“Non disturbate: sono occupata ad occupare..e comincio da Zara”

fondamentalmente messinaSarà questo lunghissimo primo mese dell’anno, sarà la ventata rivoluzionaria che serpeggia in città, sarà la voglia di rinnovarsi, ma io sono stanca del mio modo di vivere. Del resto, questa Amministrazione “umana” e fallibile ci sta dimostrando che non è necessario mantenersi imbrigliati nei numeri, nei ruoli, nei doveri. Il mio bilancio economico mensile è risultato finalmente al pareggio fra entrate e uscite. Ok, ho contato lo stipendio due volte, e allora? Succede anche a me. Farò dei correttivi. Anzi no, perché cambio vita.
Sono stanca di alzarmi tutte le mattine alle sei e andare a lavorare, schiava di questa logica assurda per cui per avere lo stipendio devi dedicare otto preziose ore quotidiane a un’azienda. Sono stanca di nascondermi dentro il vano contatori del mio palazzo, tappando la bocca a mio figlio, per non incontrare la mia padrona di casa, alla quale devo dire che l’affitto lo pagherò con un po’ di ritardo. Stanca anche di vivere in un appartamento in cui non si può mantenere neanche il doppio senso di circolazione: se ci si incontra in corridoio o in cucina, qualcuno deve fare retromarcia. Esausta di mettere in un’ampolla bigliettini con scritto Tares, Tarsu, canone Rai, condominio, assicurazione ed estrarre, bendata come il povero bambino della lottomatica, la cifra da pagare questo mese e quell’altro.
Ho trovato un nuovo stile di vita che fa per me, una nuova occupazione: l’occupazione. Ne ho parlato con mio figlio e sembra d’accordo. Vedrò di coinvolgere anche le mie sorelle e qualche amico fidato. Dovrò iscrivermi all’albo degli occupatori? Magari superare degli esami per avere l’attestato. Devo capire anche qual è l’ente che mi erogherà lo stipendio di occupatrice. Perché c’è sicuramente un contratto collettivo che prevede un salario, altrimenti mi chiedo come potrebbero campare tutti gli occupatori di questa città. Mica puoi andare a mettere radici in posti sempre diversi se non hai un sostentamento economico. Ci sarà una sorta di ente previdenziale che sovvenziona il cibo da asporto, i sacchi a pelo, quei deliziosi cappellini, sciarpone, anfibi e gonnelline stile grunge, che caratterizzano i miei futuri colleghi. Che poi l’occupazione ti occupa, notte e giorno, non c’è tempo neanche per un part time o per una telefonata a mamma e papà per chiedere cento euro.
Primo step: occupare Zara. Attenzione, la mia decisione ha una valenza assolutamente sociale. Non è affatto giusto durante i saldi, mettere al 50% la collezione dell’anno prima e solo al 30% quella della stagione in corso. Tutto al 50%! Ci riuniremo in assemblea permanente nella zona nuovi arrivi dando vita a dibattiti di spessore aperti a tutta la cittadinanza. E sviscereremo annose questioni tipo l’uso indiscriminato delle ballerine con i tubini, magari invitando esponenti di spicco, come la Toffanin. Che provino a farci sgomberare! Ci difenderà il Sindaco che, senza offesa, di abbigliamento se ne intende! E se mai dovessero riuscirci, non ci fermeremo.
Anche la mia occupazione sarà itinerante: occuperemo Kiko per struccare le commesse. Povere ragazze, costrette per contratto a incartapecorirsi la faccia solo per promuovere il nuovo fondotinta a prova di punteruolo e scalpello. Nel frattempo organizzeremo degli eventi per far conoscere a milioni di donne l’uso del copri occhiaie, che non si possa dire che la mia scelta non sia a beneficio della comunità. Dormiremo nei sacchi a pelo e disegneremo murales con i rossetti.
Ed ancora, ci sposteremo nei centri benessere, affinché a beneficiarne possano essere tutte le donne stanche, piegate sotto il peso del Pil e della famiglia. Sauna e massaggi per tutte. Perché a fruire del patrimonio di questa città devono essere tutti, indiscriminatamente.
Essendo a questo punto occupatrice di professione, senza lavoro, con un figlio e un pesce rosso a carico, scusate, ma vado a occupare qualche bella villetta sfitta. Una di quelle a due piani magari, con giardino, così raccogliamo in giro i cagnolini abbandonati. Sarà da lì che promuoverò la cultura e l’intrattenimento, con l’organizzazione di serate a tema, aperte a tutti. Dal karaoke al revival anni ottanta; mica per fare cultura c’è bisogno di ballerine contorsioniste ungheresi o suonatori di piffero boliviani. La mia interpretazione di Madonna in Like a Virgin è memorabile.

Giusy Pitrone

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