Miracoli elettorali. Il “trasformismo” politico è figlio del Photoshop

fondamentalmente messinaMi mancherà la campagna elettorale. Ora che è tutto finito, che nessun volto campeggerà più dai cartelloni nelle strade, da facebook e dalla cassetta della lettere, ammetto che soffrirò per il vuoto attorno a me. Con tutti quegli slogan carini, preceduti dal cancelletto che ai miei tempi serviva solo a nascondere un numero di telefono se volevi fare chiamate anonime. Ma si sa, le cose cambiano e cambia anche la comunicazione politica. Soprattutto per quanto riguarda le immagini, aspetto più interessante di questi giorni europei se contiamo i selfie scattati dai candidati e immediatamente schiaffati su fb o twitter. E non solo: accanto alle nuove versioni degli autoscatti, nessuno ha fatto a meno dei tradizionali mezzi di comunicazione elettorale.
La novità è che mai come questa volta si è rasentato il miracolo. Rughe appianate, occhiaie cancellate, pori ristretti, sguardi raddrizzati, risultati di immagini pubblicitarie create da geni del fotoritocco o da Houdini in persona. Tanto che sto pensando seriamente a candidarmi alla prossima competizione elettorale. Se la Meloni, donna energica e di spessore, ma non sicuramente una finalista di Salsomaggiore, è diventata la controfigura di Uma Thurman, gnocca al punto da stentare a riconoscersi lei stessa, non vedo perché non debba anch’io avere la possibilità di miracolarmi. Se qualcuno è riuscito a cancellare le occhiaie della Giorgia nazionale, riuscirà sicuramente a rimpolparmi gli zigomi e assottigliare le guance. Se la pluristellata e eccessivamente fornita di capelli, signora Saija, grazie a un gioco di luci e ombre ammicca da un lato con fare conturbante, dall’altro sembra la Pausini a San Siro, chissà cosa potrei fare io con la giusta illuminazione. E pretendo la stessa piallatura delle zampe di gallina dell’on. Germanà. Mi sembrano delle basi solide su cui costruire la mia prossima campagna elettorale. Quantomeno avrei la scusa per andare dal parrucchiere e comprare uno straccetto nuovo da mettere addosso,fare una pulizia dei denti e metter sù un filo di perle.
Altra questione è per i candidati di estrema sinistra, che non solo non mostrano di tenerci all’aspetto, ma sembra che l’eccessiva cura dei dettagli estetici nel loro modo di vedere le cose sia un chiaro sintomo di vacuità di pensiero. Per questo tendono invece ad imbruttirsi. Si mormora che qualcuno di loro nei manifesti si sia fatto aumentare i peli del naso, le maniglie dell’amore e gli aloni sotto le ascelle. Per sembrare più impegnati, che mica ce l’hanno il tempo di cambiarsi la maglietta per farsi la foto. Che siano gli esponenti del centro destra a incravattarsi o a tamponare il lucido della zona T del viso, mentre loro salvano il mondo.
Quella dei miracoli digitali è un aspetto del tutto nuovo delle nostre campagne elettorali, probabilmente importata dagli Usa, dove se non sei figo, è inutile che ti candidi anche come amministratore di condominio. Se pensiamo alle ultime competizioni elettorali messinesi, dobbiamo ammettere di non avere grandi esempi estetici. L’ultima corsa per la poltrona di sindaco vedeva di fronte l’uomo che dell’eleganza se ne fa un baffo, i sandali e la maglietta arancione ambulanti, contro il portatore sano di gel per capelli, ragazzotto di buona famiglia che senza occhiali non riesce neanche a contare i voti. Se andiamo ancora a ritroso, il quadro diventa più drammatico. Pensiamo alla competizione di tutte le competizioni: i due acerrimi nemici che la storia (delle consorti) ha accomunato ultimamente. Il buon Peppino, prima che si desse al coast to coast con l’auto blu, e il morbido Francantonio, prima che si scoprisse quanto numerosa è la sua famiglia. Come non far riferimento al vestito grigio del primo, o al golfino blu del secondo. Ma nessuno me ne vorrà se affermo che belli non erano e non sono affatto e, per altro, non hanno mai fatto nulla per nasconderlo.
La verità è che oggi la politica ci vuole esteticamente gradevoli e non c’è più posto per i bruttini ricchi e preparati, che poi finiscono fotografati con le buste dell’Ard in mano. Oggi o sei figo, o ti rendi tale a colpi di Photoshop. Oppure fai l’anarchico di sinistra.

Giusy Pitrone

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