Spese, spose, affanni e danni del peggiore mese dell’anno: questo

fondamentalmente messinaMaggio è un mese difficile. I campionati finiscono, la scuola finisce, il tempo per preparare il 730 sta finendo. A rendere ancora più drammatica la situazione è il susseguirsi di cerimonie a cui veniamo invitati. Se per le comunioni la motivazione è puramente logistica, non ho mai compreso perché la maggior parte dei matrimoni si celebri a maggio. Pare sia per ragioni climatiche, per godere del primo caldo senza boccheggiare in taffetà o fresco lana, nonostante ultimamente, con questo voltafaccia primaverile, maggio sia diventato il mese della sciangazza inaspettata che uccide più che fortificare gli eventuali avventori di un ricevimento all’aperto. In ogni caso, a tutti, prima o poi, tocca l’invito ad una cerimonia di cui sopra, per cui, superate le prime fasi di imprecazioni e anatemi, occorre passare alla fase organizzativa. Essendo i messinesi gente che ci tiene alla famiglia, ai sacramenti religiosi, alle ricorrenze, questi eventi vengono vissuti in maniera molto profonda e sentita.
Il primo step per un concittadino che si rispetti è fare un prestito. Qualora gli istituti di credito rifiutino, o peggio, sia la suocera a rifiutarsi di fare da garante, si può sempre ricorrere ad un anticipo sul TFR, che serve appunto a far fronte a queste emergenze. Si sa quanto è importante fare una bella figura con i parenti, per cui i soldi servono. Innanzitutto è necessario investire un’ingente somma per l’abbigliamento dell’intera famiglia. Le donne strisceranno la carta di credito per vaporosi abiti color Tiffany, o sobri tubini scuri nascondi-vergogne. Anche i bambini riceveranno l’onere di indossare delle piccole cravatte che finiranno crivellate di sugo o cioccolato, insieme a pantaloni bianchi che tenteranno di fuggire appena compresa la loro destinazione d’uso. Gli uomini saranno fortunati se verrà concesso loro di comprare una camicia nuova da abbinare al completo indossato per le cerimonie degli ultimi sei o sette anni. Poco importa se il completo in oggetto fu acquistato in occasione del matrimonio del cugino tenutosi in Friuli a gennaio; tanto a maggio ancora fa freschetto.
L’altro investimento fondamentale è nel parrucco: non sia mai che si affronti un matrimonio o una comunione senza una cascata di boccoli naturali o una cotonatura degna della Camusso. Ma l’esborso più ingente è per il regalo. Noi siamo un popolo generoso, il bene degli altri viene prima del nostro. Perciò non stupiamoci se in alcune abitazioni di questa ridente città si stringe la cinghia ai limiti della sopravvivenza pur di fare un regalo importante ad una cerimonia. Che poi alla fine i gemelli d’oro o la busta con i soldi li vedono tutti, i pasti a base di patate bollite nel mese precedente non li ha visti nessuno.
Il problema si aggrava quando la cerimonia ci vede direttamente interessati e responsabili. Per la riuscita di un evento del genere, le regole per un buon messinese sono poche ma rigide e imprescindibili. Basta seguirle attentamente e il risultato sarà garantito. Innanzitutto, invitare quanti più parenti e affini in linea retta e obliqua; che lo sappiano tutti che non badiamo a spese. Il ricevimento – che sia nozze, comunione, battesimo – va fatto in un locale che quanto più è lontano, fuori mano e difficilmente raggiungibile, tanto più è chic. Le portate da servire devono superare il limite dell’umana sopportazione, così come i litri di alcolici. La gente deve ricordare l’evento, anche se per farlo deve trascorrere la notte al Policlinico in coma etilico o con una gastroenterite. Le bomboniere devono essere delle opere simili, per dimensioni e gusto, alla Pietà di Michelangelo. Meglio ancora se vengono destinate anche al fornaio o il macellaio di fiducia. Le ore trascorse seduti a tavola devono essere pari a quelle necessarie a Telethon per raggiungere la cifra utile a costruire un ospedale in Africa. I boccoli devono perdere di tono, il trucco deve sciogliersi sui volti esausti, i bambini, in evidente stato di decomposizione, devono essere adagiati su sedie e divanetti, i piedi dei commensali devono gonfiare all’interno di mocassini e décolleté e i girovita dentro tubini e cinture di pelle. Non è una scena conviviale ma una lotta per la sopravvivenza. Solo così possiamo essere sicuri che ci si ricordi di un evento, di una cerimonia, di un sacramento. Perche noi le sentiamo nel profondo certe cose.

Giusy Pitrone

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