Siamo (quasi) sempre con voi… non vi lasceremo (quasi) mai

fondamentalmente messinaSiamo sempre con voi, non vi lasceremo mai. Magari ogni tanto. Se perdete o non vuliti ‘nchianari. O se mia madre fa la pasta al forno e mio padre compra i cannoli. Se piove. Se non piove, che me ne scendo al pilone. Se c’è la Juve o l’Inter. Insomma, qualche volta vi lasceremo, cercate di capire…
L’attaccamento alla squadra di calcio è il termometro del senso di appartenenza per molte città. Il messinese medio è tipicamente di facili entusiasmi e di repentini affievolimenti del sacro fuoco del tifo. Escludendo lo zoccolo duro che non molla mai, presente se il Messina gioca col dopolavoro ferroviario di una frazione al confine della Basilicata o se scende in campo a San Siro, che da’ fondo a stecche di sigarette e xanax prima di un derby, che resta a letto a fissare il soffitto per giorni interi dopo una sconfitta devastante, l’atteggiamento dei messinesi è multisfaccettato.
Il menefreghista. Della peggior specie è colui che ama lo sport in generale, o gli sport minori, vantandone la carica agonistica. Non segue il calcio perché “girano troppi soldi”, perché è “di massa”, preferendo di gran lunga seguire il tennis o il ciclismo. Dopo ore trascorse a guardare uomini e donne di bianco vestiti che ansimano ad ogni colpo di racchetta, o povere anime in tutine aderenti che arrancano sudati su una bicicletta, si sentono soddisfatti. Soli, perché nessuno può reggere un simile supplizio, ma appagati.
Il miscredente. Colui il quale non crede nella società, e te lo dice come se solo lui sapesse la verità: fatti e misfatti della dirigenza del Messina calcio. Il miscredente sa cose che noi umani non possiamo neanche immaginare. Roba che scotta, coperta dal segreto di Stato, custodita come il terzo segreto di Fatima, che, se solo venisse divulgata, ci sarebbero conseguenze per il mondo intero. Le società intanto cambiano, ma lui crede nel perpetrare di complotti da parte di uomini politici che manovrano le fila del Messina per portare avanti i loro affari.
L’ipercritico. A differenza dei precedenti, questa tipologia non disdegna di frequentare lo stadio. Da lì, poi, si critica meglio. Che sia al bar o al S. Filippo, ha una buona parola per tutti: non c’è gioco, in campo sono messi male, l’allenatore non vale e il preparatore atletico non serve. Metà della squadra dovrebbe abbracciare il lavoro nei campi, l’altra metà tirar su muri con la cazzuola. Lo stadio fa pena, se piove ci si bagna, i sedili sono scomodi, il caffè sa di bruciato, il bagno è sporco e il sindaco se ne frega. Quantomeno è coraggioso: rischia randellate nei denti ogni volta che decide di andare allo stadio ad esprimersi in libertà per novanta minuti.
Il tifoso occasionale. Può sembrare la categoria con più adepti, ma non è così. A Messina trovare persone coerenti che ammettono la suscettibilità del proprio attaccamento ai colori in base alla classifica o alla categoria è facile come mettere la terza in Via XXIV Maggio. Meritano rispetto quantomeno perché sono vittime predestinate dei tifosi sempre presenti. Rispondono agli appelli accorati per riempire lo stadio, timidamente tirano fuori la sciarpetta dall’armadio, rifiutano il pranzo domenicale, litigano con mogli e fidanzate per poi essere chiamate cucche se la partita va male.
L’ultrà occasionale. A differenza del tifoso occasionale, consapevole di avere un coinvolgimento direttamente proporzionale all’andamento della squadra, l’ultrà occasionale si disinteressa per periodi più o meno lunghi delle sorti della squadra, ma quando torna, ha il piglio di chi non se n’è mai andato. Tifa più degli altri, inventando le parole dei cori, come i cantanti da pianobar nei matrimoni. È accanitissimo e minaccia invasioni di campo anche per un fallo laterale negato. Si barda come se fosse un kamikaze afgano, per non farsi riconoscere dalle forze dell’Ordine a suo dire. In realtà non vuole essere riconosciuto dagli amici che per mesi lo hanno visto in foto su facebook, a trascorrere romanticamente le domeniche con la fidanzata che probabilmente lo ha appena lasciato per un capo ultrà pluritatuato.
Il radical chic. Solitamente un professionista titolato, se il Messina naviga in cattive acque non si fa vedere neanche a chilometri dallo stadio, impegnato in sport estremi, congressi internazionali o pranzi dalla suocera. Evita persino di parlare di calcio, perché in realtà soffre, ma non può permettere che le proprie nobili targa siedano sui sedili di uno stadio in cui gioca una squadra che ha solo una figurina nell’album Panini. In odore di promozione però, prende coraggio, indossa lo smanicato domenicale e trascina la moglie, in rapporto simbiotico con una Louis Vuitton, in tribuna.
A parte la felice parentesi della serie A, in cui tutte le barriere sono cadute, l’attaccamento di questa città alla squadra gode di fasi altalenanti. Scaramanticamente non mi pronuncio sul hic et nunc. Sperando naturalmente in un nuovo, forte, bugiardissimo siamo sempre con voi!
Giusy Pitrone

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