MessinaServizi: le 5 domande di Cambiamo Messina dal Basso a Cateno De Luca

foto di gruppo di cambiamo messina dal basso - cmdbÈ programmato, questo pomeriggio alle 19, un consiglio comunale straordinario per parlare del presente e futuro di MessinaServizi Bene Comune. A poche ore dalla seduta il movimento Cambiamo Messina dal Basso lancia una sfida ai rappresentanti del civico consesso: cinque domande da porre al Sindaco Cateno De Luca.

«Riteniamo – scrivono i rappresentanti di CMdB – sia necessario porre domande precise e dirette al sindaco De Luca per fare veramente chiarezza su quanto sta avvenendo e svelare i reali piani dell’amministrazione, che ormai, secondo noi, sono palesi, ovvero privatizzare a tutti i costi la gestione del servizio rifiuti, mettendo a rischio l’occupazione e “regalando” al mercato una società senza debiti e con la capacità di fare autonomamente investimenti».

Ecco le cinque domande che i Consiglieri dovrebbero porre al Sindaco.

  1. «Qual è il testo integrale del quesito avanzato dal comune alla Corte dei Conti in merito all’eventuale attuazione della legge Madia a seguito del fallimento di Messinambiente? Leggendo infatti il parere della Corte dei Conti si ricaverebbe che il comune di Messina ha formulato male il quesito inducendo in errore la Corte. Nella premessa del parere infatti si legge tra l’altro, facendo riferimento al quesito del comune, che “…è stato dichiarato il fallimento della società in house providing Messinambiente spa…alla quale erano precedentemente affidati gli stessi servizi oggi gestiti dalla Messinaservizi bene comune spa”. Ci sono ovviamente due palesi errori: Messinambiente non era e non è una società in house providing; Messinambiente non ha avuto l’affidamento diretto del servizio. Non sono errori di poco conto perchè i due aspetti mettono fuori dal perimento della legge Madia il caso Messianbiente/ Messinaservizi: non è che è stato formulato così appositamente per ottenere un parere negativo?»
  2. «Ma non è che si è voluto forzare l’avvio della liquidazione di Messina Servizi avanzando il quesito sull’applicabilità della Madia solo alla Corte dei Conti e non ad altre autorità (esempio il Ministro della Pubblica Amministrazione) che sono i soggetti effettivamente competenti a dare un’interpretazione autentica della norma? L’impressione che si ha è che si sia voluto affrettare l’avvio della liquidazione di Messinaservizi Bene comune senza dovere aspettare ulteriori pareri, per richiedere i quali sarebbe stato necessario relazionare in maniera puntuale le vicende societarie di Messinambiente, dalla nascita al fallimento, e di Messinaservizi bene comune, “perdendo” tempo prezioso per realizzare i propri obiettivi».
  3. «Si è valutato che la messa in liquidazione di Messinaservizi Bene comune impedisce l’aumento del capitale sociale che era già previsto con l’operazione di usufrutto dei beni di Messinambiente? Non si crea danno erariale? Nel Piano finanziario ai fini Tari 2019 sembrerebbe indicato il capitale sociale di Messinaservizi bene comune per la somma di 1.165.000 euro, comprensivo delle due quote già versate per l’usufrutto dei beni di Messinambiente, da completare con un versamento finale di 1.400.000 euro per l’acquisizione definitiva dei beni di Messinambiente e la loro patrimonializzazione. Visto che la procedura concordataria è saltata e che Messinaservizi verrebbe messa in liquidazione non sembra più possibile l’aumento di capitale sociale. Si palesa un altro danno erariale?»
  4. «Se dovesse essere avviata la liquidazione di Messinaservizi bene comune che fine farebbero le gare in corso per nuovi investimenti ed il rilancio strategico della raccolta differenziata? Non sarebbe anche questo un altro danno erariale? Una società in liquidazione non può compiere atti di carattere strategico in quanto cambia la sua mission societaria, che non è più quella di operare per creare nuova ricchezza, ma è quella della cessazione della sua operatività.»
  5. «Sulla base di quali criteri  è stato determinato il premio di risultato di 10 milioni di euro, che corrisponderebbe ad un premio per ogni lavoratore di circa 18mila euro, da elargire solo con il raggiungimento del 65% della raccolta differenziata nel luglio 2019, ma che determina da subito un aumento sensibile dei costi a carico dei cittadini? È già stata inserita nel piano finanziario la copertura totale di questi premi? In Italia aziende come la Lamborghini, la Luxottica e la Ferrari, hanno distribuito lo scorso anno premi di risultato record, che vanno dai 3000 ai 5000 euro lordi a lavoratore, sulla base di vari criteri, mentre il sindaco De Luca, con i soldi dei contribuenti, dichiara di elargire il quintiplo o il sestuplo dei premi record delle suddette grandi aziende italiane ai lavoratori di Messinaservizi Bene Comune alla sola condizione che si raggiunga il 65% di raccolta differenziata il primo luglio 2019. Si ha l’impressione che la previsione di un premio così sproporzionato per il raggiugimento di un obiettivo così ambizioso, sia solo un modo per distrarre i lavoratori dall’operazione di liquidazione di Messinaservizi Bene comune, scaricando poi il mancato raggiungimento dell’obiettivo a luglio ai vertici aziendali e magari anche ai lavoratori che non percepirebbero alcun premio. Infine dai dati resi noti dagli organi d’informazione del Piano finanziario a fini TARI sembrerebbe che siano indicati solo 3.300.000 euro a copertura del premio di risultato. Dove sono i 6.700.000 mancanti?»

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