre “le proposte costruttive su come disegnare il futuro della nostra Università stentano invece a decollare e gli argomenti rilevanti per un fattivo confronto vengono palesemente disattesi”». «Noi — continuano — siamo le gambe su cui questa Università cammina, le braccia con cui fatica ed il cuore che la fa pulsare. Il nostro obiettivo è smettere di dovercene vergognare. Al Professor Navarra, il quale, pur continuando a ritenere che le dimissioni del Rettore non siano un atto dovuto ma piuttosto “debbano essere frutto di una scelta che attiene alla sua personale sensibilità”, nella sua ultima email alla comunità universitaria sollecita il Decano dell’Ateneo a “fissare senza indugio la data delle elezioni da tenersi al più presto”, ricordiamo che altrettanto legittimamente il Prof. Berlingò, al quale è demandata l’incombenza di convocare il corpo elettorale, può rifiutarsi di accelerare i tempi. Coloro i quali intendono dare ad un Rettore condannato in primo grado per gravissimi reati contro la Pubblica Amministrazione il mandato di continuare a governarci nei prossimi mesi, arrogandosi il diritto di nominare il Consiglio di Amministrazione che gestirà l’Ateneo negli anni a venire e perfezionando le pratiche per l’istituzione della Fondazione della quale egli è già stato designato Presidente, abbiano il coraggio di assumersene la responsabilità senza infingimenti, evitando di offendere le nostre intelligenze invocando come alibi i gravosi problemi che affliggono le Università nel terribile frangente socio-politico-economico che viviamo. Appare quanto mai sospetto infatti — concludono — che costoro, pur avendo avuto in alcuni casi rilevanti responsabilità di governo, solo oggi si accorgano del disastro cui dovremo a breve far fronte».

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