Imprenditori e giovani chiamati a raccolta. La Lelat chiede un aiuto

LelatLa presidente della Le.l.a.t., la dottoressa Anna Maria Garufi, lancia un appello a imprenditori e artisti di strada per ridare colore e abbellire i muri fatiscenti della struttura che ospita per la Lega Lotta all’Aids e alla Tossicodipendenza. La ragione non è fine a se stessa: in un quartiere difficile, come quello di Mangialupi, la Garufi vuole riportare e cercare di educare al senso della bellezza, per questo chiama in causa l’intera comunità messinese. Ecco cosa scrive:

«Quando grazie ad un Por Sicilia è stata ristrutturata la  Le.l.a.t., per quanto concerne l’esterno il Comune ha deciso di abbellire e ristrutturare solo il “muro di facciata” della recinzione che la delimita, le due facciate che si rivolgono verso le baracche e verso il carcere non valeva la pena farle, detenuti e baraccati non hanno diritto alla bellezza e alla pulizia. Eppure dal lato del carcere, nei giorni della visita parenti, quella strada è stracolma di mogli e bambini, madri, padri che dalle 4 del mattino fanno la fila per prendere il numero per poter entrare a vedere i cari reclusi, unico confort una fontanella e una sola panchina con una tettoia troppo piccola per ripararli dalla pioggia o dal sole battente! Chi ha la fortuna di avere una macchina si ripara, gli altri …

Come sempre cerca di sopperire il volontariato, infatti i volontari del Crivop portano un camper (che era della Le.l.a.t.) per offrire un sorriso, una parola o una tazza di latte caldo ai più piccoli e ai più vecchi e a qualche madre che allatta il neonato che non ha mai conosciuto il padre.

Intorno a loro squallore! Cassonetti stracolmi, vecchi e bruciati, ed in più quel muro distrutto di una comunità che ospita altri detenuti che a causa della loro tossicodipendenza sono più fortunati perché affidati alle nostre cure. Dall’altro lato della Le.l.a.t., dove brulica il quartiere Mangialupi con i suoi “niňos de rua” (bambini che vivono in strada), il muro è ancora più fatiscente e brutto.

«Tanto, questi qui sono vandali che devastano tutto», dice uno dei responsabili del Comune.

 «Certo, chi li ha abituati alla bellezza, al bene comune? Non lo conoscono e non lo rispettano. Conoscono solo la rabbia che troppo spesso scaricano, purtroppo, contro la nostra comunità». Io ho chiesto: «Per piacere, almeno intonacateceli quei muri orrendi». «Non è previsto nel progetto — è la secca risposta. Lei dottoressa campa di sogni, ma la vede la riconoscenza che riceve!».

Io penso: «A loro modo mi rispettano. La nostra casa, unico presidio di legalità in questo terribile quartiere, è sempre aperta per loro e lo sarà sempre». Ma oggi, nell’era Accorinti, con  questa città che si risveglia, ho pensato, «adesso tutto può essere possibile, e se i muri li ristrutturassimo noi? Se qualche imprenditore ce li intonacasse e i nostri artisti di strada ce li riempissero di bei murales colorati?», Sarebbe stupendo! Figli di detenuti e di baraccati immersi in un bagno di colore e di bellezza. Forse arriverebbero persino a non distruggerli, a considerarli per la prima volta un bene comune da proteggere. È vero, io sogno, ma credo nei miracoli! All’ingresso della mia Le.l.a.t. c’è scritto: «Mai nessuna carovana ha raggiunto l’utopia, ma è l’utopia che muove tutte le carovane». Giovani di Messina, volete percorrere questo piccolo percorso verso un’utopia con noi?».

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